America’s Cup, New Zealand imita Luna Rossa e prova il doppio timoniere! E le partenze…

Si sentono così forti e sicuri che, a quanto pare, provano a copiare Luna Rossa Prada Pirelli Team…Da qualche video comparso nelle ultime ore, sembrerebbe che su Emirates Team New Zealand stiano sperimentando la navigazione con due timonieri: nelle virate o nelle strambate di questo video non si vedono gli omini che passano davanti all’albero come eravamo abituati a osservare fino a poco tempo fa.

Non che questo significhi automaticamente una posizione di debolezza, ma qualche idea uno se la fa. Può funzionare? Anche l’australiano Glen Ashby, che sarebbe il timoniere in affiancamento Peter Burling, è un fuoriclasse, specialista soprattutto nei catamarani, argento nel Tornado a Pechino nel 2008. Ma in questo schema, su cui l’equipaggio italiano lavora da tre anni, non conta tanto quanto sei bravo a tenere tra le mani in timone, ma tanti altri piccoli particolari a cominciare dal ruolo di flight controller che Ashby conosce bene, mentre Burling molto meno. Saper metter a disposizione la propria abilità nella gestione del volo peraltro è molto più complesso che timonare. Valuteranno se continuare nell’esperimento o abbandonarlo. Non avendo avuto la possibilità di mettersi alla prova in regata, ma osservando con grande attenzione, studiano e provano a replicare tutto quello che hanno visto fare dai challenger. Come hanno fatto con la famosa ‘bat randa’ copiata da American Magic che potrebbe venire buona con vento forte: le condizioni in cui si dice Te Reuthai avrebbe raggiunto 60 nodi, ma poi bisogna saperli gestire i 60 nodi di velocità in regata perché altrimenti il disastro è sempre dietro l’angolo.

I neozelandesi sono stati molto avveniristici nel realizzare la seconda barca, cambiando completamente strada dal disegno della prima imbarcazione. Una scelta estrema che denota una grande sicurezza sul proprio principio progettuale, ma se poi provano a imitare qua e là vengono spontanee tante domande sulla loro proverbiale sicurezza. Luna Rossa ha avuto un processo di sviluppo molto chiaro, e a parte qualche aggiustamento in corsa, come la comunicazione tra Bruni-Spithill e Sibello e una maggior attenzione chiesta a quest’ultimo sulla lettura del campo di regata, non si è inseguita alcuna idea altrui.

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Magari i neozelandesi potrebbero provare la configurazione all’italiana solo in partenza, dove con alcune manovre repentine il passaggio da un bordo all’altro potrebbe essere particolarmente complicato: anche Ben Ainslie lo abbiamo visto in difficoltà. Le partenze sono state una delle armi più efficaci di Luna Rossa contro gli inglesi, ma l’affiatamento tra i due timonieri è difficile da inventare; memori della poca importanza del pre-partenza nelle regate con i catamarani, magari i Kiwi hanno pensato che anche con gli AC75 tutto fosse deciso solo dalla velocità della barca. Guardando la finale Prada Cup magari è venuto qualche dubbio.

Infine c’è un altro aspetto nella configurazione dell’equipaggio di Emirates Team New Zealand che potrebbe condizionare le partenze. Il timoniere, che siano uno o due ha poca importanza, sulla barca Defender non è l’ultimo a poppa, ma posizionato a centro barca, più vicino all’albero, infatti quando si sposta passa davanti. Nei due minuti prima del via, quando l’avversario prova a spingerti da dietro per condizionare la tua possibilità di manovrare, non hai la stessa sensibilità sulle distanze che puoi avere quando hai la sua prua subito lì, senza nulla che ti toglie la visuale. Ma quella configurazione certo non si può più cambiare. I neozelandesi senza ombra di dubbio sono fortissimi, ma forse hanno più punti deboli di quanti si possa immaginare. Come ha detto Francesco Bruni, per vincere devono riuscire a passarci sopra.

Stefano Vegliani

Foto: Luna Rossa Press

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