Pallavolo
Giovanni Guidetti: “Conegliano ci ha dato uno spiraglio e lo abbiamo sfruttato. Markova disse ‘no’ alla Turchia”
Giovanni Guidetti, pluridecorato allenatore italiano che ha vinto 32 trofei in Turchia con il Vakifbank , è stato ospite dell’ultima puntata di Volley Night, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport. Diversi i temi trattati da uno dei tecnici ritenuti iconici nella pallavolo mondiale, testimonianza tangibile di mentalità vincente.
Credere nel valore del noi invece dell’io e i principi cardine: “Guarda, io penso che una squadra sia come un’orchestra. Nell’orchestra, ovviamente, tutti quelli che vanno a teatro vanno per ascoltare il primo violino o il primo pianista. Ok, però se in fondo all’orchestra, in quell’angolino che nessuno vede, c’è quella persona che suona il triangolo, che è uno strumento quasi insignificante, e questo triangolo viene suonato a tempo stonato o non forte abbastanza o non al momento giusto, quel piccolo triangolo può rovinare tutto il concerto. Quindi questo per me è il concetto di squadra, quindi è chiaro che per vincere ci vuole la Markova, ci vuole la Boskovic, ci vuole la Hack, ci vuole la Gavi. Però se il terzo libero viene ad allenarsi in palestra, demotivato, malamente, con una faccia brutta, non raccoglie i palloni che deve raccogliere, eccetera, il livello di allenamento si abbassa, il livello della scuola si abbassa, eccetera eccetera eccetera. Quindi quello che proviamo a costruire al Vakifbank è proprio un sistema dove chi suona il triangolo, che è quello che ha tre follower invece che 4 milioni, quella che guadagna 30.000 euro invece che un milione e mezzo, però quello che suona il triangolo ha la stessa importanza, le stesse attenzioni e vive la squadra nello stesso modo delle altre. Non solo. Per esempio, quando vinciamo una qualsiasi cosa, il premio della Boskovic è lo stesso del terzo massaggiatore. Non c’è differenza. Quindi ognuno fra staff e giocatori ha lo stesso premio. E da questo premio poi lo dividiamo anche con tutte le persone che lavorano nell’interno del club, quindi da chi pulisce gli spogliatoi, a chi pulisce i bagni, a chi mette a posto le reti, a chi aggiusta le luci. Quindi vogliamo proprio far sì che tutti quelli che lavorano si sentano partecipi e responsabili. Quello che ci piace dire è che se entriamo in uno spogliatoio pulito e bello, il nostro umore già è buono prima dell’allenamento, ci alleneremo meglio e quindi anche lo spogliatoio che è pulito meglio ha una sua componente alla fine nel farci vincere. E cerchiamo di instillare questo atteggiamento di insieme di unità in tutte le giocatrici. Ogni anno facciamo una colazione in comune con tutti quelli che lavorano nel palazzetto, cercando anche di imparare i nomi, imparare chi è quella che cucina per i giovani, chi è quella che pulisce i bagni, chi è quella che porta il sé, eccetera eccetera. Senza provare anche ad avere un rapporto con tutti loro, dividendo i premi con loro, per far capire quello che per noi è importante”.
Le novità da introdurre il prossimo anno per confermarsi ad alti livelli: “Questo è più o meno quello che è la nostra malattia. Voi prima parlavate di Velasco che non ne dice mai una sbagliata, mi è piaciuto moltissimo quando ha detto quella frase che dobbiamo cominciare la stagione come se avessimo perso. Quindi l’idea è quella. Che cosa possiamo fare di meglio? Perché il prossimo anno ci saranno squadre molto più forti, ci saranno squadre molto forti anche quest’anno, capito? C’è sempre, c’è sempre questa parte. Io la chiamo la legge dello Starbucks, nel senso che questi qua, che non è che sia poi così buono, però questi qua sono i migliori al mondo nel loro settore, da quanti anni? Non lo so, da vent’anni, da quando ci sono. Tu quando vai allo Starbucks trovi sempre quei 4-5 caffè da vent’anni. Però ogni settimana, ogni dieci giorni, ogni due settimane, mettono uno nuovo e ne mettono uno nuovo e ne inventano uno nuovo. Quindi, per rimanere i numeri uno, non è che dice abbiamo il caffè migliore del mondo, continuiamo a fare questo caffè tutta la vita. No. Tanti fanno così e cadono. Oppure guarda, che so io, i telefonini della Ericsson, io ero uno di quelli che usava, no, Blackberry, scusami, io di quelli che usava Blackberry, erano i numeri uno, poi non hanno inventato nient’altro e sono crollati. Quindi l’idea è quella, ok, cos’è che ci fa sempre rimanere al vertice? Questo e questo e questo e continuiamo a farlo. Però non basta, perché se vogliamo rimanere come lo stare poi dobbiamo fare cose nuove, se no la gente va a provare altri caffè. E quindi provare a mettere dentro cose nuove, provare a studiare cose nuove”.
Il ruolo di garante della qualità in relazione all’arrivo di diversi allenatori italiani in Turchia: ” Beh, ci sta nel senso che probabilmente sì, nel senso che vabbè. che io abbia aiutato, nel senso che non ho fatto tanti danni, sicuramente ha tenuto aperta la strada a tanti allenatori italiani. Quello che secondo me fa la differenza è che questi tanti allenatori italiani in giro per il mondo sanno lavorare e di conseguenza la giocatrice che si allena bene e che lavora bene parla bene degli allenatori italiani. Perché no? Io penso che alla fine chi decide le sorti di un allenatore, ok, c’è il presidente matto o lo sponsor matto, eccetera eccetera. Però sono le giocatrici, no? Quando le giocatrici si allenano come devono essere allenate, arrivano preparate gli appuntamenti, crescono tecnicamente; quindi, sono loro le prime a fare da garante, da sponsor per gli allenatori italiani. Quindi gli allenatori italiani in giro per il mondo secondo me garantiscono una qualità del lavoro molto alta e di conseguenza questo passaparola fra le giocatrici è la cosa migliore. Abbiamo imparato, ci hanno insegnato bene”.
La chiave di volta nella semifinale Champions contro Conegliano: “Io penso, vabbè, tanto di queste partite ne abbiamo viste e ne abbiamo vissute tante. Mi ricordo per esempio io al Vakifbank, una delle più storiche, eravamo 2 a 0, 18 a 11 in casa dell’Eczacıbaşı , vincemmo 3 a 2, o diversi golden set, dove eravamo dopo aver perso la prima partita, o noi contro Conegliano in Cina, Mondiale per Club, 14-11 per noi il tie-break abbiamo perso. Quindi il bello della pallavolo, il bello dello sport è quello. Io penso che ho fatto quello che dovevo fare e che le mie giocatrici hanno fatto insieme a me, abbiamo continuato a pensare palla dopo palla, punto dopo punto, senza smettere di lottare e credendoci sempre. È chiaro che da 22-18, se fai questo, ma Conegliano tiene il suo livello, perdi. Però se dal 22-18 fai questo, continui a crederci, fai la tua palla dopo palla e Conegliano ti dà una piccola chance, allora sei pronto per sfruttarla. Quello che dove siamo stati bravi noi, secondo me, è che 9 squadre su 10, 2 a 0 22-18 per Conegliano, nella testa di tutti la partita è finita. Quello che noi abbiamo fatto è due a zero di 22-18 per Conegliano. Continuiamo a giocare palla su palla, speriamo in questa chance che loro ci possono dare e loro ce l’hanno data e l’abbiamo presa al volo, perché è stata una partita che comunque secondo me ti posso dire sinceramente il tre a zero non era comunque veritiero, perché il primo set hanno attaccato al 30%, noi al 53 e abbiamo fatto 12 errori punto, perché le vedevo che eravamo in sovreccitazione, abbiamo fatto tre invasioni a rete, cinque battute sbagliate, tre attacchi fuori, capito? Se invece quei 12 errori punto ne facciamo solo 8 e siamo 1-0 per noi, è tutta un’altra partita, quindi il 3-0 comunque non era giusto. Il tie-break forse era la giusta realtà fra le due squadre. È chiaro che noi siamo arrivati al tie-break con un trend molto positivo per quando vieni fuori da quelle buche, vieni fuori bello gasato, in più giocando in casa, quindi c’è stata una bella euforia. Però sì, sono di quelle cose che capitano una volta, proprio ogni dieci anni forse“.
Allenare una squadra maschile come prossima sfida: “Interessante, dico che guarda, lo sanno in pochi questa, però 4-5 anni fa feci una telefonata con la presidentessa di Modena. Io ovviamente sono modenese e quindi era una cosa molto interessante e stimolante, però poi le condizioni non c’erano. Quindi sarebbe una cosa divertente e stimolante. Io penso che Macerata ha uno degli allenatori che io in Italia stimo di più e con cui ho un ottimo rapporto, quindi Macerata non ha bisogno di me sicuramente, però potrebbe essere una sfida molto divertente”.
La Russia come candidata a vincere tutto al suo ritorno nelle competizioni: “Beh, ci vanno molto vicino, hanno quattro, cinque attaccanti che normalmente queste qua, cinque attaccanti sono in cinque nazionali diverse, no? E loro ce l’avrebbero tutte lì insieme, che metti insieme Markova, Federozeva, Lazareva, Toloc, capito? Poi mi dicono che hanno centrali sempre di altissimo livello, molto alte, non hanno bisogno di un mostro al palleggio, capito? Han bisogno di un buon libero ed è una squadra che secondo me se si mettono insieme diventa molto molto pericolosa“.
Sulla naturalizzazione di Markova: “Si che in Turchia piace molto fare molta cena e molto show. Noi gliel’abbiamo chiesto da Vakifbank, due anni fa, l’abbiamo chiesto se fosse interessata, anche perché comunque non giocando a livello internazionale e lei proprio ci ha risposto in maniera categorica che non avrebbe mai neanche pensato di poter cambiare il passaporto per questioni proprio sue, di ideologia, di cultura, di storia, di famiglia, eccetera eccetera. Poi chi lo sa, no? Nessuno può saperlo, è chiaro che se metti insieme Markova con Vargas e con Jack al centro, non so quante naturalizzate puoi avere, però. Ne hai già dette tre, ma forse Vargas. Forse Vargas ha già passato il tempo, non lo so perché secondo me dopo alcuni anni, cioè anche lì sono un po’ regole, un po’ strane, però dai“.
