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Ciclismo

Ciclismo su pista, Marco Villa: “Ci giochiamo 6 medaglie alle Olimpiadi. I giovani crescono dietro i campioni”

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Marco Villa

Si è conclusa domenica ad Apeldoorn (Paesi Bassi) l’edizione 2024 degli Europei di ciclismo su pista, uno degli ultimi eventi validi per la fase di qualificazione per i Giochi Olimpici di Parigi 2024 che, per quanto riguarda il ciclismo su pista, si terranno dal 5 all’11 agosto 2024. L’Italia è tornata dunque a casa con sei medaglie, due ori e quattro bronzi. Al rientro abbiamo così raggiunto telefonicamente il ct della Nazionale pista Marco Villa per stilare un bilancio di questa rassegna continentale, in una stagione importantissima.

Qual è il bilancio di questi Europei? Sei soddisfatto? 

“Sono soddisfatto, poi più ci si avvicina alle Olimpiadi – a parte la questione punti – conta molto anche la prestazione e quindi capire come stiamo lavorando; ma devo dire che siamo sulla strada giusta”. 

Il quartetto di Tokyo a Parigi avrà 3 anni in più di esperienza. Si può ancora attaccare il record del mondo?

“Il quartetto è composto da sei/sette elementi, al momento. Manlio Moro ha voglia di entrarci e ci sta provando, infatti in questi anni abbiamo provato anche diversi assetti, come ad esempio usando anche Milan come primo uomo. Lamon, che inizialmente si era un po’ adagiato, sta tornando ad ottimi livelli, e a Parigi vogliamo andare per ripetere quanto fatto a Tokyo. Per quanto riguarda il record del mondo, questo dipenderà da tante situazioni tra cui la pista, ma per vincere le medaglie bisognerà sicuramente andarci vicino. Lamon a Parigi può fare qualcosa in più rispetto a Tokyo, ma nel caso in cui non ci fosse lui, potrebbe esserci Manlio Moro. Mi aspetto anche un salto di qualità da parte di Milan sulla scia di Ganna che penso possa essere fattibile”. 

Danimarca e Gran Bretagna hanno fatto tempi da paura a gennaio. E gli inglesi dovrebbero inserire anche Joshua Tarling: sono battibili o al momento hanno qualcosa in più? 

“Il tempo fatto dall’Inghilterra penso sia il più veritiero: la Danimarca ha sfruttato la scia dei tedeschi e per forza di cose fai un tempo più basso, bisognerà vedere se senza scia riescono a girare su quei tempi nell’ultimo km. Noi a Tokyo il record del mondo lo abbiamo fatto con i danesi dalla parte opposta e non in scia. Lato Tarling, bisognerà vedere se reggerà i ritmi e chi verrà in caso tolto per far entrare lui”.

Tra le donne a Tokyo la Germania fece un tempo di 4’04”, tempo che tanti quartetti maschili non riescono a realizzare. Le azzurre sono andate fortissimo a gennaio, ma pensi possano valere un tempo così basso come quello delle tedesche o é più verosimile pensare ad un 4’07”?

“Dipende sempre dalla pista che troveremo. Le tedesche a Tokyo hanno trovato la stessa nostra pista dove abbiamo fatto il record del mondo con gli uomini in 3’42”, ci sono tante variabili che possono influire sui tempi. In Giappone era una pista veloce, a Parigi non andiamo per provare a fare il record, ma per provare a vincere le medaglie”. 

A quante medaglie punterete? 

“Non le stesse di Tokyo in cui avevamo la possibilità di vincerne tre e ne abbiamo vinte due. Adesso con anche il settore femminile in grande crescita possiamo puntare a tutte e sei le medaglie senza sacrificarne nessuna”. 

Alla Gran Bretagna mancava Katie Archibald nel quartetto donne in questo Europeo. Pensi che la sua presenza possa fare la differenza? 

“Le inglesi si sono rotte senza la Archibald, ma forse con lei nel quartetto poteva essere anche peggio, perché bisognava avere altre due ragazze che reggevano i suoi ritmi. Noi come Italia abbiamo quattro ragazze molto forti e puntiamo a mettere sotto pressione, chi come Archibald ma anche Dygert, porta in giro il quartetto”. 

Nella velocità i progressi sono evidenti. L’Italia può diventare da medaglia a Los Angeles 2028 o il gap verso nazioni come l’Olanda é ancora troppo grande?

“Se parliamo di Los Angeles c’è ancora molto tempo davanti e i nostri ragazzi hanno tutto il tempo necessario per crescere. Bisogna lavorare trovando un sistema che ci permetta di essere sempre competitivi come con il quartetto. Ci stiamo arrivando anche senza aver preso tecnici dall’estero che ci insegnano come fare e anche la performance sta crescendo. Faremo le giuste esperienze che ci permetteranno ci farci trovare pronti e competitivi”. 

Nell’omnium e nella madison è una questione di resistenza, disabitudine alla pista e avversari che durante l’anno non fanno strada, ma solo pista?

“Il livello è alto e quest’anno ad inizio gennaio abbiamo fatto più fatica rispetto alle passate stagioni. Consonni non correva da agosto e Scartezzini ha fatto la Sei Giorni di Gand, ma anche lui è stato fermo per infortunio. In Italia con Montichiari senza agibilità e quindi senza la possibilità di organizzare gare, possiamo solo allenarci. Ho letto delle polemiche sul fatto che al velodromo possa girare solo la Nazionale, ma questo non dipende da noi. Anche io vorrei chiaramente fare più attività anche per reclutare i giovani che possono essere i talenti del domani e farli crescere insieme a noi. Per noi l’Europeo quest’anno è stata la prima gara della stagione e non ci aspettavamo di essere competitivi al 100%. Abbiamo cercato di fare più punti possibili, ma dobbiamo ancora lavorare. Ad agosto sarà sicuramente tutt’altro periodo”. 

Quanto servirà ai ragazzi che hanno fatto bene ai Mondiali Juniores e U23 del 2023 per tornare utili anche tra i grandi?

“Pian piano li stiamo inserendo nei vari ritiri, come quello pre-Europeo dove i ragazzi giravano insieme alla Nazionale Elite. Abbiamo dei buoni corridori, devono solamente imparare, crescere e capire anche grazie ai nostri ragazzi. Il gruppo Elite dei ragazzi, ma anche quello delle ragazze, è formato da corridori esperti che hanno il piacere di confrontarsi con i più giovani, i quali dovranno sfruttare queste occasioni”. 

Ti aspettavi di più da Luca Giaimi o sei soddisfatto? 

“Ho visto in lui delle grandi qualità, chiaramente adesso si confronta con i grandi dove è un altro sforzo e un altro modo di correre”. 

Che idea ti sei fatto invece su Juan David Sierra?

“Sierra sta lavorando con noi e l’ho inserito nel gruppo Elite. L’avevo iscritto agli Europei per la corsa a punti, però la squadra ha preferito che andasse al training camp. Conto molto su questo ragazzo”. 

Foto: Lapresse

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