Olimpiadi Tokyo: quarantena da incubo per gli atleti. La denuncia dell’Athleten Deutschland

I Giochi di Tokyo 2020 rimarranno per sempre scolpiti nella memoria per essere stati quelli della convivenza con il Covid-19. Con più di 220 casi registrati nel Villaggio Olimpico dal 20 luglio scorso, sono molteplici gli atleti provenienti da tutto il mondo costretti a rinunciare o a sospendere temporaneamente l’attività dopo essere risultati positivi al tampone o aver avuto dei rapporti ravvicinati con un positivo, e quindi obbligati alla quarantena. E proprio su questo delicato tema l’Athleten Deutschland, associazione che difende i diritti degli atleti tedeschi, si è scagliata duramente contro il Comitato Olimpico Internazionale, definendo “grottesche” le misure imposte durante l’isolamento.

Come rivelato da insidethegames.biz infatti, le attuali condizioni sarebbero disumane. “Nell’hotel dedicato alla quarantena – si legge nella nota pubblicata da Athleten Deutschland – c’è una fornitura insufficiente di aria fresca e l’approvvigionamento alimentare, oltre a non essere né ricco né equilibrato, non soddisfa le specifiche esigenze nutrizionali degli atleti di alto livello“.

Un’altra denuncia dell’associazione riguarda la comunicazione deficitaria con gli organizzatori e una certa grossolanità riguardanti le norme che dovrebbero rispettare tutti i protagonisti autorizzati a tornare agli allenamenti: “Gli atleti che sono tornati in attività sono costretti a pulire i loro vestiti sudati nel lavandino; si sentono lasciati soli, non è chiaro per loro quale sia l’esatta procedura e quali siano gli step necessari da intraprendere dopo la fine del periodo di isolamento“.

L’Athleten Deutschland ha concluso la sua missiva sottolineando le responsabilità del CIO in tutta questa situazione: “Non ci aspettiamo che gli atleti siano sistemati in hotel di lusso, ma che gli organizzatori forniscano condizioni di quarantena adeguate e che soddisfino i legittimi bisogni fisici e psicologici; il CIO si è astenuto dallo sviluppo di un Piano B fin dall’inizio e quindi ha una responsabilità speciale nei confronti di tutti coloro che sono coinvolti, compresi gli atleti […] Sembra quindi grottesco che gli atleti risultati positivi debbano trascorrere la loro quarantena in condizioni simili a una prigione, mentre i membri del CIO soggiornano in costosi hotel di lusso e ricevono elevate indennità giornaliere“.

A rispondere all’associazione tedesca ci ha pensato il portavoce presidenziale del CIO Mark Adams, gettando la palla dall’altra metà del campo, quella occupata dalle autorità locali: “Siamo pienamente solidali con tutti coloro che si trovano in questa situazione, ci sono alcune regole imposte dalle autorità giapponesi, le parti interessate sono in grado di avere contatti con le persone in isolamento, comprendiamo che non è facile, ma ci troviamo all’interno delle regole del Giappone“.

Foto: LaPresse

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