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La MotoGP è troppo pericolosa? Tragedia sfiorata in Catalogna. Il Montmelò è un monito che non può essere ignorato
Andate a rileggere le dichiarazioni dei piloti di MotoGP dopo il Gran Premio di Catalogna di ieri, segnato da due bruttissimi incidenti. In particolare, quello di Alex Marquez è stato agghiacciante, soprattutto per la dinamica, essendosi generato in maniera del tutto imprevedibile. Le immagini hanno messo i brividi, dando la sensazione che qualcuno o qualcosa abbia provveduto a evitare una tragedia.
Fortuna o destino, dipende dalle convinzioni di ognuno. Di sicuro, quanto accaduto ieri ha lasciato strascichi e lo si evince dalle dichiarazioni degli addetti ai lavori. “Le moto sono pericolose, qui ci giochiamo la vita” ha detto Luca Marini. “L’importante è che siamo tutti vivi” gli ha fatto eco Jorge Martin. “Ho avuto paura, mi sono nascosto in carena” ha confessato il vincitore Fabio Di Giannantonio. “Oggi siamo stati graziati” ha sintetizzato Marco Bezzecchi.
Signore e signori, parliamoci chiaro. Sono stati i dettagli a fare la differenza. Ieri, a Barcellona, la MotoGP ha pericolosamente flirtato con il dramma. Qualche centimetro in più o in meno nell’impatto tra la Ducati di Alex Marquez e la Ktm di Pedro Acosta avrebbe potuto avere conseguenze irreparabili. Lo stesso si può dire del fatto che sarebbe stato sufficiente qualche decimo di secondo in più o in meno nel passare vicino alle frattaglie metalliche della Desmosedici disintegrata e soprattutto dello pneumatico vagante. Inoltre, qualche attimo in più o in meno avrebbe potuto aver conseguenze terribili per la gamba di Johann Zarco.
Si ribadisce che, se non sia accaduto nulla di irrimediabile, è solo frutto delle circostanze. Se sia stato il caso o il fato a decidere di far ripartire tutti dalla Catalogna non si può sapere. Si sa, però, che la MotoGP è stata sull’orlo del baratro. Dunque, è doveroso riflettere su quanto (non) avvenuto. Spetta ai padroni del vapore effettuare un esame di coscienza, soprattutto riguardo la politica di perseguire sempre il concetto di “the show must go on”.
Però, costoro, prima di effettuare qualsiasi mossa dovrebbero ascoltare chi effettivamente va in prima linea ed è il vero spettacolo. I piloti. Sono loro gli attori protagonisti di questo show e sono loro a rischiare la pelle. In passato, quando capitava di trovarsi di fronte a situazioni di pericolo, i centauri facevano branco e arrivavano a imporre la cancellazione di Gran Premi, oppure gli uomini più in vista si rifiutavano di partire in massa, dando vita a gare farsa, prive di qualsiasi significato.
Sono cambiati i tempi. Forse, sono cambiati anche i piloti. Chi ha il carisma di chi ha calcato il palcoscenico del Motomondiale nel XX secolo? Nessuno. Dovrebbero essere loro ad avere il coraggio di dire “NO”. Già in Brasile si è corso in condizioni disastrose, senza che nessuno abbia avuto veramente l’ardire di prendere una posizione scomoda. È andata bene, così come è andata benissimo in Catalogna.
Ha ragione Francesco Bagnaia quando dice che “non siamo obbligati, ma è come se lo fossimo. Siamo pagati un sacco di soldi e ci sono un sacco di sponsor. I contratti vanno rispettati”. Pecco sembra aver idealmente allargato le braccia, rassegnato. Però è stato la bocca della verità. Allora, ripartendo dal suo spunto, viene da chiedersi cos’è un contratto. Alla fine della fiera è un pezzo di carta, che talvolta bisognerebbe avere il coraggio di usare per la pulizia intima, se il rischio è quello che la fiera finisca definitivamente per qualcuno.
In queste due settimane tra il Montmelò e il Mugello sarebbe doveroso riflettere e capire se si può agire per ridurre il rischio. “Motorsport is dangerous”, il pericolo non potrà mai essere azzerato. Cionondimeno, il compito di chi gestisce il carrozzone è quello di limitarlo al minimo possibile. Barcellona è stata un monito. Non importa. Conta non far finta di niente e rendersi conto che il 17 maggio 2026 avrebbe potuto essere una data ferale nella storia della MotoGP. Se così non è stato, è perché il caso, o qualche entità superiore, hanno voluto concedere una seconda possibilità. Da non sprecare.
