Formula 1GP Canada
F1, il digiuno di vittorie della Ferrari prosegue e rischia di avvicinare i record negativi all-time
Il Mondiale di Formula Uno 2026 si prende una nuova pausa e, dopo il Gran Premio di Miami, attende l’appuntamento del Canada, il quinto della stagione, che si disputerà nel weekend del 22-24 maggio prossimi. Sul tracciato di Montreal, intitolato a Gilles Villeneuve, ripartirà la sfida tra Mercedes e McLaren, con la Ferrari che cercherà in tutti i modi di inserirsi nella battaglia per la vittoria.
Già, la vittoria, questa sconosciuta in casa del team di Maranello. Per ricordarsi l’ultima volta che un pilota del Cavallino è salito sul gradino più alto del podio occorre fare un discreto sforzo con la memoria. Bisogna tornare, infatti, al Gran Premio del Messico del 2024 con Carlos Sainz che bissava la vittoria di Charles Leclerc nell’appuntamento precedente ad Austin. Da quel momento in poi tabula rasa completa per i ferraristi. Pensando a domenica 24 maggio, ovvero quando si disputerà il Gran Premio del Canada, saranno passati esattamente 574 giorni e 32 gare dall’ultimo sorriso delle rosse. Un digiuno notevole se ti chiami Ferrari che sta entrando, purtroppo, nella classifica dei momenti peggiori della scuderia più famosa del mondo.
Nell’era moderna, senza quindi tornare agli albori della Formula Uno, sono pochissime le occasioni nelle quali una vettura di Maranello ha mancato il successo per così tanto tempo. Per fare un esempio, il digiuno tra il 20 settembre 2015 (vittoria nel GP di Singapore di Sebastian Vettel) e il 26 marzo 2017 (successo sempre del tedesco nel GP d’Australia) si è protratto per “soli” 553 giorni. Il record negativo assoluto è fissato ad inizio anni ’90, una delle pagine più buie della scuderia emiliana. 1400 giorni esatti tra il Gran Premio di Spagna 1990 (con trionfo di Alain Prost) e il Gran Premio di Germania 1994 (con Gerhard Berger che spezzò quel digiuno da record a Hockenheim).
Il digiuno attuale rischia di poter superare il terzo in graduatoria già in questa stagione. Tra il 12 maggio 2013 (vittoria di Fernando Alonso a Barcellona) ed il 29 marzo 2015 (successo di Seb Vettel nel GP di Malesia) erano, infatti, trascorsi ben 686 giorni. Per fare due rapidi calcoli, se una monoposto di Maranello non dovesse vincere fino al Gran Premio di Madrid del 13 settembre prossimo, si andrà a pareggiare (e, quindi, superare tale digiuno). Ancor più lontano il secondo all-time, ovvero i 910 giorni passati dal il 22 settembre 2019 (successo di Seb Vettel a Singapore) ed il 20 marzo 2022 (con Charles Leclerc davanti a tutti nell’esordio in Bahrain).
In poche parole il team fondato da Enzo Ferrari sta andando a riscrivere, almeno in parte, alcuni record negativi della propria storia. La speranza è che i numeri sopra citati non vengano ritoccati e che questo tabù vero e proprio possa essere infranto nel più breve tempo possibile. Succederà già in Canada? Vedendo la forza dei rivali non è semplice pensare che Charles Leclerc o Lewis Hamilton possano invertire un trend simile. Al momento il conto dice 574. Arrivare a 686 è più rapido di quel che si pensi. Raggiungere i 910 o addirittura i 1400 del periodo più nero di sempre, sarebbe qualcosa che nessuno potrebbe mai sperare né immaginare.
