Judo
Judo, l’Italia cambia lo spartito grazie a una super ultima giornata agli Europei. Scutto va ritrovata
Il bilancio della Nazionale italiana agli Europei di judo di Tbilisi è quello di una spedizione dai due volti, capace di passare da un avvio opaco a un finale esaltante, ribaltando percezioni e numeri nel giro di poche ore.
L’inizio, infatti, aveva lasciato più di qualche perplessità. Nella giornata inaugurale, l’unico squillo era arrivato dalla solita, affidabile Odette Giuffrida, bronzo nei -52 kg al termine di una prova solida ma non sufficiente per puntare al bersaglio grosso. Un risultato prezioso, certo, ma non in linea con le aspettative di una squadra che negli ultimi anni ha alzato sensibilmente l’asticella. Ancora più preoccupante era stato il passo falso di Assunta Scutto, eliminata all’esordio nei -48 kg: una sconfitta che, inserita in una striscia negativa ormai evidente, ha acceso un campanello d’allarme su una delle atlete di punta del movimento.
Per tre giorni, dunque, l’Italia è rimasta ai margini delle posizioni che contano, incapace di incidere davvero nella corsa alle medaglie più pesanti. Poi, improvvisamente, la svolta. L’ultima giornata ha cambiato completamente il volto della spedizione azzurra, trasformando un Europeo sottotono in un risultato complessivamente positivo.
A guidare la riscossa è stata Alice Bellandi, che nei -78 kg ha dominato la scena con autorità, rispettando i pronostici e confermando il proprio status di fuoriclasse assoluta. Il suo oro non è stato soltanto un successo individuale, ma un’affermazione di peso storico: la bresciana ha completato la Tripla Corona, aggiungendo il titolo europeo a quelli mondiale e olimpico, e consolidando una leadership tecnica e mentale che oggi la rende il punto di riferimento del judo italiano.
Sull’onda dell’entusiasmo è arrivato anche il colpo a sorpresa firmato da Gennaro Pirelli nei -100 kg. Il napoletano, già stabilmente competitivo a livello continentale, ha trovato la giornata perfetta, imponendosi con intelligenza tattica e grande intraprendenza fino alla finale, vinta al Golden Score. Un oro meno atteso rispetto a quello di Bellandi, ma forse proprio per questo ancora più significativo: il segnale di una profondità crescente del movimento maschile.
A completare il quadro positivo ci ha pensato Asya Tavano, bronzo nei +78 kg e ormai presenza fissa sul podio europeo. La sua continuità rappresenta una garanzia in una categoria storicamente complessa, e conferma la solidità del settore femminile anche oltre le sue punte di diamante.
Il risultato finale — due ori e due bronzi, quarto posto nel medagliere — va letto proprio alla luce di questa dinamica. Da un lato, il dato quantitativo evidenzia un calo rispetto all’edizione precedente, soprattutto in termini di profondità di squadra. Dall’altro, il dato qualitativo premia la capacità di trasformare un Europeo complicato in una rassegna di successo grazie a prestazioni di altissimo livello nei momenti decisivi.
In prospettiva, Tbilisi lascia indicazioni chiare. L’Italia ha campioni affermati in grado di dominare, outsider capaci di sorprendere e certezze consolidate. Ma allo stesso tempo deve interrogarsi sulla discontinuità di rendimento di alcuni elementi chiave e sulla necessità di ampliare la base competitiva.
