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Sci alpino, ‘Slalom Parallelo’ Varettoni-Alfieri: “Brignone, che metamorfosi! Kilde gongola e il parallelo fa tanto discutere”



La Coppa del Mondo di sci alpino archivia un weekend all’insegna della velocità in campo femminile, dove, complice l’assenza di Mikaela Shiffrin (colpita dal gravissimo lutto rappresentato dalla morte del padre), Federica Brignone si è portata a soli 145 punti dall’americana in classifica generale. Fra gli uomini, invece, Henrik Kristoffersen e Alexis Pinturault continuano a lasciare sul piatto punti pesantissimi nella corsa alla Sfera di cristallo assoluta, innalzando le quotazioni di Aleksander Aamodt Kilde.

È quindi giunto il momento della quindicesima puntata di “Slalom parallelo”, sorta di botta e risposta tra Silvano Varettoni e Camilla Alfieri sulle stesse domande (ma senza conoscere l’uno le risposte dell’altra).

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È impossibile non iniziare parlando di Mikaela Shiffrin, la cui vita è stata sconvolta dall’improvviso decesso del padre. Secondo voi, questa tragedia personale potrà avere ripercussioni anche sull’aspetto agonistico? Ovvero, quando tornerà in pista, rivedremo la vera Shiffrin?
Silvano Varettoni:
“Secondo me, lei tornerà solo quando sarà mentalmente a posto. D’altronde in quei due minuti in cui sei in gara, non pensi ad altro. Nel momento in cui rientrerà, allora sarà concentrata sullo sci e sarà subito in grado di vincere. Tutto, però, dipende da quando riuscirà a rientrare. Se dovesse farlo a marzo, allora la Coppa del Mondo potrebbe davvero cambiare padrona, soprattutto con una Brignone così”.
Camilla Alfieri: “Penso che queste cose vadano lasciate a chi le vive. Molto dipenderà dal modo in cui lei reagirà a una disgrazia del genere. C’è chi può fare fatica a riprendersi, mentre c’è chi invece può trovare grandi stimoli. Per rispetto nei suoi confronti, penso ci sia solo da augurarsi che a livello umano riesca ad affrontare questa situazione. Tutto il resto è relativo”.  

Parliamo di Federica Brignone, diventata la terza azzurra della storia dopo Karen Putzer e Sofia Goggia a sfondare quota 1.000 punti nella classifica generale di Coppa del Mondo. Cosa possiamo dire del suo weekend di Garmisch? Come l’avete vista? Soprattutto considerando che si è piazzata meglio in discesa rispetto al Super-G?

Silvano Varettoni:
“Federica a Garmisch ha raccolto 125 punti, ma a mio modo di vedere avrebbe potuto farne anche di più. Purtroppo nel Super-G di domenica le è mancata la sua solita sciata. L’ho vista scendere troppo trattenuta, lo sci era sempre di traverso e alla fine non è riuscita in alcun modo a fare la differenza. Forse si è fatta condizionare dalle informazioni giunte in partenza, ovvero che la pista era molto difficile. Magari se avesse avuto un pettorale più basso, avrebbe sciato più libera di testa, senza fisime. Però siamo nel campo delle ipotesi e non avremo mai la controprova. Anzi, forse scendendo senza pregiudizi sarebbe uscita. Quindi teniamoci stretto il risultato di domenica. Comunque, il fatto che si possa recriminare per un quinto posto, dimostra quanto è alto il livello della stagione di Federica”.
Camilla Alfieri: “È stata molto brava sabato, mentre domenica si è rivelata una gara parecchio difficile per tutte. Però, se il suo andare così così significa arrivare quinta, bisogna rendersi conto del fatto che ormai ha raggiunto un livello altissimo di consapevolezza dei propri mezzi. In un Super-G come quello di Garmisch, magari qualche tempo fa sarebbe scesa prendendosi tanti rischi e sarebbe uscita. Invece così non è stato. D’accordo, ha perso il pettorale rosso, ma in questo momento interessa poco perché comunque è sempre lì in lotta. La gara di domenica è stata un bel segnale di maturità, perché capire quando alzare il piede dall’acceleratore, significa aver effettuato un’importante metamorfosi. Non è più un talento emergente che va sempre a tutta, ma una campionessa affermata che ha una grande gestione di sé stessa”.  

Passiamo a Sofia Goggia. Per lei una brutta caduta e la frattura di un braccio, che di fatto ha posto fine alla sua stagione. È il secondo inverno consecutivo in cui deve fare i conti con un brutto infortunio. Alla lunga, non è che queste ripetute pause forzate possano rappresentare un problema?

Silvano Varettoni:
“Stagione finita? Sinceramente aspetterei a dirlo! Io non mi stupirei di vederla tentare un recupero lampo per essere in pista nelle finali di Cortina. A parte questo, se io fossi chi deve gestire Goggia, mi fermerei a riflettere. Perché questa sembra la Sofia di inizio carriera, quella che scendeva a rotta di collo e rischiava il tutto per tutto. La sua grande qualità è stata quella di essere maturata tantissimo. Nel biennio 2016-2018 dava l’impressione di sciare all’80% e infatti non sbagliava quasi mai, raccogliendo podi a raffica. Ora, invece, ha perso quell’equilibrio. Il mio consiglio è quello di fare un bel reset e ritornare a sciare con più tranquillità e appoggi più solidi”.
Camilla Alfieri: “Sicuramente non ci voleva. Come ha detto più volte Rulfi, le atlete quest’anno fanno la differenza perché stanno bene. Tra di loro, quella che è stata meno bene è proprio Goggia, la quale si è trovata a rincorrere sin da subito. Quando non stai bene, può capitare di cercare il limite a oltranza. Infatti domenica ha rischiato tante volte e alla fine è caduta. Si è procurata una frattura scomposta, ma è un infortunio che non limita la sua attività, nel senso che pur con il polso bloccato potrebbe continuare ad allenarsi. È vero, si è fatta male tante volte, però la sua capacità di recupero è impressionante. Va detto che un conto è farsi male sapendo di andare in contro a una stagione difficoltosa, come Veith e Stuhec. Un altro è invece avere un inverno altalenante, ma con picchi di altissimo livello, come avvenuto con Sofia. Infatti gli sprazzi della Goggia sana di quest’anno hanno portato risultati pazzeschi. Quantomeno adesso avrà modo di recuperare e di ripartire senza problemi in vista della prossima stagione”.

Restiamo sul settore femminile. C’è un dato che balza all’occhio riguardo la discesa. Le ultime dieci gare sono state vinte da altrettante atlete diverse. Si può legittimamente parlare di crisi della velocità? Soprattutto considerando che tra chi ha vinto durante l’inverno in corso troviamo i nomi di una snowboarder (Ledecka) e di ragazze trentenni o quasi che mai avevano primeggiato in questa disciplina (Curtoni, Rebensburg)? Oppure la discesa libera è cambiata rispetto al passato e devono ancora nascere vere specialiste adatte ai nuovi connotati della specialità?
Silvano Varettoni: “Adesso come adesso la discesa femminile è priva di una padrona. Si capisce dal fatto che ci sono tante ragazze che, nonostante provengano dallo slalom, riescono a essere competitive anche nella velocità. Nei maschi, questo non succede. Per esempio se Kristoffersen andasse a fare discesa, prenderebbe delle pizze allucinanti. Quindi credo che tra le donne il livello sia più basso rispetto a qualche anno fa, perché stanno venendo meno le specialiste della velocità. Non è possibile che una slalomista batta tante velociste con pochi giorni di allenamento, come accaduto con Vlhova! È anche vero che le piste sono cambiate e c’è tanta curva rispetto a quella che era la discesa di una volta. Infatti, sui tracciati difficili come può essere quello di Bansko, emergono le atlete supertecniche. Quindi, secondo me, i due fattori si sommano. Da un lato mancano le vere discesiste e dall’altro la libera ha preso una direzione diversa rispetto al passato”.
Camilla Alfieri: “È vero, in questo momento non c’è una discesista in grado di spostare gli equilibri. La Suter potrà diventarlo, ma è giovane e adesso si sta ancora costruendo. Inoltre si fanno sentire le difficoltà di Stuhec e Weirather, nonché i troppi malanni della Schmidhofer. In particolare sta mancando la slovena, la quale incarna il paradigma della velocista e si pensava che avrebbe potuto vincere alla grande in due discipline. Invece sta facendo tanta fatica. Quindi, alla fine, si è generato un vuoto di potere, perché tutta la generazione delle velociste affermate sta vivendo una stagione difficile, mentre dietro di loro la generazione delle giovani, a cui appartiene anche Nicol Delago, deve ancora formarsi. Insomma, quella che stiamo vedendo è una fase di transizione”.

Spostiamoci sul settore maschile. Ormai ogni settimana le carte si rimescolano e indicare un favorito è impossibile. Se vi dovessi chiedervi di indicare il più papabile per la Sfera di cristallo dopo Chamonix, quale sarebbe la vostra risposta?
Silvano Varettoni: “Io mi prendo Kilde. Primo perché gli altri due escono con una ventina di punti da un weekend in cui avrebbero dovuto farne almeno cento, secondo perché sarebbe bello che un discesista vincesse la Coppa, terzo perché è migliorato tantissimo nella discipline tecniche. Tra l’altro, al momento lui è il più solido in assoluto su tre specialità ‘classiche’ di quattro. Anche Pinturault ne fa tre, ma è più incostante. Kristoffersen invece ne fa solo due. Quindi sarei davvero contento se vincesse Kilde e, ti dirò di più, sarebbe bellissimo se si portasse a casa la Coppa senza vincere neppure una gara! Sarebbe un evento a suo modo storico”.
Camilla Alfieri: “Io sono sempre stata pro Kilde, perché dalla sua ha una preparazione fisica che gli altri due non hanno. Lui è unanimemente riconosciuto come l’atleta più potente del circuito. È una macchina da guerra dal punto di vista atletico, quindi potrebbe essere quello in grado di tenere meglio alla distanza. Inoltre lui è l’ultimo prodotto di un sistema che ha già generato atleti quali Svindal e Jansrud, i quali sanno come si vince. Questo alla lunga potrebbe giocare a suo favore, così come la sua mostruosa preparazione atletica. Certo, anche Kristoffersen è norvegese, ma ha caratteristiche ben diverse e il suo percorso di crescita è stato molto differente rispetto agli altri”.  

Vista la situazione di equilibrio assoluto, quella che potrebbe fare la differenza è la gestione del calendario, soprattutto considerando che siamo prossimi a una trasferta intercontinentale. Quindi vi faccio tre domande in rapida successione.
Se tu fossi Kristoffersen, cosa faresti a Hinterstoder? Ci proveresti anche in SuperG e in combinata?
Se tu fossi Pinturault, cosa faresti questa settimana? Andresti a Saalbach? Oppure partiresti in anticipo per il Giappone come Kristoffersen per adattarti meglio al fuso orario?

Se tu fossi Kilde, andresti in Estremo Oriente per fare solo una gara? Oppure resteresti in Europa, evitandoti lo strapazzo del jet-lag?


Silvano Varettoni:
“Se fossi Kristoffersen a Hintersdoter farei tutto. D’altronde il SuperG è estremamente tecnico, con una prima parte molto ripida. Inoltre la combinata sarebbe con il SuperG e non con la discesa, quindi a maggior ragione proverei a farla. Se invece fossi Pinturault, quasi quasi eviterei di andare a Saalbach e mi prenderei un piccola pausa per tirare il fiato. Fare la discesa mi pare fuori discussione, perché comunque è difficilissima. Quindi tanto vale evitarsi anche il SuperG, ricaricare le batterie, partire per il Giappone e poi lanciarsi in un tour de force, partecipando a tutte le gare da qui a fine stagione. Infine, se fossi Kilde, deciderei dopo Saalbach. Se faccio tanti punti lì, a Naeba non vado. Altrimenti, se dovessi uscire male da quella tappa, l’aereo per il Giappone lo prenderei”.
Camilla Alfieri: “Mi allaccio a quanto detto prima, ovvero al discorso della preparazione atletica. Pinturault e Kristoffersen hanno più esigenza di gestirsi rispetto a Kilde. Henrik che si cimenta nella velocità? Non escludo che possa fare bene, però non ne ha la certezza. Sicuramente Alexis ha più possibilità di ottenere risultati di peso, soprattutto in SuperG, mentre Kristoffersen non ha questa sicurezza. Riguardo Kilde, è chiaro che il fatto di andare in Giappone e tornare indietro sarebbe stressante. Però lui ha la capacità di gestire una situazione del genere perché fisicamente se lo può permettere. Anzi, a livello di maturazione si sta dimostrando quello con la tenuta migliore, perché gli altri fanno un harakiri dopo l’altro. Quindi, fra tutti e tre, Kilde è quello che ha la capacità maggiore di capire cosa fare o non fare. Gli altri due, non dico che debbano giocare in difesa, però dopo un weekend come quello di Chamonix potrebbe essere importante fermarsi un attimo per ritrovare le sensazioni giuste. Kilde non ha bisogno di questo, perché macina sempre i suoi punticini”.  

Chiudiamo parlando del gigante parallelo. Al momento è davvero terra di nessuno. Ci potrà essere una specializzazione anche in questa disciplina, oppure rimarrà sempre una gara dove può succedere di tutto? Inoltre se dovessi chiedervi cosa preferite tra PGS e combinata, voi cosa mi rispondereste?

Silvano Varettoni:
“Una specializzazione solo in questa disciplina non credo ci sarà mai, però potrebbe essere un bell’aiuto per i gigantisti che faticano a uscire dal loro ambito. Per intenderci, quella tipologia di atleta a cui una volta appartenevano Blardone e Simoncelli potrebbe avere uno sbocco in più per ottenere risultati di peso. Comunque, cento volte meglio il gigante parallelo della combinata! Anzi, io la combinata l’abolirei. È una disciplina che sta morendo e si vede dal fatto che vi siano sempre meno partecipanti. Invece nel PGS ci provano in tanti e comunque, grazie alle qualificazioni, i valori più o meno vengono rispettati. Forse si potrebbe pensare di evolvere il gigante parallelo gareggiando su piste più larghe e ripide, ma se devo scegliere tra il PGS e la combinata non ho dubbi. Mi prendo il primo!”
Camilla Alfieri: “Ho visto che sui social si è innescata una certa polemica con tanti atleti che hanno attaccato il PGS. La formula sicuramente piace, però a Chamonix si sono viste tante cadute e i rischi sono stati importanti. Se devo scegliere tra PGS e combinata? Mi prendo un Super-G in più! Penso che sarebbe sicuramente più avvincente! Se proprio non si può fare a meno di paralleli e combinate, bisogna dire che se non altro il PGS è più spettacolare. Però può essere migliorato, magari togliendo dei salti che causano grandi insaccate agli atleti. In generale, bisognerebbe sedersi a un tavolo e discutere per bene. D’accordo, è stata creata una Coppa di specialità e la gara da’ punti per la Coppa del Mondo, però rischiare per un parallelo mi sembra esagerato. Non dimentichiamoci che la carriera di Stephane Tissot si è rovinata proprio a causa di un parallelo. Certo, altri tempi, ma è successo. Se gli atleti sono davvero contro questo format, allora devono andare avanti per la loro strada. Inutile lanciare il sasso sui social e poi nascondere la mano. Se vogliono far sentire la loro voce, devono mettere da parte l’interesse personale del punto in più o del punto in meno e soprattutto organizzarsi. Però è un discorso molto lungo, che meriterebbe una rubrica a parte”.   

LE PUNTATE PRECEDENTI

Prima puntata: il pre-Coppa del Mondo

Seconda puntata: l’analisi post-Soelden

Terza puntata: l’avvicinamento a Levi

Quarta puntata: il commento ai primi slalom stagionali

Quinta puntata: le prime gare in America

Sesta puntata: il bilancio dopo la trasferta nordamericana

Settima puntata: la concorrenza interna che aiuta l’Italia

Ottava puntata: la capacità di adattamento alle bizze del meteo

Nona puntata: le ultime gare dell’anno solare 2019

Decima puntata: il dopo-Zagabria

Undicesima puntata: che Brignone!

Dodicesima puntata: Sestriere chiama Italia

Tredicesima puntata: azzurre superstar

Quattordicesima puntata: una Coppa con tanti record

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paone_francesco[at]yahoo.com

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Foto: LaPresse & Silvano Varettoni

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