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Ciclismo, il mistero Gianni Moscon: problemi fisici o preparazione errata?

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Il 2019 è un incubo che non sembra voler finire per Gianni Moscon. Tutto è iniziato a fine febbraio, all’UAE Tour, quando il trentino è stato vittima di due brutte cadute che ne hanno condizionato la primavera. Durante le classiche, infatti, Il Trattore della Val di Non non ha mai trovato il colpo di pedale giusto e si è dovuto accontentare del ruolo di comparsa lungo tutta la campagna del Nord. Nemmeno nella sua Parigi-Roubaix, la gara che per prima aveva mostrato al mondo la luminosa stella di Moscon, Gianni è riuscito a competere con i grandi del ciclismo mondiale.

Il Tour of California, ove Gianni era giunto 2° nella frazione di Tahoe Lake, sembrava poter rappresentare un nuovo inizio. Ma è stato ben presto cancellato dalle controprestazioni del trentino al Critérium du Dauphiné e al Tour de France. In entrambe le gare a tappe francesi, infatti, Moscon si è trovato a fare il secondo vagone, dietro a Rowe, del trenino Ineos. Scavalcato nelle gerarchie anche da Dylan Van Baarle. Inoltre, il trentino non ha praticamente mai avuto l’occasione per giocarsi le sue carte in qualche tappa adatta alle fughe da lontano.

Se per il suo team manager Dave Brailsford la colpa è tutta dell’inizio di stagione travagliato, per Gianni il motivo è un altro. Dopo aver palesato già una certa insofferenza verso i metodi di allenamento della ex Sky (l’anno scorso disse di aver trovato la gamba quando iniziò ad allenarsi a sensazione, lasciando perdere le tabelle che gli passava la squadra), Moscon ora si scaglia contro il ritiro fatto dal team in Colombia a febbraio.

Oltretutto, il trentino sostiene di non essere l’unico in casa Ineos per cui quel ritiro ha avuto risvolti negativi. Per il team inglese si trattava di una novità in assoluto, ma già altre squadre e altri corridori avevano passato lunghi periodi in Colombia per preparare la stagione o qualche corsa in particolare e non sempre i risvolti erano stati positivi. L’esempio principe non può che essere Nairo Quintana, il quale, di recente, ogni volta che torna dal paese natio ha difficoltà a trovare il colpo di pedale migliore. Ma tornando indietro nel tempo troviamo anche altri casi simili, come il fu Team Colombia di Claudio Corti. Darwin Atapuma e Fabio Duarte, all’epoca stelle del sodalizio, parteciparono al Giro d’Italia 2013 dopo un lungo ritiro tra le montagne di casa e furono evanescenti per tre settimane, prima di emergere solo al penultimo giorno di gara, nella tappa che si concludeva alle Tre Cime di Lavaredo.

Ad ogni modo la stagione non è finita e negli ultimi due anni Moscon ci ha abituati a esaltarsi tra Mondiale e Giro di Lombardia. Anche quest’anno potrebbe essere così, ma sarà importante per il trentino capire cosa non ha funzionato fin qui, se la colpa è solamente attribuibile a problemi fisici o se c’è qualcosa di più. Inoltre, bisogna iniziare a riflettere su quanto Ineos sia l’ambiente adatto a lui. Potrebbe anche essere che la forte concorrenza interna e il dover correre sovente in appoggio ad altri abbiano portato via un po’ di motivazioni al Trattore della Val di Non. Nel 2020, comunque, dovrebbe rimanere in Ineos, anche se, forse, un cambio di casacca sarebbe la scelta più saggia.

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Foto: Pier Colombo

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