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GP CatalognaMotoGP

Pedro Acosta non crede nell’unità dei piloti per il problema della sicurezza: “Siamo egocentrici e vogliamo vincere”

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Pedro Acosta
Acosta / LaPresse

A Barcellona, nel corso dell’ultimo fine settimana di MotoGP, le numerose cadute hanno segnato profondamente il GP di Catalogna, con conseguenze pesanti per diversi piloti coinvolti. In particolare, hanno fatto discutere gli infortuni del francese Johann Zarco e dello spagnolo Alex Márquez, riaccendendo il dibattito sulla gestione della sicurezza e sull’eventualità di interventi più incisivi da parte dei protagonisti della griglia.

Nel post-gara si è infatti tornati a parlare della possibilità di una partecipazione più strutturata dei piloti all’interno della Safety Commission, come strumento per affrontare criticità sempre più evidenti sul fronte della sicurezza. Un tema che ha coinvolto anche Pedro Acosta, inizialmente aperto al confronto, ma poi più prudente nel giorno dei test sempre sul tracciato catalano, quando ha rimesso in discussione la reale efficacia di una linea comune tra piloti.

A margine delle prove del lunedì, lo spagnolo è tornato innanzitutto sulla sua posizione rispetto alla gestione della gara condizionata dalle interruzioni, ribadendo un giudizio netto sulla cosiddetta “terza partenza”: “La mia opinione resta la stessa, non c’era bisogno di una terza gara. Il giro fatto nella seconda ripartenza sarebbe stato sufficiente e avremmo potuto ottenere la metà dei punti. Abbiamo sfidato il destino, se ci sono stati due incidenti così gravi, non serve che ce ne sia un terzo. Continuo a pensarla così“.

Un ragionamento che si inserisce in una visione critica più ampia. Acosta, che in passato aveva già mostrato qualche perplessità sulla propria disponibilità a presenziare con regolarità a tali riunioni, ha infatti evidenziato le difficoltà di una reale unità tra concorrenti quando in gioco ci sono interessi sportivi e personali.

Il suo scetticismo si è tradotto in un’analisi piuttosto lucida delle dinamiche interne al paddock: “Se uno si ferma, devono fermarsi anche gli altri 20… Ma se uno si sta giocando il mondiale, sta lottando per il sogno della sua vita e realisticamente non vorrà rinunciarci… Se me l’avessero detto 2 ore prima della gara in un weekend in cui sto andando bene, avrei voluto correre. Bisogna capire che noi piloti, anche se non sembra, siamo piuttosto egocentrici. Cerchi sempre un’occasione per avvantaggiarti“.

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