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L’emisfero australe sempre più prorompente negli sport invernali. Neve e ghiaccio, il 2025-26 apre nuovi orizzonti?

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Gill / Hewitt

Sabato 2 maggio, l’Australia ha vinto la medaglia d’oro ai Mondiali del doppio misto di curling. La coppia formata da Tahli Gill e Dean Hewitt si è difatti issata sul trono iridato, scrivendo una pagina di storia della disciplina e non solo. Da tre giorni, il curling ha quattro continenti capaci di conseguire un titolo mondiale. All’Europa, al Nord America e all’Asia si è aggiunta, appunto, l’Oceania.

Anzi, se vogliamo dirla tutta, nell’ambito del doppio misto arriva prima l’Oceania del Nord America! La dinamica ha del clamoroso, perché sappiamo bene cosa rappresenti il Canada per il curling. Eppure, la Foglia d’Acero non ha ancora festeggiato a livello di doppio misto. Però, questa, è solo una chicca. Qui si ragiona a tutto campo, quindi tenendo in considerazione il settore maschile e quello femminile.

Se guardiamo solo agli sport invernali australiani, il trionfo di Gill/Hewitt è l’apoteosi di un 2025-26 da incorniciare. Milano Cortina 2026 ha rappresentato l’edizione olimpica migliore di sempre in termini di ori e di medaglie complessive. Tre i successi e sei i podi provenienti da down under, tutti nello snowboard e nel freestyle. Poi, a poche settimane di distanza, l’affermazione iridata sul ghiaccio.

Però, allargando gli orizzonti (è proprio il caso di dirlo), non si può non prendere atto di come l’intero emisfero australe abbia vissuto mesi da ricordare. Lucas Pinheiro Braathen ha permesso al Brasile di vincere in Coppa del Mondo e, soprattutto, di festeggiare un epocale medaglia d’oro ai Giochi olimpici invernali. Anzi, più che al Brasile, all’intera America Latina.

Insomma, qui ci sono Paesi abituati a imporsi negli sport estivi, ma che crescono – o addirittura prorompono – in ambito invernale. Il mondo è cambiato e sta cambiando, è così da sempre. Nei prossimi anni assisteremo a una globalizzazione delle discipline della neve e del ghiaccio?

Diciamo che l’Europa e il Nord America rimangono e rimarranno dominanti, per una questione climatica e culturale. Diciamo anche che in Brasile, ma il discorso può essere ampliato a qualsiasi Paese a sud dell’Equatore, avranno difficilmente movimenti in grado di auto supportarsi. Viceversa, l’Australia ha ambiti in cui il sistema è solido.

Resteranno sempre degli ovvi e insormontabili limiti, per chi ammira una volta celeste totalmente diversa dalla nostra. Tuttavia, questo non significa che le nazioni sviluppate dell’Emisfero Sud non possano dire la propria nel prossimo futuro. Anzi, lo stanno già facendo nel presente. Non si ha l’impressione che il 2025-26 sia un episodio, bensì che possa essere l’alba su un nuovo orizzonte.

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