Tennis
La lunga lista degli infortuni di Lorenzo Musetti: gestione fisica e programmazione da rivedere
Le domande sono inevitabili sull’ennesimo infortunio di Lorenzo Musetti e alcune risposte sembrano emergere con chiarezza dalla diagnosi arrivata dopo Roma. La lesione al retto femorale della coscia sinistra costringerà Musetti a saltare Amburgo e soprattutto il Roland Garros, torneo nel quale difendeva la semifinale raggiunta un anno fa. Una rinuncia pesantissima, sia dal punto di vista tecnico sia da quello della classifica, considerando gli 800 punti che perderà e la conseguente uscita dalla top-15.
Ma il problema non è soltanto l’infortunio in sé. È la gestione complessiva della situazione. Le parole dello stesso Musetti, affidate ai social, chiariscono il contesto: “Pur non al 100%, ho voluto scendere in campo e dare tutto nel torneo di casa“. Una scelta comprensibile sul piano emotivo, quasi inevitabile davanti al pubblico romano e all’entusiasmo di un ambiente che ormai lo considera uno dei simboli del tennis italiano. Tuttavia, il tennis professionistico non concede spazio al sentimentalismo quando il fisico manda segnali così evidenti.
Perché il punto centrale è proprio questo: i segnali c’erano già. Negli ultimi due anni, la lista degli stop fisici accumulati dal toscano è diventata troppo lunga per essere considerata casuale. Nel maggio 2025 il problema alla coscia destra accusato nella finale di Montecarlo contro Carlos Alcaraz, seguito dalla rinuncia a Barcellona. Poche settimane dopo, il ritiro nel doppio a Roma per un fastidio al braccio. Quindi, a giugno, l’infortunio alla gamba sinistra durante la semifinale del Roland Garros contro lo stesso Carlitos. Nel 2026, poi, la situazione è ulteriormente peggiorata: prima il problema al braccio durante la finale di Hong Kong, poi la lesione all’adduttore della coscia destra agli Australian Open contro Novak Djokovic, quindi l’affaticamento al braccio destro che ha portato al forfait di Miami e infine la nuova lesione muscolare accusata a Roma.
Una frequenza che non può più essere liquidata come sfortuna. Il rischio, adesso, è che si stia consolidando una dinamica pericolosa: rientri accelerati, gestione emergenziale dei problemi fisici e continua esposizione del corpo a stress competitivi senza un reale consolidamento atletico. Musetti, tecnicamente, resta uno dei talenti più puri del circuito. Il suo tennis creativo, vario, elegante continua ad affascinare. Ma proprio per questo motivo diventa necessario proteggerlo meglio, anche da sé stesso.
La sensazione è che a Roma sia prevalsa la volontà di esserci, più che la lucidità di valutare le conseguenze. E il risultato finale racconta una doppia sconfitta: eliminazione dal torneo e stop prolungato proprio nel momento più importante della stagione sulla terra. In altre parole, forzare non ha prodotto alcun beneficio concreto, né sul piano competitivo né su quello fisico.
Viene in mente quanto sta accadendo ad Alcaraz per la gestione del proprio corpo. Lo spagnolo, infatti, è stato fermato da un problema al polso, per un’infiammazione che può ritenersi conseguenza di una programmazione discutibile.
Ed è forse proprio qui che Musetti e il suo entourage dovrebbero interrogarsi. Perché il tema non è saltare un torneo, ma evitare che ogni stagione venga progressivamente condizionata da problemi fisici ricorrenti. A 24 anni, il vero avversario di Lorenzo non può diventare lui stesso. Il talento non è in discussione. La gestione, invece, sì.
