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CiclismoStrada

Jasper Stuyven stoico: “Orgoglioso del podio, ero al limite ma ho continuato a crederci”

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Jasper Stuyven
Jasper Stuyven / IPA

Si è conclusa con lo straordinario successo di Wout Van Aert la 123esima edizione della Parigi-Roubaix. La terza Classica Monumento della stagione è stata un flusso di emozioni fino al traguardo con cadute, forature, continui inseguimenti e per finire la volata finale. Dopo 258.3 chilometri di pavé e spettacolo, Tadej Pogacar cede in volata nel velodromo a Van Aert che risorge e vince la sua prima “Inferno del Nord”.

La Roubaix non è solo forza fisica e mentale ma anche fortuna. Le forature hanno mietuto nel corso della gara numerose vittime e per Mathieu Van der Poel sono state letali. Il tre volte vincitore fora nella Foresta di Arenberg, finisce a 2′ dalla testa e tenta un incredibile inseguimento che non va a buon fine. Il fuoriclasse neerlandese arriverà quarto, anticipato da una delle sorprese della giornata, Jasper Stuyven.

Il belga lotta fino alla fine, rimane con il gruppetto inseguitore e sul traguardo è il più lesto ad acciuffare il terzo posto. Ai microfoni di Cyclingpronet, il corridore della Soudal Quick-Step ha così commentato il suo podio: “Sono orgoglioso di questo podio. Ci sono sempre andato vicino, ma con questi campioni è davvero più difficile ottenere un risultato importante. Sono venuto qui nelle ultime settimane e ho continuato a credere che il podio fosse possibile. Credo di aver fatto una bella gara oggi. Non sono stato sfortunato. È davvero bello conquistare questo terzo posto. Penso che il fatto che Pogacar abbia forato mi abbia forse aiutato un po’ la seconda volta, perché mi stava spingendo al limite nei settori precedenti. Ma hanno reso la gara davvero dura. A circa 60 chilometri dall’arrivo, mi chiedevo se ne avrei avute abbastanza per arrivare al traguardo. Temevo di cadere in un tratto. Verso la fine, sentivo che tutti erano stanchi e sentivo che avevo momenti migliori e momenti peggiori sul pavé. In macchina mi hanno detto di continuare a crederci, che tutti erano allo stremo. Nel momento in cui ho attaccato, me ne sono quasi pentito subito perché il dolore è arrivato molto rapidamente alle gambe. Ma volevo comunque dare il massimo per non lasciarmi sfuggire di nuovo questo podio”.

 

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