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Daniel Grassl può sognare la medaglia? Serve il libero della vita: corsa su un francese
Nella giornata di ieri, in occasione dello short program individuale maschile di pattinaggio artistico valido per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, Daniel Grassl si è nuovamente confermato a livelli altissimi. Dopo il corto contratto snocciolato al Team Event l’azzurro si è reso artefice di una prestazione molto solida, tanto da raggiungere una splendida quarta posizione con il punteggio di 93.46.
Curiosamente, a quattro anni di distanza da Pechino 2022, l’atleta di Edoardo De Bernardis ha replicato un’impresa già segnata nella precedente rassegna a cinque cerchi, quando raccolse la quarta moneta nel libero (fu dodicesimo nel corto), piazzandosi poi in settima posizione finale. Adesso però lo scenario è differente, in quanto il pattinatore si trova al giro di boa ai ridossi della top 3, dunque teoricamente (attenzione a questa parola) con delle possibilità di tentare il blitz per una medaglia.
Il sogno di raggiungere il podio è infatti difficile, per non dire difficilissimo. E non solo per l’oggettiva distanza che separa Daniel dal bravissimo francese Adam Siao Him Fa (non scomodiamo neanche i primi due della classe Malinin e Kagiyama), terzo con nove lunghezze di vantaggio, quanto alla tonnara presente proprio di lui, con ben tre pattinatori raccolti in un fazzoletto (il kazako Mikhail Shaidorov, il sudcoreano Cha Juhnwan Cha ed il francese Kevin Aymoz), un altro profilo di cui è prevista una grande rimonta, il giapponese Shun Sato ed un altro paio di mine vaganti.
In virtù di questo Grassl dovrà in prima battuta cercare di realizzare un programma scevro da sbavature di rilievo proprio per contenere i possibili ritorni degli avversari vicini in termini di punti. Un obiettivo tangibile potrebbe essere quello di migliorare la settima posizione di Pechino, magari entrando in una top 5 che sarebbe un riconoscimento gigantesco per quanto fatto vedere in un quadriennio – è doveroso ricordarlo – almeno per metà contrassegnato da tanti tormenti. Poi, come sempre, la gara sarà gara. A maggior ragione in un contesto olimpico.
