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Atletica, Mondiali 2023: subito Stano, Iapichino, Jacobs e Weir per l’Italia nella prima giornata

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Larissa Iapichino

Pronti, via ed è subito una giornata fondamentale per il Mondiale di atletica dell’Italia che si gioca nelle prime due sessioni di gare in programma oggi già tante chances di essere protagonista nella rassegna iridata e magari di dare l’assalto al podio.

La prima scarica di adrenalina per i tifosi azzurri arriverà poco dopo la sveglia perché alle 8.50 sarà già il momento di una delle gare più attese del Mondiale, la 20 km di marcia con al via il campione olimpico della distanza e campione mondiale della 35 km un anno fa a Eugene Massimo Stano che parte tra i grandi favoriti e con l’uomo nuovo della specialità, Francesco Fortunato, che quest’anno si è imposto in Coppa Europa a Podebrady in Repubblica Ceca e si preannuncia grande protagonista anche al Mondiale. Avversari di altissimo livello per i due azzurri, a partire dal contingente giapponese, guidato dal due volte campione del mondo Toshikazu Yamanishi e Koki Ikeda, fino ad arrivare al brasiliano Bonfim, all’australiano Tingay, al canadese Dunfee, agli spagnoli Martin e Garcia, allo svedese Karlstrom, passando per l’Asia con il  cinese Zhang Jun fino ad arrivare al Sud America con il colombiano Arevalo, il messicano Doctor e i due ecuadoregni Hurtado e Pintado. In gara per l’Italia anche Andrea Cosi.

In pedana si parte con le qualificazioni del getto del peso maschile (la finale è in programma nel pomeriggio dalle 19.00) e anche qui l’Italia si gioca carte importante con Zane Weir, che ha da poco raggiunto la misura di 22.15 che lo proietta fra i grandi della specialità, e Leonardo Fabbri che sta vivendo la stagione del rilancio e potrebbe valere i 22 metri. Ryan Crouser, due ori olimpici al collo, vuole anche il secondo oro di fila mondiale dopo aver ritoccato il primato mondiale a 23,56 in stagione, dove è imbattuto. Gli uomini da battere per centrare un grande risultato sono, oltre a Crouser, gli statunitensi Joe Kovacs che di titoli mondiali ne ha già vinti due, Payton Otterdahl e Josh Awotunde, ma attenzione anche al neozelandese Tomas Walsh, sempre protagonista quando ci sono medaglie in palio. Tra gli outsider di lusso, oltre agli azzurri, il brasiliano Darlan Romani, il giamaicano Rajindra Campbell, il ceco Tomas Stanek e il croato Filip Mihaljevic.

Italia a caccia della seconda qualificazione consecutiva in finale nella 4×400 mista dopo il settimo posto di Eugene. Le squadre da battere sono Giamaica, Gran Bretagna e Olanda, solide e compatte. Le outsider potrebbero essere Francia e Repubblica Ceca.

In mattinata scatta anche l’Eptathlon che deve fare a meno della sua dominatrice dell’ultimo lustro, la belga Nafissatou Thiam, due volte campionessa olimpica alle prese con problemi al tendine d’Achille che non le permettono di essere della partita. Assente anche la polacca Adrianna Sulek, in dolve attesa, la favorita numero uno è la 22enne statunitense Anna Hall, bronzo a Eugene. Attenzione al ritorno della britannica Katarina Johnson-Thompson, oro a Doha nel 2019 e in forte crescita dopo aver smaltito i postumi dell’infortunio che l’ha tenuta ferma per tanto tempo. Le altre atlete da tenere d’occhio sono la olandese Anouk Vetter, la sua connazionale Emma Oosterwegel, la belga Noor Vidts specialista del Pentathlon al chiuso, la ungherese Xenia Kriszan, la tedesca Carolin Schafer e la svizzera Annik Kalin.

Ancora Italia nei 3000 siepi uomini dove sono in programma le batterie in mattinata. Ossama Zoghlami, bronzo europeo, e Ala Zoghlami vanno a caccia di una complicata ma non impossibile qualificazione in finale. Inizia, invece, la battaglia tra i due protagonisti annunciati, il marocchino Soufiane El Bakkali (oro olimpico) e l’etiope Lamecha Girma, che con 7’52”11 ha ritoccato il primato mondiale quest’anno e che vorrebbe rompere la maledizione dell’argento (due iridati e uno olimpico in bacheca). Il Kenya ci prova con  Abraham Kibiwot, Leonard Bett e il fenomeno 20enne Simon Kiprop Koech, che a breve potrebbe riportare in alto il suo Paese. Per ora i primi due sembrano avere un altro passo.

Non ci sono italiani al via delle qualificazioni del lancio del martello maschile che si preannuncia gara molto interessante. In calo il cinque volte iridato polacco Pawel Fajdek, il favorito è il connazionale Wojciech Nowicki, campione olimpico ed europeo in carica. Non avrà vita facile contro i due statunitensi Rudy Winkler, e Daniel Haugh (77 metri pochi giorni fa), l’ungherese Bence Halasz che gareggia in casa, l’ucraino 21enne Mykhaylo Kokhan e il 21enne canadese Ethan Katzberg. Può dire la sua anche il norvegese Henriksen, sempre sul podio a Tokyo, Eugene e Monaco, anche se non sembra stia attraversando la sua stagione migliore.

In tarda mattinata sarà il momento di Larissa Iapichino, una delle carte da medaglia più importanti che getta sul tavolo la Nazionale azzurra. In programma le qualificazioni di un salto in lungo senza padrona perché la campionessa di tutto, la tedesca Mihaila Mihambo, è fuori causa per infortunio. L’azzurra ha vinto tre volte in Diamond League in stagione e avrà bisogno del personale per puntare al massimo: i 7 metri non sono affatto lontani e, se dovessero arrivare nell’occasione più importante, si aprirebbero scenari molto interessanti. Tra le rivali più attese c’è la giamaicana 21enne, prima delle classe nel ranking stagionale, Ackelia Smith che è atterrata a 7.08. Dalla Germania arriva comunque un pericolo per l’azzurra, la tedesca Assani (un mese più giovane di Larissa) che quest’anno ha saltato 6.9,1 e la 22enne statunitense Jasmine Moore che ha fatto segnare 6.88.

Tra coloro che hanno superato i sette metri e dunque potrebbero rifarlo c’è la statunitense Tara Davis-Woodhall (7,07 a inizio maggio) e la campionessa europea indoor di Istanbul, la britannica Jazmin Sawyers, che ha raggiunto quota 7.00 metri indoor ma all’aperto non è andata oltre i 6.57. Da non sottovalutare assolutamente le serbe Ivana Vuleta-Spanovic, atleta di grande esperienza e in grado di piazzare la zampata al momento giusto (6.86 all’aperto in stagione) e Milica Gardasevic che ha raggiunto 6.91, così come l’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk che quest’anno si è fermata a 6.59 ma che quando arriva la grande manifestazione riesce sempre a trovare il mood giusto. Le outsider di lusso potrebbero essere a nigeriana Ese Brume (sempre a podio da Doha a Eugene, passando per le Olimpiadi), 6.81 in stagione, la australiana Buschkuhel-Stratton che ha raggiunto in stagione 6.77, e le altre atlete recentemente oltre i 6,90 come la statunitense Quanesha Burks (6.98 quest’anno), la giapponese Sumire Hata (6.97), la burundiana Marthe Koala (6.94) e la romena Alina Rotaru-Kollmann (6.96).

Ludovica Cavalli, Gaia Sabbatini e Sintayehu Vissa hanno le carte in regola per superare il primo turno dei 1500 donne che vivono la loro fase iniziale che servirà anche per controllare lo stato di forma delle protagoniste annunciate della vigilia. La keniana Faith Kipyegon ha migliorato il record del mondo in stagione con 3’49”11 e va a caccia del terzo titolo iridato ma, a proposito di triplette, l’olandese primatista d’Europa e oro olimpico e mondiale sulla distanza Sifan Hassan inizia le sue fatiche che comprendono anche 5000 e 10000 e punta ad uno storico tris. Attenzione anche al contingente etiope, con Frewyeni Hailu, Hirut Meshesha, la giovanisisma Birke Haylom e Diribe Welteji, alle altre keniane Nelly Chepchirchir, Edinah Jebitok e Purity Chepkirui, le australiane Hull e Hall, la scozzese Laura Muir (argento olimpico e bronzo a Eugene) e la statunitense Nikki Hiltz.

La sessione pomeridiana si aprirà con le batterie dei 1500 maschili con al via tre azzurri che possono ben figurare, Pietro Arese, Ossama Meslek e Joao Bussotti. Jakob Ingebrigtsen riprova la doppietta 1500-5000 dopo aver fallito il doppio oro a Eugene dove in questa distanza fu sconfitto dal britannico Wightman, che a Budapest non ci sarà. Gli avversari più agguerriti del norvegese sono i keniani Timothy Cheruiyot (già campione del mondo), Abel Kipsang e il giovane Reynold Kipkorir Cheruiyot, lo statunitense Yared Nuguse,  gli spagnoli Mohamed Katir (bronzo a Eugene), Mario Garcia e Adel Mechaal, i sempre insidiosi britannici Giles, Gourley e Kerr (bronzo olimpico), gli australiani McSweyn e Spencer e il francese Habz.

Si procede con le qualificazioni del disco maschile senza azzurri al via e con un grande favorito, lo sloveno campione del mondo Kristjan Ceh che ha avuto una stagione meno spumeggiante di quella passata ma si presenta con i favori del pronostico. Attenzione però al ritorno del campione olimpico svedese Daniel Stahl, e alla freschezza del lituano campione europeo non ancora 21enne Mykolas Alekna. Gli outsider possono essere l’austriaco Lukas Weisshaidinger, l’altro lituano Gudzius, il samoano Alex Rose, il britannico Okoye, sul podio a Monaco un anno fa, i  giamaicani Dacres, Smikle e Stona, tutti oltre i 68 metri nel 2023 e l’australiano Denny, apparso in crescita di condizione nelle ultime uscite.

A seguire le tre gare sicuramente più interessanti del pomeriggio in chiave azzurra, a partire dal primo turno dei 100 maschili. C’è da scoprire come sta Marcell Jacobs. Il campione olimpico arriva al buio all’appuntamento iridato e per essere protagonista ha bisogno di tornare sui suoi migliori livelli. Per l’Italia in gara anche il campione europeo dei 60 Samuele Ceccarelli. A fare più rumore alla vigilia è stato lo statunitense Noah Lyles (che punta alla doppietta 100-200) ma dovrà vedersela con il campione del mondo in carica, il connazionale Fred Kerley, argento a Tokyo alle spalle di Jacobs, e agli altri due statunitensi, Christian Coleman (oro di Doha) e Cravont Charleston. Il britannico Zharnel Hughes si presenta con il crono più veloce dell’anno (9.83) ma non sono male anche i suoi compagni di squadra Prescod e Amo-Dadzie. Giovanissima la squadra giamaicana (massimo 22 anni) con Ackeem Blake, Oblique Seville, Ryiem Forde e Rohan Watson. Mentre dall’Africa arrivano tanti potenziali protagonisti, Letsile Tebogo del Botswana, il  sudafricano Akani Simbine, il keniano Omanyala.

In attesa del fenomeno Andy Diaz (italiano ma non ancora papabile per la chiamata in Nazionale), sono due gli azzurri a caccia di un posto in finale nel salto triplo maschile, Tobia Bocchi e Emmanuel Ihemeje che hanno nelle gambe le misure che possono permettere loro di entrare fra i primi 12 (Bocchi quarto agli Europei e vincente a Chorzow, Ihemeje quinto un anno fa a Eugene). Il portoghese Pedro Pablo Pichardo, campione di tutto, è il favorito numero uno anche se quest’anno ha centellinato le sue presenze in pedana. Attenzione al 18enne giamaicano Jaydon Hibbert  che quest’anno è atterrato a 17,87, mentre per le medaglie saranno in corsa il primatista africano Fabrice Hugues Zango, il cubano campione mondiale indoor Lazaro Martinez, l’altro cubano Napoles, il cinese Zhu Yaming (bronzo a Eugene dopo l’argento olimpico) e l’algerino Triki. A seguire la finale del peso maschile, si spera con due azzurri tra i protagonisti.

Le ultime due gare di giornata assegnano altrettanti titoli. Si parte con i 10000 femminili e l’atteso festival africano potrebbe essere “rovinato” dalla olandese Sifan Hassan che va a caccia del primo oro a Budapest, dopo aver disputato la batteria dei 1500 al mattino. Da battere il contingente etiope formato da Letesenbet Gidey, Tsegay, Taye e Lemlem Hailu. F meno paura il Kenya con Irine Jepchumba Kimais, Agnes Jebet Ngetich e Grace Loibach Nawowuna. Tra le outsider la britannica Eilish McColgan e le statunitensi Monson e Cranny. Non ci sono azzurre al via, mentre si spera che ci sia la squadra azzurra nella finale della 4×400 mista che chiude la prima intensissima giornata dell’appuntamento iridato.

Foto Lapresse