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Nuoto, l’Italia deve ritrovare armonia all’interno del gruppo

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Qualche parola di troppo, alcune mirate, altre un po’ meno, Chiacchiericcio, polemiche sottotraccia da un mese a questa parte, qualche occhiataccia. Roba da ridere se arrivano le medaglie ma se non arrivano e a volte non arrivano nemmeno le finali ecco che sorge il dubbio. Quello che era ritenuto da tutti il “gruppo perfetto” ha mostrato il suo lato peggiore nel momento difficile. Thomas Ceccon che, fin dal Sette Colli, chiede a gran voce ai compagni di staffetta di “fare il compito a casa”, Alessandro Miressi che risponde piccato, ieri lo steso Ceccon che dichiara in tv che voleva fare la frazione da fermo della 4×100 stile libero mista, qualcuno che arriccia il naso, qualcun altro che scuote la testa.

Niente di così terrificante, sia chiaro ma qualcosa non ha funzionato nei meccanismi che, tra Budapest e Roma, passando per Riccione, sembravano essere oliatissimi. Quelli del gruppo e non è un caso che qualche alzata di testa sia arrivata dopo che Gregorio Paltrinieri, elemento che potrebbe essere definito di equilibrio in questa squadra, ha lasciato Fukuoka.

La bomba è esplosa in modo deflagrante questa mattina quando i quattro prescelti per accompagnare senza sussulti la 4×100 mista nella finale che le spettava da campionessa in carica, hanno fallito miseramente l’obiettivo. In quei quattro c’erano i due big di questa Nazionale, Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi, protagonisti di due prestazioni nettamente al di sotto dei loro standard abituali e non potevano essere certo Piero Codia e Manuel Frigo a mettere una pezza ai disastri combinati dai due campioni del mondo di Budapest, seppure sia Codia sia Frigo siano rimasti anche loro al di sotto dei loro standard prestativi.

Un atteggiamento che i tifosi azzurri avevano dimenticato, che sembrava far parte di un’altra epoca, di quando spesso ci si accontentava di esserci ai Mondiali e l’ultimo giorno era festa grande, con o senza la staffetta mista da qualificare. No, questo gruppo non avrebbe potuto mai sbagliare una qualificazione della staffetta campione del mondo, nessuno avrebbe potuto crederlo alla vigilia e invece è successo e capire il perché non è facile.

Il problema dove sta? Forse Thomas Ceccon non ha nella diplomazia il suo punto forte, forse a volte, abituato com’è a dire sempre quello che pensa (e piace anche per questo), va oltre nelle esternazioni e non tutti sono disposti ad accettare giudizi e consigli da un compagno di squadra per quanto più titolato, forse a questo giro le decisioni dello staff tecnico in tema di staffette non sono state proprio condivise da tutti gli atleti, forse ci si è trascinati qualche incomprensione da qualche settimana a questa parte, forse mancava (per fortuna) l’abitudine anche ad affrontare momenti difficili visto che negli ultimi quattro anni si sono sbriciolati tutti i record di podi e medaglie e quando si vince anche quello che non va te lo fai andare bene. Niente di irreparabile, comunque: niente che faccia pensare ad una frattura in seno alla squadra. Li vedremo ancora tutti lì, assieme, a ridere e scherzare, ragazzi e ragazze di questa Nazionale. Probabilmente dopo un chiarimento, che sia dentro uno spogliatoio o davanti a un piatto di spaghetti poco importa. 

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