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Scherma, Arianna Errigo vuole fioretto e sciabola. Scarso: “Si adegui alle disposizioni federali”

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«Osa, che a rinunciare ce la fanno tutti». E’ il motto presente sulla pagina Instagram di Arianna Errigo (prossima sposa), ve lo trovate di fronte agli occhi appena l’aprite. Più esemplificativo di mille altre parole, attualmente.

Come ampiamente prevedibile, non è finito a “tarallucci&vino”, almeno per ora, l’affaire Errigo, cioè quel vero e proprio braccio di ferro, ora possiamo dirlo, tra la talentuosa atleta monzese e la Federazione Italiana Scherma (FIS) che da mesi ha posto “Tsunary” davanti all’aut-aut per il percorso di qualificazione olimpica verso i Giochi di Tokyo 2020: o fioretto, o sciabola. Siamo di fronte, oggettivamente, al caso di “politica sportiva” più interessante degli ultimi mesi, forse anni, roba da fare impazzire… la categoria dei giornalisti, lo ammettiamo.

Possiamo facilmente immaginare, anche se non è dato sapere il contenuto dell’incontro che la stessa campionessa di stanza a Frascati ha recentemente avuto con il n.1 FIS, Giorgio Scarso, quale possa essere la “precedenza” federale, dovendo scegliere: fioretto, ça va sans dire. Semplicemente perché Arianna, come è ben noto, resta un fenomeno della disciplina (solo a livello individuale ha conquistato 1 argento olimpico, 2 ori, 1 argento e 4 bronzi iridati, 2 ori, 1 argento e 3 bronzi europei, 20 vittorie e 65 podi in Coppa del Mondo contando anche i grandi eventi), ma la vittoria nel circuito maggiore, tanto per fare un esempio, le manca da Cancun, Messico, ottobre 2016. Un argomento, quest’ultimo, di sicuro favorevole alle ‘ragioni federali’.

Ricapitolando: Errigo, che già in gioventù fu campionessa italiana di spada a livello giovanissimi, dopo essersi cimentata più volte, e con costrutto, nella sciabola durante i campionati italiani a squadre, ha deciso di fare sul serio nell’arma di Aldino Montano, post Rio 2016, anzi forse a causa della tremenda delusione patita in Brasile nella gara di fioretto individuale (eliminata agli ottavi di finale, da favorita n.1, per mano della canadese Harvey) e senza naturalmente mollare l’arma a lei più cara. Ary ama profondamente il suo sport e il suo “lavoro”, è un’artista della scherma a tutto tondo e da due anni abbondanti vorrebbe appunto raddoppiare i suoi impegni, cioè tirare sia di fioretto che di sciabola. La FIS gradisce meno questo disegno, anche perché sostiene che Errigo, pur navigando in acque più che discrete nella suddetta sciabola (un podio in Coppa e tante buone prestazioni), non riesce ancora a essere al top e, al contempo, sembrerebbe aver perso un po’ di brillantezza nella ‘sua’ arma, il fioretto. Il che, a ben guardare, è vero, risultati alla mano e dando un’occhiata al curriculum della monzese.

Morale? Entro il 31 marzo 2019 la Federazione aveva invitato Ary a compiere una scelta, o di qua o di là. Errigo la sua scelta l’ha fatta, sostiene, e sui social è stata ancora una volta chiarissima, giusto poche ore fa: «Peccato, speravo che l’incontro con il presidente Giorgio Scarso andasse meglio visto anche le dichiarazioni fatte nella lettera inviatami il 29 ottobre 2018. Sebbene i risultati e il regolamento mi diano ragione, ancora oggi mi viene richiesto di scegliere. Io ho scelto fioretto e sciabola. Confido in lui visto che a breve mi ha promesso di farmi partecipare a una riunione del consiglio federale anche per chiarire e capire le vere motivazioni di questo assurdo atteggiamento».

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L’ULTIMO PODIO A SQUADRE DELL’ITALIA NELLA SCIABOLA FEMMINILE

E adesso? Difficile andare alle origini di questo scontro. Le ragioni, sulla carta, sarebbero dalla parte di Arianna. Nella scherma non c’è alcun ostacolo alla partecipazione in due armi diverse, sia chiaro. Stiamo oltretutto parlando di una fuoriclasse assoluta, che resterà nella storia di questo sport.

Noi, da che parte stiamo? Complesso, schierarsi. Ammiriamo da sempre Arianna, per la sua classe in pedana, la sua schiettezza dentro e fuori dai palazzetti, il talento unico, i trionfi che ha raccolto e il suo voler essere ‘diversa’ dalle altre, specie nel modo di tirare. Il suo disegno ci intriga e ci stuzzica, lo ammettiamo. Ma è difficile da realizzare, ce ne rendiamo conto. Conosciamo il passato, fatto dai Nadi e dai Mangiarotti capaci di vincere tutto, in più armi. Ma è, appunto, un passato ormai lontano: l’evoluzione scientifica dello sport (anche della stessa vita), la complessità dei valori tecnici e atletici di oggi (oltre che della durezza degli allenamenti) sembrerebbe non lasciare più spazio a determinate iniziative. L’ultimissimo esempio in questo senso riporta alle imprese di Margherita Zalaffi, senese classe ’66, altra artista della scherma, fiorettista oro mondiale e olimpico a squadre, che nel 1990 vinse la prima gara di Coppa del Mondo di spada a cui partecipò, in Belgio, quando ancora era al top nella sua disciplina preferita. Successivamente, dal gennaio 1995, e dopo il trionfo ai Giochi di Barcellona ’92 con Vaccaroni, Trillini, Bortolozzi e Bianchedi, si dedicò a tempo pieno alla spada (abbandonando però definitivamente il fioretto) per raggiungere ancora risultati clamorosi, come il 4° posto individuale ad Atlanta ’96 (sconfitta nella finale per il bronzo dalla francese Barlois) e l’argento a squadre, prima storica medaglia a cinque cerchi dell’arma a livello olimpico femminile. E prima (e unica) atleta, a oggi, a riuscire in questa impresa, cioè salire sul podio dei Giochi in due armi diverse. Ma “Zilla” è stata chiara: prima parte della carriera di là (fioretto), seconda di qua (spada). E queste due armi sembrano e sembravano più “conciliabili” rispetto a fioretto e sciabola.

Arianna Errigo e Camilla Mancini. La monzese è la capitana del team di fioretto

Capiamo, del resto, le ragioni di una Federazione che teme di “perdere” in qualche modo una pedina importantissima anche e soprattutto nella prova a squadre del fioretto, dove l’Italia è stata sconfitta giusto un anno fa nella finale Mondiale di Wuxi, dagli Stati Uniti. Arianna al momento è la quarta classificata nel ranking della ‘sua’ arma, mentre si ritrova 46esima nella sciabola. La mancanza (parziale) di risultati ad altissimi livelli è una delle ragioni, come detto, sostenute dalla Federazione, quanto meno per come ci aveva abituato in passato la monzese. Ma siamo ormai alla questione di principio, con momenti tesi, come quando la stessa FIS non autorizzò Errigo a partecipare alla tappa di sciabola a Baltimora, oppure quando Arianna saltò il Grand Prix di Anaheim per essere presente al torneo di sciabola di Atene. Il ct tacciono, parlano con i fatti: Sirovich (responsabile della sciabola) ha recentemente convocato Errigo nella squadra nazionale, piazzatasi seconda proprio a Sint Niklaas (ma in precedenza, senza Errigo, erano comunque arrivati i podi di Orleans e Salt Lake City).

Resta una prova di forza, con buona pace del più debole, che rischia grosso. Giorgio Scarso, Presidente FIS che lo scorso autunno diede a Errigo il permesso ufficiale per gareggiare di qua e di là (ma atto solo a capire… quale strada intraprendere, secondo la Federazione), ha appena parlato, e piuttosto chiaro, dalle pagine del Corriere della Sera, nell’articolo firmato da Flavio Vanetti: «Non possiamo creare un precedente, fare eccezioni – ha detto – e non guardare all’interesse generale. Abbiamo investito tanto sulla Errigo fiorettista: per noi resta atleta da oro e da podio. Se ora preferisce la sciabola, si accomodi. Però senza tenere il piede in due scarpe». Idem il discorso fatto al Corriere dello Sport, testo di Alberto Dolfin: «Negli ultimi due anni le performance non sono state le stesse rispetto al passato. Magari non dipende dal fatto di tirare anche di sciabola e ogni atleta ha diritto anche a una flessione, ma noi ci teniamo a tutelarla. In realtà c’è poco da risolvere perché gli atleti si adeguano alle disposizioni federali». 

Dopo Pasqua, forse, avremo la soluzione del caso (ma non ci giureremmo), visto che la prossima gara di Coppa nella sciabola (Seul, 26-28 aprile) è prevista in contemporanea al raduno delle fiorettiste. Dove si farà vedere Arianna, che finora è sempre stata molto determinata nel difendere la sua scelta? E come reagiranno i ct dell’una e dell’altra arma? E la Federazione?

La diretta interessata per ora, tace (non parla da mesi con i Media), si limita a dire che a breve vuoterà il sacco e che finora ha «rispettato tutto e tutti, cercando di aspettare e far rientrare la cosa». Ora, però, pretende quello che merita, dal suo punto di vista, ovviamente. Resta un’ultima considerazione: dal 3 aprile 2019 è ufficialmente scattato il periodo di qualificazione olimpica, nella scherma. A livello di fioretto femminile, Errigo parte da un’ottima posizione come ranking mondiale come si è visto e se la squadra si qualificherà, (è scritto), saranno tre i posti a disposizione dell’Italia per la gara individuale a Tokyo 2020, quattro in totale, a discrezione del ct (Andrea Cipressa). Ma la concorrenza in casa azzurra, come sempre, è tremenda, soprattutto al femminile: sono tornate dopo la maternità, e sono tornate alla grande, Elisa Di Francisca (di nuovo con il maestro Cerioni) e Martina Batini. Non due qualunque visto che già si ritrovano al posto n° 10 e n° 25 al mondo, rispettivamente; c’è poi la campionessa iridata in carica Alice Volpi, n° 2 del ranking, al momento intoccabile perché mai così forte in carriera; e quindi ecco anche Mancini, Palumbo, Cipressa (figlia del ct) e la 17enne Martina Favaretto, nuovo astro nascente del fioretto femminile italiano, già argento ai Giochi Olimpici giovanili 2018 a Buenos Aires. Tutte possibili concorrenti. Insomma, nemmeno una come Arianna Errigo può permettersi troppe distrazioni…

Dall’altra parte, ciòè nella sciabola femminile italiana, le cose non vanno poi così male, a livello assoluto: certo, non ci saranno fenomeni mondiali stile Kharlan o Velikaya, ma esiste un gruppo ormai solido, tosto, rodato, esperto, vincente, che a livello individuale può sempre trovare la giornata giusta e imporsi (già accaduto in Coppa del Mondo, più volte, e Vecchi vanta anche due bronzi iridati), mentre a squadre ha conquistato il titolo mondiale a Lipsia 2017 dopo 14 anni di di digiuno, finendo 4° un anno fa a Wuxi, in Cina, ma perdendo per una sola stoccata sia in semifinale che nella sfida per il bronzo. I nomi principali sono quelli di Rossella Gregorio, Loreta Gulotta, Irene Vecchi e Martina Criscio. Non facile trovare spazio nemmeno qui, insomma, pur per un fenomeno come Errigo. Situazione intricata, insomma.

Ah, quasi dimenticavamo: durante il prossimo Mondiale di scherma, previsto a Budapest (come nel 1991 e nel 2013) dal 15 al 23 luglio 2019, le gare a squadre di fioretto e sciabola femminile saranno nella stessa giornata.

Qualcuno ha la soluzione ‘del giallo’?

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Foto: Augusto Bizzi

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