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Roland Garros 2026, i giocatori protestano: ridotte le attività mediatiche. C’è la risposta del torneo

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Jannik Sinner - Aryna Sabalenka
Jannik Sinner - Aryna Sabalenka / LaPresse

Il Roland Garros prova a spegnere sul nascere la protesta dei giocatori, ma il malcontento resta forte e rischia di accompagnare tutto lo Slam parigino. La direzione del torneo, attraverso una nota ufficiale, ha espresso il proprio disappunto per la decisione di diversi tennisti di ridurre al minimo gli impegni con i media alla vigilia del torneo: “Ci rammarichiamo per questa decisione dei giocatori, che penalizza tutte le parti coinvolte nel torneo: i media, le emittenti televisive, le squadre della federazione e l’intera famiglia del tennis“.

Alla base dello scontro c’è il tema, sempre più centrale nel tennis, della redistribuzione dei ricavi generati dagli Slam. Il Roland Garros 2026 ha annunciato un montepremi record da 61,723 milioni di euro, in crescita del 9,53% rispetto alla passata stagione, con aumenti più marcati nei primi turni per sostenere economicamente i giocatori meno quotati. Un incremento che però non ha soddisfatto i top-player, convinti che il nodo non sia tanto l’entità dell’aumento quanto la percentuale degli introiti complessivi destinata agli atleti.

Secondo le stime circolate nelle ultime settimane, il prize money del torneo parigino rappresenterebbe infatti meno del 15% dei ricavi complessivi dello Slam, mentre i giocatori chiedono da tempo che quella quota salga almeno al 22%. È su questo divario che si fonda la protesta dei tennisti, sempre più intenzionati ad avere un peso maggiore nella distribuzione delle entrate generate dai quattro major.

Durante gli Internazionali d’Italia di Roma, diversi protagonisti del circuito, tra cui i numeri uno del mondo Aryna Sabalenka e Jannik Sinner, avevano espresso apertamente la propria insoddisfazione per la gestione economica dello Slam francese. Nelle ultime ore il malcontento si è tradotto in una forma di protesta simbolica ma significativa, come detto. Molti giocatori hanno deciso di limitare a quindici minuti la conferenza stampa pre-torneo, un riferimento diretto proprio a quel 15% contestato. Alcuni avrebbero inoltre scelto di non concedere ulteriori interviste ai broadcaster titolari dei diritti televisivi, riducendo drasticamente l’attività mediatica collaterale.

Per il momento non si andrà oltre gesti dimostrativi e l’ipotesi di un boicottaggio appare rientrata. Tuttavia la tensione resta alta. La Federazione francese ha già difeso la propria posizione ricordando la natura non-profit dell’organizzazione e i circa 400 milioni di euro investiti negli ultimi anni per il rinnovamento dell’impianto di Parigi. Intanto, nel tentativo di riaprire il dialogo, la FFT incontrerà alcuni agenti dei giocatori: un primo segnale di apertura in una partita destinata probabilmente a proseguire anche nei prossimi Slam, da Wimbledon agli US Open.

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