Basket
Olympiacos e Real Madrid, l’eterno duello in finale di Eurolega per la quinta volta
E con questa fanno cinque. Tante, dal 1995, sono le finali che hanno finora messo di fronte Olympiacos e Real Madrid, con la particolarità che, però, stavolta si giocherà ad Atene. L’Atene di OAKA, che teoricamente sarebbe quella del Panathinaikos, che tanto aveva puntato su questo appuntamento salvo poi vedersi sorpreso dal Valencia nei quarti. L’Atene che, qualora gli uomini di Sergio Scariolo non riuscissero in un ennesimo colpo di mano della loro storia, sarebbe letteralmente “conquistata”, in un certo senso, dal Pireo.
Correva, si diceva, il 1995 quando queste due squadre si sono per la prima volta trovate di fronte. Un basket diverso, Saragozza come sede delle Final Four, per il Real Obradovic in panchina e Sabonis in campo, per l’Olympiacos Sasha Volkov. Finì 73-61 per i blancos. Lungo salto in avanti, 2013: i biancorossi correvano per il bis, il Real per la fine del digiuno che da allora durava. Partenza furiosa degli spagnoli, altrettanto irreale il rientro dei greci con Spanoulis, Law e la panchina ad annientare Rudy Fernandez, Llull e Sergio Rodriguez. Londra fu biancorossa per 100-88. Rivincita? Quasi immediata (2015) e a Madrid, con un 78-59 che poco spazio lasciò all’immaginazione. Ultimo, e chiacchieratissimo, capitolo: 2023, Kaunas. Perché il Real a quella finale ci arrivò sulla scia della rissa con il Partizan, che vide punizioni distribuite in modo men che serio. Partita durissima, con Sergio Llull che passò dal nefasto di quei giorni al trovarsi a zero punti fino a tre secondi dalla fine. Proprio lì realizzò il jumper dalla media del 79-78. Due punti. Quelli buoni. Contro i 29 di Sasha Vezenkov.
Rispetto a quella finale ci sono diversi che sono ancora lì. Per l’Olympiacos Thomas Walkup, Giannoulis Larentzakis, Sasha Vezenkov, Kostas Papanikolaou, Alec Peters, Moustapha Fall e coach Georgios Bartzokas. Per il Real l’infinito Sergio Llull, Alberto Abalde, Walter “Edy” Tavares, Mario Hezonja. E si tratta di una sfida che oppone due stili diversi, due modi di giungere all’ultimo atto perfettamente contrastanti.
L’Olympiacos, nella semifinale con il Fenerbahce, non ha solo fatto di conto sul trio Peters-Vezenkov-Dorsey e sulla parte dominante a rimbalzo di Milutinov. Ha anche messo in chiaro le cose fin dal primo quarto, lasciando a secco per oltre sette minuti il Fenerbahce, puntando tanto sulla difesa, limitando chiunque non si chiamasse Horton Tucker o Biberovic, in generale facendo praticamente tutto un po’ meglio. Di converso, il Real Madrid ha fatto qualcosa di apparentemente privo di senso. Ha giocato accettando il ritmo del Valencia, una pallacanestro rapida, offensiva, con cui in genere non si riesce a competere. Ebbene, prima ha messo a segno 62 punti (a 56) nei primi due quarti, poi ha messo il turbo anche nell’altra metà campo e non ha più concesso alcunché. Ma grande merito va reso a Mario Hezonja, a 25 suoi punti, a una performance straordinaria. Oltre, naturalmente, a Sergio Scariolo e all’ennesimo capitolo di una carriera nella quale è stato capace d’inventarsi qualcosa di nuovo con il materiale umano a sua disposizione.
C’è ampio spazio, in sostanza, per vedere una finale non priva di brividi. Da una parte l’assoluta profondità a livello di piccoli da parte dell’Olympiacos unita alle grandi capacità decisive di Vezenkov, con Milutinov pronto a dare battaglia sotto canestro, dall’altra la speranza madrilena di avere un’altra volta Hezonja al top assoluto e il mondo di Facundo Campazzo pronto a svelarsi un’altra volta ancora. Tanto si può dire, certo è che domani lo spettacolo sarà tanto e sarà importante. Con, però, un problema dell’ultima ora per i blancos: mancherà Usman Garuba, che era uscito nel corso dell’ultimo quarto della semifinale con il Valencia per quello che pare essere un infortunio molto grave (si sospetta il tendine d’Achille). Il tutto in una situazione che vede già Tavares e Len fuori, e quindi con un pacchetto lunghi praticamente da inventare ancor più di prima.
