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Jannik Sinner ribadisce: “Senza di noi i tornei non si fanno. Alcaraz? Deve avere pazienza”

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

Alla vigilia del debutto al Roland Garros 2026, previsto martedì sera sul Philippe-Chatrier contro il francese Clément Tabur, Jannik Sinner si presenta a Parigi con il peso e il prestigio del grande favorito. L’assenza di Carlos Alcaraz, costretto a rinunciare allo Slam parigino, cambia inevitabilmente gli equilibri del torneo, ma il numero uno del mondo ha scelto di affrontare il tema con lucidità e sensibilità, senza lasciarsi trascinare da facili considerazioni sul tabellone.

Intervistato da Paris Match, l’altoatesino ha innanzitutto espresso vicinanza al rivale spagnolo, andando oltre la dimensione puramente sportiva. “È una notizia davvero spiacevole. Lo conosco molto bene, anche a livello personale, e sta attraversando un momento molto difficile“, ha spiegato Sinner, sottolineando il rapporto costruito negli anni con Alcaraz. Poi l’analisi si è allargata alla natura stessa dello sport professionistico: “Lo sport è molto imprevedibile. Gli infortuni vanno e vengono. È come il successo e le vittorie. Anche quelli vanno e vengono“.

Non a caso, Sinner ha insistito soprattutto sulla necessità di non forzare i tempi di recupero: “La priorità assoluta è guarire al 100% e non avere fretta, perché questo potrebbe avere conseguenze per il resto della sua carriera. E questo sarebbe molto pericoloso“.

Nel corso dell’intervista, il numero uno del ranking ATP ha affrontato anche un tema delicato e molto discusso negli ultimi mesi: la lettera firmata dai giocatori contro gli Slam. Jannik ha ribadito con fermezza la posizione del movimento, spiegando che la richiesta non riguarda soltanto un aumento dei premi economici, ma una revisione più ampia del rapporto tra organizzatori e tennisti.

Senza di noi questi tornei non potrebbero nemmeno svolgersi. Chiediamo semplicemente di essere trattati con più rispetto“, ha dichiarato. Il riferimento è alla mancanza di risposte da parte degli organizzatori: “Aspettiamo risposte da oltre un anno. Abbiamo scritto una lettera e non abbiamo ricevuto risposta. Questo è irrispettoso nei nostri confronti“.

Sinner è poi entrato nel dettaglio delle richieste avanzate dai giocatori: “Chiediamo un aumento dei premi in denaro, ma anche una pensione, che è molto importante. Vogliamo anche poter partecipare ad alcune decisioni all’interno del torneo“. Un discorso che, nelle intenzioni del campione azzurro, riguarda l’intero movimento e non soltanto l’élite del circuito: “Ci sono tre questioni ugualmente importanti per uomini e donne, per i migliori giocatori, ma anche per quelli nella top-100. Spero che si possa raggiungere un risultato positivo“.

Tra riflessioni sul circuito e ambizioni parigine, non è mancato anche uno spazio più leggero e personale. Alla domanda sul suo atleta francese preferito, Sinner non ha avuto dubbi: “Penso sia Gaël Monfils perché io e lui siamo molto amici. È sempre stato molto gentile da quando sono entrato nel circuito qualche tempo fa. E abbiamo una bella amicizia“.

Infine, il numero uno del mondo ha raccontato anche il suo rapporto con la Francia, lasciando emergere il lato più spontaneo e familiare del suo carattere. “Parigi. Perché è la capitale e c’è la Torre Eiffel“, ha detto sorridendo, prima di aggiungere un dettaglio curioso: “Io e mio fratello stiamo costruendo la Torre Eiffel con i Lego, quella grande con 10.000 pezzi. Non l’abbiamo ancora finita, ma ci siamo quasi“.

Nel mosaico dei pensieri legati alla Francia trovano posto anche la gastronomia e il calcio: “Ci sono anche il cibo, ovviamente, i croissant. La Francia è anche molto famosa per il calcio, soprattutto per il Paris Saint-Germain“.

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