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Jannik Sinner può battere il record di vittorie di Djokovic nei Masters 1000: dove serve arrivare a Roma
Jannik Sinner ormai “vede” Novak Djokovic. Sono 29 le vittorie che ha ottenuto in via consecutiva nei Masters 1000 ai quali ha partecipato. Per raggiungere il serbo gliene bastano sia una che due, nel senso che le due più lunghe strisce del 24 volte campione Slam sono di 30 e 31 successi.
La prima di queste, quella da 31, l’ha realizzata nel 2011, quando da Indian Wells alla finale di Cincinnati (saltando però Montecarlo) il serbo non perse mai da nessuno, che fosse Federer o Nadal, su qualsiasi superficie. In quell’anno, dall’inizio della stagione fino alla finale di Cincinnati, perse soltanto una volta: contro Federer in una semifinale del Roland Garros che assunse contorni epici, e che meriterebbe un racconto a parte. Rimanendo nel contesto dei 1000, Djokovic incontrò infine Andy Murray a Cincinnati e là perse, dovendosi peraltro ritirare nel corso del secondo set. Chiuse l’anno con 70 vittorie complessive e sole 6 sconfitte.
La seconda, da 30, arrivò invece tra 2014 e 2015. In particolare, andò da Parigi-Bercy 2014 al Canada versione Montreal, fu di 30 partite (saltando stavolta Madrid) e stavolta Murray non solo ci si mise di mezzo, ma lo fece in una partita completa, in tre set. Questo a rimarcare ulteriormente che, per quanto si dicano parecchie cose, se in quegli anni si parlava di Big Four, e non di Big Three, un motivo c’era. Per inciso, parliamo dell’altra stagione stellare di Djokovic, che perse sempre 6 partite, ma ne conquistò ben 82, 12 in più rispetto al citato 2011 che lo vide per la prima volta diventare numero 1 del mondo.
A Sinner, in questa fattispecie, per andare a raggiungere Djokovic nella versione da 31 partite restano due partite, o meglio rimane da arrivare ai quarti di finale agli Internazionali d’Italia. Il sorpasso, di conseguenza, verrebbe con la semifinale. Con, però, un distinguo importante che rende ancora più notevole il tentativo di impresa: Jannik di 1000 non ne ha saltato neppure uno da Parigi (ora La Defense) fino al Foro Italico. Uno stakanovismo vincente, almeno finora, con il Centrale della capitale italiana che non vede l’ora di spingere ancora il suo numero 1.
