CiclismoGiro d'ItaliaStrada
Giulio Ciccone ammette: “Ho rischiato il fuori giri perché valeva la pena. Vingegaard lascia il segno”
Giulio Ciccone era uno degli uomini più attesi alla vigilia della settima tappa del Giro d’Italia 2026, che nel finale proponeva la durissima salita del Blockhaus: frazione di 244 km e ascesa impervia nelle battute conclusive, il corridore abruzzese è di casa e conosce questa difficoltà altimetriche in ognuno minimo dettaglio.
L’alfiere della Lidk-Trek, che ha anche indossato la maglia rosa per un giorno, non è però riuscito a tenere il ritmo forsennato di Jonas Vingegaard e degli altri big di classifica, staccandosi quando mancavano sei chilometri al traguardo e dicendo addio al sogno di mettere la firma su una delle frazioni chiave di questa prima parte della Corsa Rosa.
Giulio Ciccone ha analizzato la propria prestazione ai microfoni della Rai: “Si sapeva che era una salita ripida e difficile, che andava gestita. Ho rischiato il fuori giri perché valeva la pena rischiare, poi ho capito che non ne avevo e sono arrivato su con il mio passo. Sapevamo che era una tappa per uomini di classifica e che Vingegaard avrebbe voluto lasciare il segno“.
