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Giulio Pellizzari paga la troppa generosità. Un errore tattico che fa male e una lezione da imparare
Sbagliando si impara, uno degli adagi più pronunciati nella storia dell’umanità e che calza a pennello per Giulio Pellizzari al termine della settima tappa del Giro d’Italia. Il giovane talento marchigiano credeva e pensava di essere un po’ più vicino al danese Jonas Vingegaard in termini di resa in montagna: veniva dal trionfo nella generale del Tour of the Alps, aveva replicato in maniera brillante su un’asperità nella seconda frazione in Bulgaria e sembrava essere in ottima forma fisica.
Non ha peccato di superbia o di hybris, ma semplicemente il 22enne sperava di poter tenere più a lungo la ruota del fuoriclasse danese sulla prima vera asperità della Corsa Rosa. Non conosceva i propri limiti, aveva bisogno di testarsi, di capire davvero il suo potenziale quando il gioco si fa duro, di comprendere se fosse già pronto per cercare di limitare i danni al cospetto di un due volte vincitore del Tour de France e grande favorito per la conquista del Trofeo Senza Fine.
Il capitano della Red Bull-BORA-hansgrohe ha corso in maniera garibaldina e offensiva, ha fatto lavorare i propri uomini, ha risposto al primo affondo del nordico quando mancavano 5,5 km al traguardo, si è ripetuto sul cambio di ritmo operato dall’alfiere del Team Visma | Lease a Bike ai -4,4 km, ma soltanto duecento metri più tardi ha dovuto chinare il capo e lasciare il via libera all’azione da solista di Vingegaard.
Poco dopo è stato superato dall’austriaco Felix Gall ed è stato raggiunto dal compagno di squadra Jai Hindley, arrivando a 1’05” dal vincitore. Provare a rimanere con il danese si è rivelato un errore tattico, come ha ammesso lo stesso Pellizzari, ma era nei fatti inevitabile: è stato importante provarci e capire i propri limiti (lasciando un minuto sul piatto e non andando alla deriva), gestirsi e arrivare all’arrivo del proprio passo (magari con Gall, ad appena tredici secondi da Vingegaard) avrebbe detto forse poco sul suo potenziale.
Il ribattezzato Duca di Camerino occupa il quinto posto in classifica generale ed è in piena lotta per salire sul podio finale di Roma, l’obiettivo dichiarato alla vigilia del Giro d’Italia. Bisognerà ripartire con questo piglio e affrontare le prossime tappe di montagne (e la temuta cronometro di martedì 19 maggio) con questo approccio, perché Giulio Pellizzari ha tutte le carte in regola per raggiungere quello che sarebbe un traguardo di assoluto prestigio ad appena 22 anni.
