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Formula 1GP Miami

F1, la pioggia preoccupa a Miami e la FIA impone il protocollo Rain Hazard: cosa cambia e come funziona

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Charles Leclerc
Charles Leclerc / LaPresse

Nel fine settimana del GP di Miami di F1, l’attenzione non è stata catalizzata soltanto dagli aspetti sportivi, ma soprattutto da un elemento esterno capace di incidere profondamente sull’andamento della gara: il meteo. La Florida, e in particolare l’area di Miami, è infatti caratterizzata da un clima subtropicale in cui improvvisi rovesci temporaleschi possono svilupparsi rapidamente, alternandosi a fasi di cielo sereno. Questo tipo di instabilità rende estremamente complessa la pianificazione di un evento motoristico, dove anche pochi minuti di pioggia possono cambiare radicalmente le condizioni della pista.

Proprio l’arrivo di una perturbazione significativa ha spinto la Federazione Internazionale dell’Automobile, insieme alla F1 e agli organizzatori locali, a rivedere il programma della gara. L’orario di partenza è stato anticipato per evitare la fascia oraria ritenuta più critica dal punto di vista meteorologico (dalle 22:00 alle 19:00 italiane), nel tentativo di garantire condizioni più sicure per piloti e team.

In questo scenario si inserisce l’introduzione – per la prima volta in maniera concreta durante un weekend di gara – del cosiddetto protocollo “Rain Hazard“. Si tratta di una misura regolamentare pensata per gestire situazioni in cui il rischio di pioggia è elevato, definito da una probabilità superiore al 40% durante una sessione o la gara stessa. Non è quindi necessario che la perturbazione sia già in atto: è sufficiente che le previsioni indichino un rischio concreto perché il protocollo venga attivato.

Dal punto di vista tecnico e sportivo, il protocollo rappresenta una deroga significativa a uno dei pilastri regolamentari della F1: il regime di Parc Fermé (parco chiuso). Normalmente, una volta iniziate le qualifiche, le squadre non possono più modificare l’assetto delle monoposto. Questa norma serve a garantire equità e a impedire interventi opportunistici tra qualifiche e gara. Tuttavia, in condizioni meteo incerte, un assetto ottimizzato per l’asciutto può diventare rapidamente inadatto – se non pericoloso – sul bagnato.

Con l’attivazione del Rain Hazard, i team ottengono la possibilità di intervenire sul setup delle vetture senza incorrere in penalità. Possono, ad esempio, aumentare l’altezza da terra o modificare altri parametri per migliorare la guidabilità su pista bagnata, come in questo caso. Tale flessibilità è cruciale perché le moderne monoposto sono estremamente sensibili all’assetto: un’altezza da terra troppo ridotta, ideale sull’asciutto, può causare fenomeni di aquaplaning o un’eccessiva usura del pattino del fondo, con il rischio di squalifica.

La regola ha anche una precisa tempistica: deve essere dichiarato dalla FIA entro un limite stabilito prima delle sessioni competitive, e una volta attivo rimane in vigore fino al termine della sessione o del Gran Premio. Non si tratta quindi di una misura improvvisata, ma di una decisione strutturata che incide sull’intero svolgimento del weekend.

Oltre agli aspetti di assetto, il Rain Hazard può comportare ulteriori limitazioni tecniche. In condizioni di scarsa aderenza, la gestione della potenza diventa infatti un fattore critico: picchi improvvisi di coppia possono provocare perdite di controllo. Per questo motivo, la FIA può intervenire limitando l’erogazione della componente elettrica della power unit o restringendo l’uso di configurazioni aerodinamiche a bassa resistenza sui rettilinei, che in condizioni normali favoriscono la velocità ma sul bagnato possono ridurre la stabilità.