Tennis
Diego Schwartzman propone alcuni cambiamenti radicali per rendere più attrattivo il tennis
La continuità con cui Jannik Sinner sta imponendo il proprio dominio sul circuito ha riacceso un dibattito che, in realtà, attraversa il tennis da anni: quello di uno sport percepito da alcuni come sempre più prevedibile, meno incline all’incertezza e quindi, per certi versi, meno spettacolare. È la narrazione del “tennis noioso”, una formula sintetica ma controversa, che mette insieme risultati troppo lineari e match che, talvolta, sembrano allungarsi oltre la soglia dell’attenzione televisiva.
Non è una discussione nuova. Da tempo il tema dell’attrattività del tennis professionistico si intreccia con tentativi, più o meno radicali, di modificarne alcune regole o il formato. Tra le proposte più strutturate c’è quella portata avanti dal tecnico francese Patrick Mouratoglou con il progetto UTS (Ultimate Tennis Showdown), nato nel periodo pandemico con l’obiettivo dichiarato di rendere il gioco più rapido, dinamico e orientato allo spettacolo. Un laboratorio permanente che, però, lascia aperta una domanda centrale: fino a che punto si può intervenire sulle regole senza snaturare l’identità profonda del tennis?
In questo scenario si inserisce il punto di vista di Diego Schwartzman, che porta la prospettiva diretta di chi il circuito lo ha vissuto dall’interno, tra partite interminabili e necessità di adattamento continuo. L’ex tennista argentino ha affrontato il tema in maniera esplicita, riconoscendo la necessità di rendere il prodotto più accessibile per il pubblico televisivo. In una recente apparizione su un podcast argentino, infatti, ha osservato che “Da diversi anni ormai si discute su come aumentare l’audience televisiva del tennis e impedire che gli spettatori si annoino guardando una partita per quattro ore di fila“.
Una diagnosi, alla quale Schwartzman affianca anche delle possibili soluzioni operative. Sempre nel corso dello stesso intervento, “Peque” ha indicato due interventi concreti: “Eliminare i vantaggi e introdurre un super tie-break nel terzo set“. Proposte che si collocano nella direzione di una maggiore compressione dei tempi e di una riduzione delle fasi potenzialmente infinite del gioco.
Il punto, però, resta lo stesso che attraversa ogni tentativo di riforma: bilanciare spettacolo e tradizione. Perché se da un lato l’esigenza di mantenere alta l’attenzione del pubblico globale è ormai un fattore centrale nello sport contemporaneo, dall’altro il tennis continua a fondarsi su equilibri tecnici e psicologici che rischiano di essere alterati da interventi troppo invasivi.
