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Da Jodar a Fonseca: le possibili mine vaganti del Roland Garros 2026
Chi può dar fastidio ai big, al Roland Garros, al di là dei grandi (anzi, grandissimi) favoriti? In cima, è chiaro, ce ne sono tre di uomini per la vittoria: Jannik Sinner, Alexander Zverev, Novak Djokovic. E se da una parte la grande domanda è legata al lato di tabellone destinato al serbo, che inevitabilmente sbilancerà tutte le previsioni, dall’altra tutto si va a concentrare sui giocatori capaci di creare problemi (molto seri) ai nomi di grido.
Innanzitutto è necessario utilizzare un criterio per definire chi può essere “mina vagante”: come tale si sceglie quello dei giocatori che non sono attualmente compresi tra le prime 16 teste di serie. Dunque, fino a Valentin Vacherot non si utilizzerà questa definizione.
Se utilizziamo questo criterio, sarebbe a tal punto obbligatorio includere Arthur Fils, benché il suo sia davvero un caso oltre il limite. Si parla del numero 4 della Race, e non si può dunque neanche inserire tra le mine vaganti reali. Lo è solo perché può capitare in una zona di tabellone nella quale può fare molti danni contro i favoriti, ma parliamo davvero di un giocatore che merita come minimo di arrivare ai quarti.
Più sensato può essere il discorso per Rafael Jodar e Joao Fonseca, anche se per stato di forma è più il primo del secondo a rappresentare una minaccia reale per i big, considerato cos’ha saputo fare negli ultimi tempi. Quarti a Madrid, quarti a Roma per il madrileno, mentre il brasiliano ha raggiunto i quarti in quel di Montecarlo. Fastidiosi, all’interno della fascia 25-32, anche l’argentino Francisco Cerundolo e il ceco Jakub Mensik (che, però, è un altro che dello status di mina vagante non sa che farsene, per discorsi non lontani da quelli di Fils anche se, per il 2026, con meno “senso”).
E poi ci sono gli altri. Quelli lontani dal seeding. Nome numero uno, se si ritroverà d’improvviso: Stefanos Tsitsipas. Il greco qui ha raggiunto una finale, è stato grande protagonista, ma non ha mai davvero finora dato l’impressione di essere sulla via della rinascita tennistica, essendo del resto crollato in classifica e uscito dalle chance di avere qualsiasi sorta di primo turno facile. Qui potrebbe benissimo avere già da subito Sinner.
Un discorso che lo accomuna a tanti, tra i quali si fanno preferire il polacco Hubert Hurkacz, lo spagnolo Martin Landaluce e, nel caso in cui gli si riaccendesse la spia all’improvviso, Matteo Berrettini. Sono comunque tante le non teste di serie in grado di fare danni: i canadesi Gabriel Diallo e (se giocherà seriamente) Denis Shapovalov, il croato ed ex vincitore Slam Marin Cilic, il francese Giovanni Mpetshi Perricard (anche se è più efficace altrove), il tedesco Daniel Altmaier (uno che sul rosso è in grado di far penare chiunque), ma anche la versione più recente del giovane croato Dino Prizmic. E poi ci sono i veterani: Roberto Bautista Agut e Pablo Carreno Busta, i due spagnoli che un tempo erano ben più in alto (e uno è al passo d’addio), Gael Monfils, che vuole regalarsi un ultimo show nel 2026, e Stan Wawrinka, con lo svizzero che proprio all’ultimo è riuscito a entrare in tabellone. E, a proposito di Monfils, chissà se per un’ultima volta vedremo quelle atmosfere sul Court Philippe Chatrier che soltanto lui è in grado di creare, e dov’è stato capace di vincere partite senza senso (Baez ne sa qualcosa).
