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Internazionali d'ItaliaTennis

Cosa ha avuto Sinner contro Medvedev: tra vomito, ipotesi malessere e precedente a Wimbledon 2024

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

Jannik Sinner è umano. Sembra una banalità, ma la continuità impressionante mostrata negli ultimi mesi aveva quasi cancellato questa percezione. Vittorie, lucidità tattica, tenuta mentale e una capacità fuori dal comune di restare dentro le partite avevano costruito attorno al numero uno del mondo un’aura di apparente invulnerabilità. Per questo il malessere accusato nella semifinale degli Internazionali d’Italia contro Daniil Medvedev ha colpito così tanto.

Il problema è emerso progressivamente nel corso del match. Dopo un primo set dominato con autorità e chiuso 6-2, l’azzurro ha iniziato a manifestare segnali evidenti di sofferenza nella seconda frazione. Il ritmo degli scambi è calato, il linguaggio del corpo è cambiato e sul volto sono comparse smorfie di fatica sempre più frequenti. Sinner ha accusato affanno, difficoltà respiratorie e un progressivo indebolimento atletico che ha inciso direttamente sulla qualità del gioco, consentendo a Medvedev di rientrare in partita fino al 7-5 del secondo set. Un parziale nel quale l’azzurro si è anche piegato in campo dopo un conato di vomito.

Nel terzo parziale, sul 3-2 in suo favore, ha chiesto l’intervento medico. Durante il Medical Timeout il fisioterapista è intervenuto soprattutto sulla coscia, zona nella quale Sinner lamentava problemi (crampi). Nonostante il quadro fisico complicato, Jannik è riuscito comunque a mantenere il controllo del punteggio, salendo sul 4-2 prima della sospensione dell’incontro per la pioggia battente sul Centrale del Foro Italico, che riprenderà quest’oggi non prima delle 15:00.

Sulle cause del malessere, al momento, non esiste una spiegazione ufficiale. L’ipotesi più concreta riguarda un forte stress psicofisico associato alla stanchezza accumulata nel torneo e a una possibile disidratazione. Sinner viene tra l’altro da un tour de force notevolissimo, coinciso con vittorie in serie senza precedenti. Si fa riferimento alle affermazioni a Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid.

Nel valutare il quadro complessivo, non può essere esclusa nemmeno una componente emotiva. Ufficialmente non si è parlato di crisi d’ansia, ma la pressione psicologica esercitata da un evento giocato in casa, con aspettative enormi e il peso del ruolo di favorito, può produrre conseguenze fisiche importanti. Nel caso dell’altoatesino, il mix tra sforzo atletico e pressione ambientale potrebbe aver amplificato una condizione già precaria dal punto di vista fisico.

In tutto questo viene in mente il precedente con Medvedev dei quarti di finale di Wimbledon di due anni fa. Anche allora Sinner accusò un improvviso crollo fisico durante il match, mostrando sintomi simili: difficoltà nei movimenti, evidente perdita di energia e incapacità di mantenere continuità atletica. Le analogie, però, si fermano soprattutto alle manifestazioni esteriori del malessere.

A Londra, infatti, lo stesso Jannik spiegò che il problema era stato provocato da un virus influenzale-intestinale contratto nelle ore precedenti alla partita, una condizione che lo aveva debilitato già prima di entrare in campo. In quel periodo, inoltre, sullo sfondo pesava anche la delicata vicenda legata al caso Clostebol e al procedimento ITIA allora ancora aperto, un contesto inevitabilmente logorante sul piano mentale.

A Roma, invece, il quadro sembra differente. Non emergono elementi riconducibili a uno stato virale, mentre appaiono più plausibili fattori legati all’usura fisica, alla disidratazione, ai crampi e alla pressione accumulata durante il Masters1000. In entrambi i casi resta però un elemento comune: anche un atleta abituato a mantenere standard elevatissimi può andare incontro a cedimenti improvvisi quando il corpo supera il limite di tolleranza.

Non il segnale di una debolezza strutturale, ma la dimostrazione che dietro la continuità quasi irreale mostrata da Sinner negli ultimi mesi esiste comunque un atleta sottoposto a stress enormi, fisici e mentali. Anche i numeri uno, a volte, devono fermarsi per respirare.

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