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Calcio, l’Iran conferma la sua presenza ai Mondiali ad alcune condizioni

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Iran calcio
Iran calcio / LaPresse

La presenza dell’Iran ai Mondiali del 2026, almeno ufficialmente, non è più in discussione. La FIFA ha confermato che la selezione iraniana prenderà parte alla competizione che si giocherà tra Stati Uniti, Messico e Canada, ma attorno alla partecipazione di Teheran continuano a muoversi tensioni diplomatiche, richieste politiche e inevitabili riflessi sportivi. È in questo contesto che, nelle ultime settimane, sono tornate a circolare anche le ipotesi — al momento remote — di un possibile ripescaggio dell’Italia.

A chiarire la posizione iraniana è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, che ha ribadito la volontà della nazionale di essere presente al torneo, ponendo però alcune condizioni precise alla FIFA e ai Paesi ospitanti. “La nostra nazionale non sta semplicemente ‘viaggiando’ negli Stati Uniti, ci andiamo per partecipare alla Coppa del Mondo“, ha dichiarato Baghaei, sottolineando come sia “responsabilità della FIFA fornire tutte le strutture e le condizioni necessarie”.

Le richieste dell’Iran riguardano soprattutto due aspetti: la sicurezza della delegazione e il rilascio dei visti senza interferenze politiche. Secondo Teheran, infatti, i regolamenti FIFA impongono ai Paesi organizzatori di “predisporre le necessarie misure e rilasciare i visti richiesti senza tenere conto di considerazioni o motivazioni politiche”. Una precisazione che non arriva casualmente, considerando il clima internazionale ancora estremamente delicato tra Iran e USA.

Il nodo politico resta centrale. Solo pochi mesi fa, infatti, il ministro dello Sport iraniano aveva addirittura ipotizzato la non partecipazione della squadra al Mondiale a causa dell’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti. Il successivo cessate il fuoco del 7 aprile ha contribuito a raffreddare la situazione, permettendo alla FIFA di mantenere ferma la propria posizione. Gianni Infantino (n.1 della FIFA) è stato netto: “Certo che l’Iran giocherà negli Stati Uniti. La ragione è molto semplice: dobbiamo unirci”.

Eppure, nonostante le rassicurazioni ufficiali, i problemi diplomatici non sono del tutto superati. Il Canada, ad esempio, ha già negato l’ingresso alla delegazione iraniana in occasione del Congresso FIFA di Vancouver, episodio che ha ulteriormente irrigidito i rapporti. Inoltre, Teheran avrebbe chiesto senza successo di disputare le partite del girone in Messico anziché negli Stati Uniti, proposta respinta dalla FIFA.

È proprio in questo scenario incerto che si inseriscono le speculazioni sull’Italia. Dopo l’eliminazione nei playoff contro la Bosnia, gli azzurri sono rimasti fuori dalla fase finale della rassegna iridata, ma alcune indiscrezioni hanno ipotizzato che un eventuale ritiro dell’Iran potrebbe aprire la strada a un clamoroso ripescaggio. 

Il regolamento FIFA, infatti, prevede che in caso di forfait di una squadra qualificata la scelta della sostituta sia totalmente discrezionale. L’articolo 6.7 consente alla federazione internazionale di decidere se basarsi sul ranking mondiale oppure organizzare un nuovo spareggio. Nessun automatismo, dunque, e soprattutto nessuna indicazione che favorisca direttamente l’Italia.

Anche dal fronte istituzionale italiano sono arrivate aperture molto fredde. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha escluso l’idea di un ingresso “a tavolino”, ribadendo come la qualificazione debba essere conquistata sul campo. Una posizione che riflette anche il timore di alimentare ulteriori polemiche in una vicenda già fortemente politicizzata.

Per questo motivo, al netto delle voci e delle indiscrezioni, la situazione appare oggi abbastanza definita: l’Iran parteciperà ai Mondiali 2026, ma pretende garanzie precise sul piano diplomatico e organizzativo.

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