Calcio
Il ministro Abodi chiaro sull’eventuale ripescaggio dell’Italia ai Mondiali di calcio: “Non è possibile e non è opportuno”
“Decisamente no“. E’ un po’ questa la risposta che arriva dal mondo politico italiano sull’ipotesi di un clamoroso ripescaggio della Nazionale di calcio per i Mondiali 2026. A rilanciare questa indiscrezione è stato il Financial Times da New York, con un successivo rimbalzo in Italia tramite ANSA: al centro della vicenda ci sarebbe un’iniziativa informale di Paolo Zampolli, emissario del presidente statunitense Donald Trump, che avrebbe suggerito alla FIFA – e in particolare al suo presidente Gianni Infantino – di sostituire l’Iran con l’Italia nel torneo.
Secondo quanto riferito, l’idea avrebbe anche una valenza geopolitica: rafforzare i rapporti tra Washington e Roma, in una fase di rinnovata sintonia tra Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Lo stesso Zampolli ha confermato di aver avanzato la proposta, sottolineando il “pedigree” degli Azzurri, forti di quattro titoli mondiali, e il valore simbolico di una loro presenza nella rassegna che si giocherà proprio negli Stati Uniti.
Tuttavia, sul piano sportivo e regolamentare, la prospettiva appare estremamente fragile. Solo pochi giorni fa, infatti, Infantino aveva ribadito con chiarezza la presenza dell’Iran tra le squadre qualificate, escludendo implicitamente qualsiasi scenario alternativo: una posizione che rafforza l’idea di una suggestione più politica che concreta.
In Italia, la reazione delle istituzioni è stata immediata e netta. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha espresso un giudizio tranchant: “Primo non è possibile, secondo non è opportuno. Non so cosa venga prima“. Un doppio livello di critica, tecnica ed etica, che riflette una linea precisa: la qualificazione a un Mondiale, ha ribadito Abodi, “si conquista sul campo, non per vie traverse“. Il ministro ha inoltre colto l’occasione per tornare su un tema a lui caro, quello della necessità di una riforma strutturale del calcio italiano, con interventi sui vivai e sulla governance del sistema.
Ancora più duro il commento del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha definito l’ipotesi “vergognosa”, aggiungendo senza mezzi termini: “Io mi vergognerei”. Considerazioni che segnano una presa di distanza non solo dall’idea in sé, ma anche dal suo retroterra politico-diplomatico.
