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Berrettini prende posizione su Sinner: “Ha perso per paura di stare male? Vorrei avere la sua forza mentale…”
La mente come alleata, ma anche come ostacolo da superare. Dopo la vittoria contro Francisco Comesana che gli ha spalancato le porte degli ottavi di finale del Roland Garros 2026, Matteo Berrettini è stato chiamato a riflettere su un tema che negli ultimi anni ha accompagnato gran parte della sua carriera: la gestione mentale nei momenti difficili, soprattutto quando entrano in gioco dolore, infortuni e timori legati alle condizioni fisiche.
Lo spunto è arrivato anche dall’attualità del torneo e da quanto accaduto a Jannik Sinner, sconfitto da Juan Manuel Cerundolo in una partita condizionata da un malessere fisico. Un episodio che, per alcuni osservatori, ha alimentato interrogativi anche sul piano mentale. Una lettura che Berrettini non condivide, anzi.
“Non penso che possa essere una regola generale per tutti. Si dice sempre che se hai paura di qualcosa poi te la porti dietro, ma è difficile da giudicare. Jannik ha dimostrato milioni di volte di essere un campione che sta facendo la storia del tennis, non solo di quello italiano; ha fatto cose che non sono riusciti a fare nemmeno altri che conosciamo bene“, ha dichiarato in conferenza stampa.
Per il romano, infatti, una sconfitta o una giornata storta non possono mettere in discussione il valore di un giocatore che negli ultimi anni ha riscritto numerosi record del tennis italiano e internazionale. Quanto accaduto contro Cerundolo rientra semplicemente nelle dinamiche di uno sport in cui anche i più forti possono attraversare momenti complicati senza che ciò intacchi le loro qualità.
Berrettini, però, ha anche spiegato come il rapporto tra mente e corpo sia un aspetto estremamente personale, raccontando la propria esperienza vissuta negli anni segnati dai numerosi stop fisici. “Io non sono come lui: so che quando ho paura di andare oltre un dolore o un fastidio, sopra un infortunio, è davvero difficile perché ti crolla tutto addosso. Ho lavorato anche su questo, per accettare che la paura arriva ma avere delle armi perché questa cosa non diventi così grande da gestire“.
Una riflessione che evidenzia il percorso compiuto dall’ex finalista di Wimbledon. Non la ricerca di una paura impossibile da eliminare, ma la costruzione di strumenti per riconoscerla e impedirle di prendere il sopravvento. Un lavoro mentale che procede parallelamente a quello tecnico e fisico, diventato fondamentale per un atleta costretto più volte a fare i conti con il proprio corpo.
La chiusura è poi una sorta di attestato di stima nei confronti di Sinner, indicato come esempio proprio sotto il profilo della tenuta psicologica. “Ognuno ha le sue, io lavoro su me stesso e vorrei avere la forza mentale di Jannik, sinceramente“.
