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Pietro Sighel si scaglia sui giudici: “Il polacco ha detto che non ero da squalifica. Vedono cose diverse…”

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Pietro Sighel
Pietro Sighel / LaPresse

Pietro Sighel non ha digerito del tutto la squalifica che gli è stata comminata al termine del suo quarto di finale della gara dei 1.000 metri dello short track valevoli per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Il trentino, che partiva con il chiaro intento di mettersi al collo una medaglia individuale, dopo l’oro nella staffetta mista, ha danneggiato il polacco Michal Niewinski, prendendo una posizione in modalità non regolare.

Nonostante avesse tagliato il traguardo in prima posizione davanti al cinese Long Sun e al lettone Roberts Kruzbergs, dopo pochi istanti è arrivata la squalifica che ha estromesso il nostro portacolori da una gara che poteva vederlo nuovamente protagonista. Al termine della prova Pietro Sighel ha spiegato le sue ragioni ai microfoni di Raisport: “Mi hanno squalificato – è amaro – In questi casi, quando si parla di contatti tra lame, arriva solo l’avanzamento dell’avversario che è stato penalizzato. Non c’è molto altro da dire. Io mi sentivo davanti al polacco, per quello ho chiuso in maniera decisa”.

Il trentino racconta poi un retroscena importante: “Lo stesso Niewinski, al termine della gara, mi ha detto che il contatto tra di noi era solo tra le lame e, di conseguenza, non mi dovevano squalificare. Purtroppo non è andata così. Si vede che noi vediamo cose diverse rispetto ai giudici. Ad ogni modo, come detto, fa parte dello sport. Lo devo accettare e guardare avanti. Succede troppo spesso nello short track, per cui non ha senso farsi venire il fegato amaro”.

Pietro Sighel conclude puntando il mirino verso i prossimi appuntamenti: “Le mie Olimpiadi non sono finite. Ci sono altre due distanze da affrontare, una staffetta, per cui tante cose. Ho già un oro in tasca e quello non me lo può togliere nessuno”.

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