Formula 1
F1, la rivoluzione regolamentare può sconvolgere le gerarchie nel 2026. Polemiche già in atto e Verstappen osserva in chiave 2027
Alla vigilia di qualsiasi cambiamento regolamentare, la F1 viene scossa dalle polemiche e dai sospetti. Scaramucce preventive, perché si naviga nell’incertezza e ognuno ha il timore che si possa ripetere quanto accaduto sia nel 2009 che nel 2014.
Vanno però fatti dei doverosi distinguo. Diciassette anni fa, quando entrò in vigore una rivoluzione aerodinamica, la Brawn GP ebbe il merito di interpretare le regole e di concepire una soluzione letteralmente borderline, che ricevette il benestare della Federazione Internazionale. Il cosiddetto doppio diffusore, che diete al team nato dalle ceneri di Honda un decisivo vantaggio abissale nelle prime fasi della stagione.
Viceversa, dodici anni orsono, Mercedes ebbe la capacità di capire qual era il modo migliore di progettare le nuove power unit. Mentre Ferrari e Renault rimasero fedeli allo schema precedente, la Stella a Tre Punte cambiò totalmente la struttura del motore, trovando la quadra del cerchio dal punto di vista dell’efficienza. Nessun trucchetto legalizzato, come nel caso della Brawn GP, bensì una legittima e meritevole corretta lettura ingegneristica.
Nessuno può ancora sapere cosa accadrà nel 2026, ovviamente le varie squadre hanno già cominciato a lanciare accuse e sospetti le une contro le altre. Giochetti politici, vecchi tanto quanto la F1. Niente di nuovo sotto il Sole, autentici pour-parler magari destinati a evaporare alla prima occasione, forse sostituiti da altri totalmente diversi.
Nel mentre, l’unico punto fermo del Circus non è un Team, bensì un uomo. Quel Max Vestappen che può legittimamente essere definito il Campione del Mondo morale 2025. Indiscutibilmente il miglior pilota del lotto, può permettersi di guardarsi attorno ed eventualmente di porsi sul mercato se Red Bull non dovesse soddisfarlo. Nel qual caso, spazio al miglior offerente. Non solo economico, bisognerà avere anche la competitività per attirare l’olandese, qualunque sia la cromia della propria livrea.
