Ciclismo, Michele Bartoli: “Nibali? Fossi in lui non mi trascinerei. Bagioli è molto forte”

Cresciuto nella scuola toscana del grande ciclismo, ed erede di Fiorenzo Magni, il Leoncino delle Fiandre Michele Bartoli è sicuramente l’italiano più fiammingo di tutti, nonché  il miglior Maestro delle Classiche della sua generazione; di quegli anni a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, dove è riuscito a portare il nostro Paese ai vertici delle Classiche Monumento. 

Intervistato in esclusiva da OA Sport, Bartoli ha parlato a cuore aperto di quella che, secondo lui, è la situazione attuale del ciclismo italiano, sia al presente che al futuro del movimento azzurro, tra un veterano come Vincenzo Nibali e un giovane come Andrea Bagioli. Il tutto anche con uno sguardo all’estero e un parere personale sul nuovo fenomeno Juan Ayuso.

Partiamo innanzitutto dal trionfo di Sonny Colbrelli ai Campionati Italiani di Imola. 

“Colbrelli è forte. Quando sta bene è uno degli atleti più forti in assoluto, e lo aveva già dimostrato al Giro di Svizzera. Il percorso dei Campionati italiani era difficile, per scalatori, mentre lui è un velocista; ma in questa occasione ha dimostrato di non essere uno sprinter qualunque. Vincere con tutti questi metri di dislivello significa avere qualcosa in più. Ovviamente aveva già dimostrato grandi cose, ma l’Italiano è stata la consacrazione di quello che la gente si aspettava da lui”.

Adesso ci sarà il Tour de France, dove ritroveremo lo stesso Colbrelli ma anche uomini come Vincenzo Nibali, Mattia Cattaneo, Davide Ballerini, Davide Formolo. Cosa si aspetta dagli azzurri?

“Mi aspetto vittorie di tappa, e poco in termini di classifica generale; ma intendo per la lotta verso il podio. Poi sono convinto che Nibali potrà fare una buona classifica. Ma non possiamo pensare di partire per il Tour con prospettive di top3. Poi ovviamente tutto può accadere, anche perchè Vincenzo ha già vinto una maglia gialla, e se dovesse trovare la sua vecchia condizione, è chiaro che potrebbe rientrare tra i papabili; anche se gli anni passano pure per lui”.

Dunque per Nibali ha ancora senso andare avanti come sta facendo ad esempio Valentino Rossi?

“La mia ultima vittoria è stata al Giro di Lombardia, quindi una gara importante, una Classica Monumento. Poi ho deciso di smettere perchè sentivo dentro di me qualcosa che non funzionava più come prima; nonostante avessi ancora 34 anni. E nonostante tutto, tornassi indietro, lo rifarei. Io sono del parere che, quando un campione che ha vinto tutto, e non riesce più a dare quello che dava prima, deve mettere davanti la conoscenza rimanendo comunque a disposizione degli altri, e quindi chiuderla con il ciclismo ‘pedalato’. Poi però, d’altra parte, è anche giusto correre ancora volentieri e che nessuno faccia osservazioni troppo critiche. Difatti io non sto accusando Nibali, perchè sono dell’idea che sia ancora in grado di vincere gare di valore, però questo è il mio pensiero. Perciò se qualcuno mi dicesse ‘un atleta fa bene a trascinarsi?’, io potrei affermare a piena voce ‘No, non fa bene’ “. 

Da esperto di Classiche, cosa ci possiamo aspettare per il futuro da ragazzi come Davide Ballerini, Alberto Bettiol o Gianni Moscon?

“Al momento questi tre nomi sono i nostri migliori, anche se io aggiungerei pure Andrea Bagioli, che è un giovane di ottime prospettive. Forse, tra tutti loro, è anche quello che potrebbe arrivare a vincere Classiche importanti come una Liegi-Bastogne-Liegi o una Freccia Vallone. Insomma, ha le qualità per farlo. Bisognerà vedere la sua crescita, ma vedo in Bagioli un top rider”.

Oltre a Bagioli abbiamo anche Antonio Tiberi se non Alessandro Fancellu tra i giovani azzurri più promettenti. Cosa ne pensa di loro? Ci sono altri nomi su cui si potrebbe puntare per il futuro?

“Ne parlano un gran bene. Sicuramente abbiamo bisogno di giovani che ci facciano pensare in grande. Al momento, con tutta onestà, non abbiamo lo stesso ricambio generazionale di altre nazioni, e quindi siamo un po’ carenti. Però questi nomi sono giovani interessanti. Ripeto, a parer mio Bagioli ha già fatto vedere di che pasta è fatto. Quindi, se si rimette bene dall’infortunio, sarà un ottimo uomo per l’avvenire”.

Secondo lei, il neo vincitore del Giro d’Italia Under 23 Juan Ayuso, potrebbe diventare il nuovo dominatore delle grandi corse a tappe? È agli stessi livelli di Tadej Pogacar ed Egan Bernal?

“Ha fatto vedere dei numeri veramente importanti. È un gradino superiore ai più forti; e ciò vuol dire sfiorare la categoria dei cosiddetti ‘fenomeni’. Credo che per lui possa arrivare un ottimo futuro. Poi è chiaro che, come tutti gli altri giovani, vadano rivisti dopo il salto di categoria. Però sai, normalmente il detto ‘il buongiorno si vede dal mattino’ è vero, quindi, secondo me, ha tutte le carte in regola per dimostrare il suo grande valore. Me lo aspetto ai livelli di Pogacar e Bernal perchè ha vinto un Giro d’Italia U23 con autorità, non giostrandolo bene tatticamente, ma sfruttando bene le varie forze. È stato nettamente superiore. Perciò, quando si vede tutta questa strapotenza, è chiaro che se uno ha quel qualcosa in più, si può già pensare di potersi confrontare con i professionisti più forti. Ovviamente, come detto in precedenza, dovrà riconfermarsi, ma è chiaro che lui fa ben sperare”.

Secondo lei, come mai in Italia non emergono più giovani da corse a tappe? Dov’è il problema?

“Secondo me è anche un po’ una questione di circostanza; nel senso che, al momento, la casualità non ha fatto nascere corridori con queste caratteristiche. Poi ci potrebbe anche essere un lavoro alla base un po’ troppo esasperato che non porta i nostri giovani ad arrivare integri al professionismo. Sono tutte valutazioni possibili che vanno fatte per capire se vi sono eventuali errori. Tutti dobbiamo metterci in discussione, lo faccio pure io per migliorare la mia qualità del lavoro; e parlo proprio di tutti: direttori sportivi, squadre giovanili, Federazione… . Bisogna capirci meglio, perchè quando c’è una risposta negativa, non possiamo pensare soltanto ‘non sono nati i campioni in Italia’, ma ben altro. Probabilmente c’è anche qualche errore da parte di tutto il movimento”.

Foto: Lapresse

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