Ginnastica, la Final Six è spettacolare? Gli scontri diretti acchiappano il grande pubblico? Tra tv, show e punti da rivedere

Siamo sicuri che la Final Six sia davvero spettacolare? Il nuovo format adottato per assegnare gli scudetti ha creato davvero quel pathos e quell’incertezza voluti alla vigilia? L’atto conclusivo della Serie A, trasmesso in diretta televisiva sul Nove e su Eurosport, è stato concretamente il primo passo per fare avvicinare il pubblico generalista alla ginnastica artistica? Il meccanismo degli scontri diretti ha un po’ diviso il pubblico e non ha riscosso l’unanime gradimento degli appassionati della Polvere di Magnesio.

Doveva essere un grande show, ma il format ha limitato la presenza delle ginnaste di punta. La corazzata Brixia Brescia, vincitrice dello scudetto per la 18ma volta nella sua storia (la settima consecutiva), ha dovuto tenere a riposo le sue splendide Fate a rotazione: solo un esercizio per Giorgia Villa e Martina Maggio, appena due attrezzi per Asia e Alice D’Amato, trave e corpo libero per la giovane fuoriclasse Angela Andreoli. Se si vuole assicurare lo spettacolo, allora sarebbe necessario garantire la visione del maggior numero possibile di esercizi di un certo livello, anche perché stiamo sostanzialmente parlando della Nazionale Italiana che ha vinto il bronzo a squadre agli ultimi Mondiali e il grande pubblico dovrebbe avere il modo di vedere il meglio possibile alle nostre latitudini.

Gli scontri diretti al femminile sono stati a senso unico, la Leonessa ha vinto sette sfide sulle otto in programma (l’en-plein è sfuggito solo per la caduta di Alice sugli staggi, la quale ha perso da Viola Pierazzini per appena mezzo decimo nonostante il grave errore). Un po’ arzigogolato anche il regolamento: testa a testa tra tre atlete, quella che ottiene il risultato migliore ottiene 3 punti speciali (2 alla seconda, 1 alla terza) e poi si fa la somma per arrivare alla classifica finale. Tutto con appena due ginnaste su ciascun attrezzo per ogni squadra. La grafica con le “carte”, in stile Amici di Maria de Filippi, ha sicuramente aiutato il pubblico nella comprensione della dinamica di gara ed è stata indubbiamente molto televisiva.

Rinfrescare il format di gara ci sta ed è lecito, l’idea e le intenzioni sono buone, il passaggio televisivo è eccellente, ma sono necessari degli accorgimenti e delle migliorie per rendere il tutto ancora più appetibile e aumentare la qualità tecnica della gara. Sperare in equilibrio e pathos in una gara femminile con questa Brixia è oggettivamente impossibile, è praticamente la Nazionale Italiana e c’è modo di divertirsi quando le azzurre si presentano in campo internazionale (speriamo presto, il mirino è puntato sulle Olimpiadi).

Incertezza e imprevedibilità hanno invece caratterizzato l’evento maschile per tutto il weekend: in semifinale sono state eliminate Ginnastica Salerno e Spes Mestre (le formazioni che avevano vinto gli ultimi tre scudetti e favorite della vigilia), poi nell’atto conclusivo è stata la Virtus Pasqualetti Macerata a fare festa dopo aver messo la freccia contro la Pro Patria Bustese e la Giovanile Ancona. Anche qui, però, c’è qualcosa da rivedere sul limite delle salite ad attrezzo per ogni atleta: Ancona ha sfruttato i suoi migliori atleti sabato pomeriggio per vincere il confronto contro Mestre e domenica si è ritrovata con gli uomini contati, non riuscendo a battagliare concretamente per il tricolore.

Un appunto sulla durata della gara: 2 ore e 45 minuti. Sicuramente meno delle 4 ore e mezza delle tradizionali tappe di Serie A, viste anche quest’anno in regular season. Alternanza perfetta tra esercizi maschili e femminili, poche pausa, gestione ottima del tempo, organizzazione perfetta (da questo punto di vista le tre gare di Napoli sono state encomiabili, mancava il pubblico ma la gestione dell’evento è stata sopraffina), ma si può ancora limare qualcosa. La Final Six ha fatto un po’ storcere il naso per alcuni aspetti ed è piaciuta per altri: bisogna trovare il giusto connubio e modificare le cose meno gradite per confezionare un prodotto che possa davvero avvicinare il grande pubblico alla ginnastica artistica. E per questo bisogna garantire uno spettacolo che vada oltre uno scontro diretto che spesso non sussiste.

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OA Sport nacque l’11 novembre del 2011 come blog chiamato Olimpiazzurra, per poi diventare un sito web dal 23 giugno 2012. L’attuale denominazione è in uso dal 2015. Nell’arco degli anni la nostra filosofia non è mai mutata: tutti gli sport hanno la stessa dignità. Sul nostro portale le Olimpiadi non durano solo 15 giorni, ma 4 anni. OA Sport ha vinto il premio come miglior sito di Sport all’Overtime Festival di Macerata nel 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020.

stefano.villa@oasport.it

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Foto LM-LPS/Filippo Tomasi

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