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F1, il protocollo per far ripartire il Mondiale 2020: gare a porte chiuse e voli privati



Si inizierà? Si farà il tentativo. Il Circus della F1 pare stia già approntando un piano sull’inizio del campionato in piena emergenza sanitaria. La pandemia, come è noto, ha causato l’annullamento di diversi round, ultimo dei quali in Francia (28 giugno), e quindi Liberty Media sta cercando delle soluzioni per dare il via alle danze, tenendo conto chiaramente di tutti i rischi annessi e connessi.

Come rivela la Gazzetta dello Sport, il nuovo calendario dovrebbe prevedere come primo weekend quello in Austria il 5 luglio. Sempre secondo le ipotesi della testata citata, si dovrebbero tenere due GP consecutivi in terra austriaca (5-12 luglio), ma per fare questo è da capire come le scuderie potranno accedere alla struttura, tenendo conto dei blocchi precauzionali dei confini per l’emergenza menzionata. La stessa situazione si dovrebbe replicare a Silverstone con due gare in rapida successione e in questo caso si dovrà rinunciare alle misure di quarantena.

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Successivamente si continuerebbe il percorso in Ungheria (non senza punti interrogativi al momento), in Spagna e in Olanda, anche se in quest’ultimo appuntamento la soluzione a porte chiuse non sarebbe particolarmente gradita dagli organizzatori e quindi il programma potrebbe saltare. Poi potrebbe essere la volta di Spa e di Monza, con il presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani che ha smentito alcune voci sull’eventuale cancellazione del fine settimana italiano. A chiosa si dovrebbe andare in Canada (Montreal), poi in Russia (Sochi) in Giappone (Suzuka) e ad Abu Dhabi in dicembre, escludendo il Brasile. La domanda è: come ci si regolerà?

Vi sarà un protocollo, ma è chiaro che fin da ora si dovrà essere coscienti delle perdite in termini economici a causa dell’assenza del pubblico sugli spalti. In questo senso, i diritti televisivi cercheranno di tenere a galla la barca. Per quanto concerne le regole, tutti i partecipanti (ogni team non dovrà avere verosimilmente più di 60 membri, ndr) saranno obbligati a sostenere test sierologici e tamponi per poter essere ammessi agli impianti. Gli spostamenti delle squadre avverranno nella maniera più asettica possibile: solo voli privati, spostamenti ridotti nei paddock e rispettosi delle distanze di sicurezza. Ai piloti, nel caso specifico, verranno consentiti solo spostamenti tra paddock e hotel. Condizioni che avranno chiaramente un costo notevole e non facili da assorbire.

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

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Foto: LaPresse

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