Boxe: Muhammad Ali si è spento a 74 anni. Addio a The Greatest, Leggenda del Ring

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The Greatest, il più grande pugile di tutti i tempi, Muhammad Ali, si è spento presso l’ospedale di Phoenix, dove era stato ricoverato per una crisi respiratoria, all’età di 74 anni. “Dopo trentadue anni di lotta con il morbo di Parkinson, Muhammad Ali è deceduto a 74 anni. Il pugile tre volte campione del mondo dei pesi massimi è morto questa sera”, ha brevemente dichiarato il portavoce della famiglia, Bob Gunnell. I funerali saranno organizzati presso la sua città natale, Louisville, in Kentucky.

Con Ali non se ne va solamente un grande pugile, ma un grande lottatore in tutti i campi, dal ring alla malattia, passando per le sue convinzioni politiche, come quando si rifiutò di prendere parte alla Guerra del Vietnam, o, più recentemente, con le sue dichiarazioni contro la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump.

Nato il 17 gennaio 1942 come Cassius Clay a Louisville, Ali iniziò a tirare pugni a dodici anni, rivelandosi al grande pubblico in occasione delle Olimpiadi di Roma 1960, conquistando la medaglia d’oro dei pesi mediomassimi. Passato professionista, la sua celebrità crebbe progressivamente, mentre nel frattempo si avvicinava alle idee politiche di Malcolm X, convertendosi all’Islam. Nel 1964, conquistò il suo primo titolo mondiale battendo il defender Sonny Liston, e sfruttò l’occasione per rendere note le sue scelte politiche e religiose, rinunciando al suo nome per assumere quello di Muhammed Ali.

Successivamente difese la sua corona in sei occasioni, battendo ancora Liston in una rivincita, fino al 1967, quando fu scelto per la Guerra del Vietnam, forse come punizione, venendo considerato come un personaggio “sovversivo”. “La mia coscienza non mi lascerà sparare ad un mio fratello, o a persone dalla pelle più scura, ai poveri, agli affamati, per la grande e potente America. E sparare per cosa? Non mi hanno mai chiamato negro“, dichiarò Ali. Rifiutandosi di servire, Ali perse il suo titolo mondiale e fu condannato a cinque anni di prigione, per poi essere rilasciato con delle forti limitazioni sulla sua libertà personale e sportiva.

Essendogli stato vietato di combattere, Ali si dedicò alla sua attività politica, soprattutto in favore dei diritti della comunità afroamericana e contro la guerra del Vietnam. Dopo la lunga trafila legale, Ali ebbe il permesso per tornare a combattere in Georgia, ma venne sconfitto per la prima volta in carriera da Joe Frazier, in un match da 15 round che viene considerato come “il match del secolo”. I due si sfidarono ancora nel 1974, e questa volta fu Ali a vincere all’unanimità.

L’anno successivo, Ali tornò a combattere per il titolo mondiale contro George Foreman, per un altro dei match più noti nella storia del pugilato. Vincitore per KO all’ottava ripresa, il campione del Kentucky tornò così a detenere la cintura iridata dei pesi massimi. Successivamente sconfisse ancora Frazier, questa volta per KO alla quindicesima ripresa, e difese il nuovo titolo mondiale fino al 1978, quando dovette cederlo all’emergente Leon Spinks.

Dopo un primo ritiro, giunto dopo il titolo mondiale vinto nella rivincita con Spinks, Ali decise di effettuare un comeback nel 1980, ma le sconfitte patite contro Larry Holmes ed il giamaicano Trevor Berbick lo convinsero ad appendere definitivamente i guantoni al chiodo all’età di trentotto anni. In 61 incontri disputati da professionista, dunque, Ali vanta 56 vittorie, di cui 37 per KO, e cinque sconfitte.

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giulio.chinappi@oasport.it

 

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