Judo, Mondiali 2015: ombre su Tel Aviv. Che ci fa Di Loreto? La versione federale fa ancora acqua

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Più passano i giorni, più la versione che la federazione vorrebbe far passare di quello che abbiamo ribattezzato “caso MaddalonI” prende le sembianze di una farsa. I dati di fatto, invece, continuano a propendere per la versione che noi abbiamo sostenuto fin dall’inizio, quella di una decisione presa dall’alto all’ultimo momento per dimezzare il numero degli atleti convocati per i Mondiali di Astana 2015, tale da provocare le dimissioni dell’allenatore Pino Maddaloni.

Andiamo con ordine, ricostruendo ancora una volta i fatti. Secondo il comunicato stampa federale, il taglio dei componenti della squadra sarebbe stato deciso il 10 luglio, “in occasione della riunione del Consiglio di Settore“, un margine di tempo che sembrerebbe ragionevole, qualora fosse vero. In realtà, il Grand Slam di Tjumen’ (Russia), ultima prova alla quale la federazione faceva riferimento prima dell’appuntamento iridato, si è svolto il 18 e 19 luglio, ma dopo questo torneo nulla è stato comunicato a Pino Maddaloni. La comunicazione, come abbiamo avuto modo di ribadire più volte, è arrivata solamente un paio di giorni prima della partenza della squadra per Tel Aviv, dove la nazionale italiana avrebbe dovuto preparare (e sta preparando) i Mondiali di Astana in compagnia di altri atleti internazionali come gli ucraini, i bielorussi, i greci e naturalmente gli israeliani. A confermarlo è lo stesso Pino Maddaloni, che sulle pagine de Il Mattino ha dichiarato: “Volevo portare otto ragazzi che hanno dato tutto sudando due anni. Ne discuto con il presidente, con il Consiglio. Alla fine mi chiamano il 31 luglio e mi dicono solo quattro di loro. Nessuna spiegazione“. E poi aggiunge: “Solo una cosa vedo. I quattro ragazzi che partono appartengono a quattro società diverse“: una scelta dunque che servirebbe per garantire un equilibrio tra i quattro gruppi sportivi più importanti e non scontentare nessuno (Fiamme Oro per Elio Verde, Fiamme Gialle per Antonio Ciano, Carabinieri per Walter Facente e Fiamme Azzurre per Domenico Di Guida).

Ricevuta la lista di punto in bianco, Maddaloni ha tentato prima di far tornare la federazione sui suoi passi e poi, non volendo accettare lo smembramento della formazione con la quale aveva lavorato tutta la stagione, ha deciso di non partire per Israele, lasciando le sue funzioni, unica scelta possibile per mantenere la pace con la propria coscienza. Se la lista fosse arrivata prima nelle mani del campione olimpico di Sydney 2000, Maddaloni si sarebbe dimesso già prima, senza il bisogno di aspettare l’ultimo momento, e soprattutto ci sarebbe stato il tempo per riprogrammare la partenza verso Tel Aviv per soli quattro atleti. Ribadiamo, infatti, che in Israele dovevano recarsi tutti gli otto selezionati da Maddaloni, come dimostrano le foto postate sui social network, a partire quella che potete vedere in alto, pubblicata da Elio Verde per fare il tifo in occasione della finale che ha visto la vittoria di Giovanni Esposito ai Mondiali cadetti. Cosa c’è di strano? C’è che oltre ai quattro selezionati per Astana (lo stesso Verde, Antonio Ciano, Walter Facente e Domenico Di Guida) è presente anche Carmine Di Loreto, l’atleta che già agli Europei di Baku ha rappresentato l’Italia nella categoria 60 kg e che per Maddaloni avrebbe dovuto combattere anche ai Mondiali. Che ci fa Di Loreto? Con Emanuele Bruno ed Andrea Regis acciaccati, Marco Maddaloni che ha deciso di non partire per protesta sfogando tutta la sua rabbia su Facebook, alla fine sono stati solamente in cinque a partire degli otto scelti da Pino, con il volenteroso Carmine che ha deciso comunque di andare ad allenarsi con i suoi compagni di squadra. Altrimenti, seguendo la versione federale, essendo il training camp di Tel Aviv programmato per i soli convocati mondiali, non ci sarebbe dovuto essere neppure il giovane campano.

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One thought on “Judo, Mondiali 2015: ombre su Tel Aviv. Che ci fa Di Loreto? La versione federale fa ancora acqua”

  1. Gabriele Dente scrive:

    Quando lo sport diventa politica. E il Coni? Ah, già: “Non possiamo entrare nel merito di questioni che riguardano le singole federazioni, vero?”

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