Judo, Mondiali 2015: la federazione giustifica le sue scelte, ma non convince sul “caso Maddaloni”

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Siamo contenti che il nostro articolo di ieri sulle dimissioni di Pino Maddaloni dal ruolo di responsabile tecnico della nazionale maschile abbia portato il caso agli onori della cronaca su alcune delle più importanti testate nazionali, causando anche una reazione – seppur tardiva – da parte della federazione (clicca qui per leggere il nostro articolo). Ci dispiace, allo stesso tempo, constatare che per attirare l’attenzione attorno al judo sia necessario un marasma di questo tipo, che altro non fa che destabilizzare la squadra a meno di due settimane dall’apertura dei Campionati Mondiali di Astana 2015.

Andiamo con ordine: nella giornata di ieri, la FIJLKAM ha pubblicato tardivamente la lista dei nove convocati per i Campionati Mondiali di Astana, dopo che questa era già stata riportata da numerosi siti specializzati e generalisti, tra i quali il nostro (clicca qui), forse sperando che il caso sarebbe caduto nel silenzio. All’elenco degli atleti segue un comunicato nel quale si tenta di giustificare le scelte fatte: “La scelta di restringere la partecipazione ai Mondiali 2015 ai soli atleti che dispongono della migliore condizione tecnico-atletica e strategica“, si legge. “Tale decisione, quindi, ha tenuto conto, nella maniera più razionale possibile, di tutte le priorità in prospettiva olimpica […] Per tale motivo è stato ritenuto opportuno convocare solamente le atlete e gli atleti ritenuti attualmente più competitivi e meglio posizionati nella ranking list“. Una spiegazione non convincente, se si pensa che nella lista dei convocati è stato mantenuto Domenico Di Guida (100 kg), mentre è stato tagliato il nome di Marco Maddaloni (73 kg), quando i due si trovano in una situazione molto simile nelle rispettive categorie. Forse perché tra i 100 kg non c’è nessuno in grado di contendere a Di Guida il primato nazionale, mentre tra i 73 kg c’è grande concorrenza e si sarebbero potuti stravolgere questi equilibri?

È vero che, come si legge nel comunicato, anche gli atleti che non parteciperanno ai Mondiali avranno modo di accumulare punti nei prossimi tornei che si terranno fino a maggio, mantenendo così le speranze di qualificazione olimpica, ma continuiamo a non capire la necessità di cambiare la squadra a poco tempo dalla scadenza iridata, quando i judoka hanno già affrontato buona parte della preparazione pensando di dover combattere ad Astana, come ricordato ieri da Marco Maddaloni (clicca qui per leggere). Nel comunicato si legge anche che in Kazakistan volerà, oltre al direttore tecnico nazionale Kiyoshi Murakami ed al responsabile tecnico del settore femminile Dario Romano, Francesco Bruyere, che prenderà provvisoriamente il posto che era di Maddaloni. Un Pino Maddaloni non “dimesso” ma “sospeso” a titolo provvisorio, sempre secondo la Fijlkam, in attesa di una decisione definitiva che avverrà dopo i Mondiali.

Oltre al comunicato comparso sul sito ufficiale, RaiNews ha anche riportato le parole sia di Pino Maddaloni che del presidente Domenico Falcone. Quest’ultimo ha parlato di “scelta infantile” riguardo la decisione del campione olimpico di lasciare la nazionale in partenza per il ritiro di Tel Aviv e di mancanza di rispetto per la federazione, dimenticando che forse un po’ di rispetto lo meriterebbe anche un medagliato d’oro a cinque cerchi, che molto ha fatto per il judo italiano. “Non potevo avallare una scelta al ribasso, rinunciataria in partenza“, ha dichiarato Maddaloni. “Ad un Mondiale si va con le forze al completo. Così si uccide lo spirito di squadra, non dovevano dividerci“. Lo stesso Pino, confermando quando detto da noi in precedenza, ha sottolineato come “sia stato lasciato fuori chi ha bisogno di 98 punti per qualificarsi (Emanuele Bruno, ndr) e dentro chi ha bisogno di 135 (Domenico Di Guida, ndr)”.

Chiudiamo sottolineando, qualora ce ne fosse bisogno, che dal nostro punto di vista non stiamo prendendo posizione in favore o contro nessun atleta: “Io non guardo ai nomi, da padre di famiglia combatto per tutti i miei figli e per me c’è stata una palese mancanza di fiducia nei miei confronti“, ha detto proprio il campione di Sydney 2000. Stiamo piuttosto mettendo in evidenza, dunque, come il ruolo di Pino Maddaloni sia stato scavalcato ingiustificatamente dalle alte sfere federali e come le vittime di questa storia siano proprio quegli atleti che hanno affrontato una preparazione inutilmente. Oltretutto, questa situazione rischia di creare ulteriori spaccature tra le fila dei judoka azzurri, tra convocati, “tagliati” e non convocati, fatto del quale l’Italia non ha proprio bisogno.

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giulio.chinappi@oasport.it

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