Tennis
Luca Van Assche si spegne sul più bello, Ben Shelton si prende la finale a Parigi
Ben Shelton è il primo finalista del Masters 1000 di Parigi e il primo americano a raggiungere l’ultimo atto nel torneo francese dall’incredibile cavalcata di Jack Sock nel 2017. Luca Van Assche mantiene a lungo vive le speranze francesi di avere un erede di Jo-Wilfried Tsonga, ultimo vincitore transalpino nel 2008, ma alla fine cede per 5-7 6-3 6-4 dopo due ore e 16 minuti. Ora l’attesa è per il vincitore dell’altra sfida di penultimo atto, una Ruud-Alcaraz da osservare con una certa dose d’attenzione.
Se i primi game scorrono tutto sommato senza grandi scossoni, è il quarto ad avere un primo possibile elemento di variabilità, grazie a una palla break per Shelton che però Van Assche riesce subito ad annullare. Poi, sul 3-3, la situazione si inverte: è il francese ad andare sul 15-40, solo che l’americano gioca bene di servizio e dritto, e tanto gli basta (salvo che nel primo punto, in cui si rivela necessario uno smash). Ancora pochi minuti e, sul 5-5, arriva un game da diversi errori per Shelton, che ai vantaggi concede il turno di battuta. La Defense sale di giri in termini di volume, e per Van Assche il 7-5 arriva di lì a poco.
Il secondo parziale comincia sostanzialmente senza grandi sbocchi per l’uno o per l’atro, salvo un difficile secondo game per Van Assche che viene costretto a salvarsi ai vantaggi in questa circostanza. Shelton, però, ha ripreso del vigore dal passaggio a vuoto avuto poco pria, e ne offre una piena dimostrazione sul 3-2, quando va a prendersi con un bel passante il break che lo porta avanti. C’è ben poco da fare per il padrone di casa: 6-3, un set pari, si va avanti.
Il terzo set diventa quello delle emozioni, anche particolarmente forti, perché Shelton nel quarto game ha un altro passaggio a vuoto che lo porta sotto 0-40, e a quel punto a Van Assche basta la terza palla break per andare sul 3-1 e far sognare Parigi. In quel momento, però, è il classe 2004 a sentire il peso della situazione: game completamente sbagliato e inizio del recupero dell’americano, che si conclude dopo un durissimo settimo game. A quel punto la maggior esperienza a questo livello di Shelton si fa sentire eccome, ed è proprio il finalista degli US Open a chiudere in positivo il match: 6-4, finale.
Per vincere Shelton deve affidarsi a un rapporto vincenti-errori gratuiti di 44-27, contro un 24-28 di Van Assche che denota come non sia facile vincere i punti contro un giocatore che fa dell’essere veloce (in tutti i contesti) una caratteristica portante del proprio gioco. Alla fine dei conti l’americano vince 15 punti in più e trova anche molte più prime in campo (75%-55%), il che sul lungo periodo lo avvantaggia non poco.
