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Tennis

ATP Stoccolma 2026: la Svezia accoglie l’ultimo capitolo del circuito pre-Finals con Musetti al via

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Lorenzo Musetti
Lorenzo Musetti / LaPresse

Mentre l’uomo metteva, nel 1969, piede sulla Luna, a Stoccolma, per cose un po’ più terrestri, qualcuno aveva un’idea. Quel qualcuno era Sven Davidson, già gloria di Coppa Davis per il suo Paese, e quell’idea era un torneo. Un evento che avrebbe rapidamente preso piede e attirato i più grandi al mondo alla Kungliga tennishallen, traducibile in inglese come Royal Tennis Hall e in italiano, pressappoco, come Arena Reale del Tennis. Nei fatti, un luogo ricchissimo di storia nonostante non sia tra i più grandi del circuito (5000 posti a sedere).

Ci hanno vinto un po’ tutti qui. Basta scorrere l’albo d’oro almeno fino al 1994, del resto, per capire: Stan Smith, Arthur Ahe, John McEnroe, Boris Becker, Ivan Lendl, Goran Ivanisevic, Michael Stich, Roger Federer, Juan Martin del Potro. E poi gli svedesi: Bjorn Borg, Mats Wilander, Stefan Edberg, Thomas Enqvist, Jonas Bjorkman, Thomas Johansson. Borg, in particolare, ha vinto una sola volta: sembra strano, ma con tutto quello che girava attorno alla sua testa ogni volta che tornava nella capitale svedese era anche difficile pure per uno come lui trovare il giusto tasso di concentrazione. Anche in casa Italia un successo, quello di Adriano Panatta nel 1975 su Jimmy Connors, protagonisti in quegli anni di numerose esaltanti battaglie in un senso o nell’altro. Nel 1969, 1975, 1979 e 1980 ha fatto la sua comparsa anche il torneo femminile (due vittorie di Billie Jean King, una a testa di Virginia Wade e Hana Mandlikova: per un evento con sole quattro edizioni, non male).

1994, si diceva. Cos’è successo subito dopo? Semplice: dopo un passaggio, arrivato nel 1989, al Globen, che noi conosciamo come Globe Arena e che dal 2021 come Avicii Arena in tributo al produttore e DJ scomparso nel 2018, il torneo era entrato nei Super 9, quelli che poi oggi sono i Masters 1000. Ci è rimasto fino al 1994, poi l’ATP ha attuato altre scelte, il torneo si è dovuto ridimensionare e ha anche avuto più di una volta delle problematiche di collocazioni nel calendario, anche se normalmente il posizionamento a fine stagione è stato pressoché sempre rispettato. Il campo partenti, ad ogni modo, ha spesso avuto un notevole spessore, oltre a un significativo numero di finali importanti (tra quelle giocate 3 su 5, dal 1984 al 2002, si ricordano Becker-Edberg 1991 e Schalken-Nieminen 2001, ma anche Becker-Ivanisevic 1994).

Quest’anno i fattori da tenere in considerazione sono due. Uno, appunto, è la vicinanza alle Finals, il che può ancora far evolvere la situazione in parecchi sensi, l’altro è la presenza subito prima di Parigi, proprio come ultimo 1000 stagionale. Nel momento in cui scriviamo, Taylor Fritz e Casper Ruud sono confermati come prima e seconda testa di serie. All’americano e al norvegese si aggiunge Lorenzo Musetti, che ha deciso di usufruire della cosiddetta late entry, utilizzata dai tennisti che si iscrivono in ritardo, ma cui è concesso un posto negli ATP 250 in caso di necessità. In sostanza, il toscano può ora cercare di continuare il lavoro che, in teoria, serve soprattutto a restituirlo al tennis in buono stato in proiezione di un 2027 nel quale ha tutto per riprendersi quanto mancato nel 2026.

Dovevano essere tre gli italiani al via, ma, per motivi diversi, sono arrivate le rinunce di Luciano Darderi e Matteo Berrettini. A dir la verità, sono usciti dal conto anche diversi possibili ulteriori protagonisti: Blockx, Bublik, Davidovich Fokina, Shapovalov e Vacherot sono tra questi. L’Italia può contare anche su Lorenzo Sonego e Francesco Passaro, ma nelle qualificazioni.

E poi c’è la storia, se vogliamo, quasi romantica: Holger Rune. A un anno dall’infortunio che è andato vicino a comprometterne la carriera, il danese è beneficiario di una wild card (le altre due sono per i locali Elias Ymer e Max Dahlin). Un po’ come voler chiudere il cerchio, per un giocatore che sta cercando di rimettere in piedi un tennis di buon livello e soprattutto i match per risalire un po’ la classifica in attesa di un 2027 più roseo.

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