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Simone Conte: “Mi tuffo con Pelligra da quando ero bambino. L’argento europeo è già alle spalle: guardiamo a nuovi obiettivi”

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Conte Pelligra / LaPresse

Simone Conte è stato ospite di Talent Zone, trasmissione che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, dove ha tracciato un bilancio della stagione appena passata agli archivi, con l’argento conquistato agli Europei di Parigi assieme a Raffaele Pelligra, passando poi a parlare del prossimo futuro.

Conte non guarda la classifica durante la gara: “In realtà in gara solamente io non guardo gli schermi, e Raffaele invece sta là, li guarda, quindi io finita la gara non sapevo di preciso in che posizione stavamo. Ho guardato lo schermo, ho visto secondi e ho detto ‘Vabbè dai, magari ci sta qualche coppia che ci può superare’, e invece alla fine siamo sempre rimasti là e siamo arrivati a fine gara che siamo rimasti là e quindi abbiamo esultato insieme e abbiamo capito che eravamo arrivati secondi“.

Nuova consapevolezza dopo l’argento europeo: “Io in realtà adesso sono passato oltre, anche se sono sempre tanto contento, però sono andato oltre, perché è iniziata la nuova stagione, il nuovo anno, quindi mi sono rimesso, ci siamo rimessi tutti e due sotto a lavorare, abbiamo già iniziato e cerchiamo ovviamente di andare sempre meglio in confronto all’anno precedente“.

La coppia con Pelligra: “Noi ci alleniamo insieme da sempre, diciamo, da quando io avevo 9 anni e lui 7 o 8, adesso non mi ricordo bene, però ci siamo sempre trovati subito bene e mi ricordo che comunque anche quando eravamo piccoli avevamo sempre un bellissimo rapporto, quindi non abbiamo mai avuto discussioni, e in realtà non mi ricordo nessun aneddoto di quando noi due eravamo piccoli“.

L’affiatamento cresciuto col passare del tempo: “Non è iniziato da subito, però è iniziato quando avevamo 14-15 anni, e diciamo che ci hanno scelto perché visto che ci alleniamo con la stessa squadra è più semplice organizzarci con gli allenamenti, e in realtà ci siamo trovati da subito bene, infatti abbiamo fatto già molte gare insieme a livello giovanile, anche a livello assoluto e ci siamo trovati sempre bene, quindi adesso continuiamo noi due“.

L’incontro con i tuffi: “Io ho iniziato a fare questo sport quando avevo 7-8 anni, prima facevo nuoto e un giorno il mio allenatore di nuoto mi ha detto ‘Guarda che entri in acqua in maniera diversa e comunque ti piace tuffarti, stai sempre là sul bordo a tuffarti, perché non provi a fare un corso di tuffi, magari ti piace e continui’, e quindi l’ho detto ai miei genitori, che mi ci hanno subito portato, dopo una settimana, e quando ho provato a fare il corso di tuffi è stato amore a prima vista, perché me ne sono innamorato e ogni giorno non vedevo l’ora di andare agli allenamenti, di stare con gli amici, perché ormai è diventata una seconda famiglia“.

La prima vittoria di peso ai Mondiali Giovanili nel 2024: “Non è stata proprio la prima esperienza, però è stata la prima grande vittoria che abbiamo fatto insieme, soprattutto ci ha legato moltissimo e mi ricordo che dopo l’ultimo tuffo siamo andati dai nostri allenatori e dai nostri amici, abbiamo aspettato fino all’ultimo, finché non uscivano tutti i risultati sul tabellone, perché io ancora non ci stavo credendo, e poi quando sono usciti i risultati possiamo dire che siamo scoppiati“.

Come si affronta un tuffo di coppia? La pressione è diversa da quelli singoli? “Quando ci tuffiamo insieme, dal mio punto di vista è meglio perché penso un po’ meno al tuffo e le cose vanno meglio. La cosa più bella è competere insieme, festeggiare insieme e, invece, se le cose non vanno bene, ci si sostiene a vicenda e ci si sprona per la volta successiva”. 

Conte poi passa a raccontare come ama impiegare il tempo tra un tuffo e l’altro: “Se le gare sono lunghe mi distraggo al telefono, altrimenti se si tratta di una finale importante non guardo lo schermo, mi metto in un angolo, ascolto un po’ di musica e mi scollego dal mondo”.

Ultima battuta su cosa fa il duo azzurro quando deve provare un nuovo tuffo: “La maggior parte delle volte dai 10 metri la paura c’è ma devi trasformarla in adrenalina per fare ancora meglio”. 

CLICCA QUI PER L’INTERVISTA COMPLETA A SIMONE CONTE

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