PallavoloVolley Night
Fabio Vullo: “All’Italia serve qualche ritocco. Giannelli parla nei time-out? De Giorgi ha il suo motivo”
Fabio Vullo è stato l’ospite dell’ultima puntata di Volley Night in onda sul canale Youtube di OA Sport. L’ex palleggiatore di Modena, Ravenna, Treviso, Macerata e della Nazionale ha analizzato quanto avvenuto negli Europei da poco conclusi e che hanno eletto la Polonia come la squadra campione a livello continentale.
Il nativo di Massa ha iniziato la sua analisi da un quadro generale della competizione e degli azzurri: “Abbiamo disputato un buon Europeo, anche perchè avevamo qualche problema fisico e qualche assenza. Sintomo che, anche in questo sport, i giocatori vengono un po’ troppo spremuti e usurati”.
Da un fuoriclasse degli anni ’80 e ’90 una analisi del gioco del 2026: “Penso che la pallavolo ora sia velocissima. Giocare i primi tempi con palla vicina alla rete vuole dire che l’aiuto dei laterali sarà limitato o quasi inesistente. Ovviamente c’è uno studio tattico esasperato e affascinante per cui analizzando tante partite si può anche intuire cosa un alzatore può fare in certi momenti. Con palla vicino a rete il rischio di giocare uno contro uno esiste e sarà così. Non c’è solo l’attacco di primo tempo nella parte centrale, c’è anche la pipe che viene sfruttata con la finta del centrale. In quel caso l’aiuto dei laterali è fondamentale. Tutto comunque dipende dalla velocità di palla e della velocità dei piedi dei laterali di muoversi così rapidamente da aiutare senza perdere di vista l’obiettivo principale, ovvero essere precisi sugli uomini di riferimento. Ora è davvero complicato perchè la palla viaggia davvero velocissima”.
Un parere su Giannelli: “Noi abbiamo perso un quarto di finale contro la Finlandia nel quale Sanguinetti ha fatto la miglior partita dell’Europeo e una delle sue migliori in Nazionale. Non è stato sufficiente. Giannelli ormai da diversi anni non ha più la difficoltà ad alzare un pallone o un altro. La scelta non è fatta sulla serenità del colpo, altrimenti il muro avversario ti massacra. Lui può servire ogni tipo di palla essendo un campione. La differenza la fa la gestione dei giocatori e della partita. In ogni momento. Devi avere una profonda conoscenza dei compagni anche a livello mentale. Giannelli gioca allo stesso modo primi e secondi tempi e segue l’impostazione che vuole dare al match. Un computer vivente in poche parole. Era forse troppo predominante nei time-out rispetto all’allenatore? Sì, ma fa parte di un percorso che hanno fatto insieme alla squadra. Non è la prima volta che lo ha fatto, ma non sta certo a me giudicare questo aspetto. A volte l’allenatore lascia parlare i giocatori in modo da gestirla tra di loro”.
Cosa non è andato nell’Italia? “La pressione di giocare in casa o sulle aspettative? Io ragiono in questo modo: se ho creato queste aspettative vuol dire che mi viene riconosciuta la capacità di poterlo fare. Mentalmente diventa qualcosa di positivo e non un carico. Se inizi a giocare come abbiamo fatto noi, un torneo così lungo, non affrontandolo al meglio delle nostre possibilità. Poi negli ultimi anni abbiamo vinto tantissimo e non è detto che si debba sempre vincere ogni volta. Non penso alla pressione, semplicemente non abbiamo espresso la nostra migliore pallavolo. Siamo i campioni del mondo, con una rosa piena di grandi giocatori e campioni. La gestione? Un atteggiamento diverso ci doveva essere in campo. C’è modo e modo di perdere. Ci sono problemi tecnici e fisici e saranno analizzati da giocatori e staff, ma non mi è piaciuto l’atteggiamento. Mi è dispiaciuto perdere senza una reazione individuale o di squadra. Dal punto di vista emotivo non hanno reagito e sono andati in difficoltà. Fino al match contro la Finlandia non abbiamo avuto problemi, dopotutto nel turno precedente abbiamo affrontato la Danimarca. Al primo scoglio non abbiamo saputo rispondere. Loro sono cresciuti di livello, noi no. Facevano cambio palla in maniera veloce e, anche per quello, giocavano molto più sereni”.
“Abbiamo avuto problemi fisici – prosegue Vullo – e lo sapevamo sin dal via della manifestazione, abbiamo avuto problemi tecnici ma, come detto, siamo i campioni del mondo e lavoreremo su queste cose per migliorare. Da qui a Los Angeles 2028 dobbiamo trovare qualcosa e qualche giocatore che faccia il salto di qualità. Per esempio qualche schiacciatore che ci dia una mano, ma Lavia e Michieletto sono sovraccaricati di lavoro. Dobbiamo dare loro una mano e trovare alternative. Bottolo? Sicuramente è stato utile come Porro, ma deve crescere. Siamo una squadra giovane che ha messo in scena un percorso splendido al quale va dato qualche ritocco”.
Vullo, com’è noto, ha fatto parte della cosiddetta “generazione dei fenomeni italiana”. Cosa avrebbe preso dalla generazione attuale e viceversa? “Penso sia sempre difficile fare paragoni tra il vecchio ed il nuovo. La pallavolo che giocavamo noi aveva riferimenti diversi da quelli attuali. Questi ragazzi sono stati a loro volta fenomeni in un contesto diverso, con diverse agevolazioni in più ma, di pari passo, con un peso enorme in più per altri. Sono mediaticamente molto esposti con una comunicazione rapidissima. Ai miei tempi leggevamo il giorno dopo due righe di commento. Ora no, è tutto diverso. Finito il match negli spogliatoi sanno già cosa è stato detto e scritto online. Anche per questo fare paragoni è complicato. Cosa vorrei prendere da loro? Mi sembra che siano ragazzi sereni e spensierati in una società diversa. Si divertono loro ma fanno divertire anche noi. Non so cosa avrebbero potuto prendere da noi. Non so quanto conoscano il passato di questo sport ma sarebbe fondamentale”.
Il bronzo olimpico di Los Angeles 1984 analizza la pallavolo attuale nel suo complesso: “La pallavolo è cambiata, cambia e cambierà ancora. Sinceramente ero un po’ scettico quando sono state inserite le nuove regole una decina di anni fa, invece mi sono ampiamente ricreduto perchè la pallavolo è diventata più appetibile anche a livello televisivo e più capibile da chi segue lo sport. Ogni tanto cambiare fa bene, bisogna solo stare bene a non snaturare. Per fare un esempio: noi, ai nostri tempi, ci siamo allenati ore e ore su diversi fondamentali che, invece, ora vengono allenati in maniera molto diversa. Stiamo andando verso una pallavolo per tutti se così si può dire. Rischio di impoverimento tecnico? Forse c’è, come è successo negli anni scorsi per alcune concessioni difensive, ma penso sia superabile ampiamente. Una decina di anni fa c’è stata una crescita importante a livello fisico ma, a mio parere, la tecnica si è adeguata con il passare del tempo”.
Vullo è sempre stato riconosciuto come un elemento molto carismatico e incisivo in allenamento: “Credo ci sia all’interno di ogni squadra anche più di uno. Punti di riferimento con modi di esprimersi diversi l’uno dall’altro. Quello che facevo io o i giocatori che facevano come me era chiedere il massimo a sè stesso ed ai compagni. Oggi forse lo fanno di meno ma è normale che sia così anche se una leadership viene sempre espressa”.
