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Scherma

Scherma, il futuro della spada maschile è azzurro? L’Italia avanza con i nati del XXI secolo e nessuna nazione tiene il passo

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Matteo Galassi
BIZZI/Federscherma

Le competizioni di primo livello della scherma stanno raggiungendo le proprie fasi cruciali. Gli eventi con le medaglie in palio, ovvero Europei e Mondiali, andranno in scena nel cuore di giugno e al termine di luglio. Cionondimeno, essendo passata in archivio la quasi totalità degli appuntamenti di Coppa del Mondo e Grand Prix, è possibile, dove vi sia l’opportunità, lanciarsi in analisi che superino la banale enunciazione dei risultati.

Riguardo alla spada maschile, c’è un dato che balza all’occhio, se si ha la voglia e la capacità di approfondire. Nella stagione corrente non c’è una nazione che, come l’Italia, possa dire di aver portato sul podio in appuntamenti di primo livello un numero così elevato di spadisti nati nel XXI secolo.

Nella spada maschile, sono 18 gli atleti capaci di raggiungere almeno una semifinale nel 2025-26. Di essi, 7 sono venuti al mondo dal 2001 in poi. Ebbene, ben 3 di loro sono italiani. Si tratta di Davide Di Veroli (classe 2001), Simone Mencarelli (prodotto del 2003) e Matteo Galassi (che ha visto la luce nel 2005).

Gli altri quattro sono l’egiziano Mohamed El Sayed, l’unico ad aver vinto, ma anche uno dei più precoci in assoluto, avendo già al collo il bronzo olimpico di Parigi 2024; lo svizzero Ian Hauri; l’israeliano Dov Ber Vilensky e il francese Paul Fortin. Tuttavia, gli ultimi due citati hanno ottenuto un podio estemporaneo. Altri hanno un rendimento più consistente e strutturato.

È un fatto estremamente interessante, quello appena esposto, che dimostra come l’equipe diretta dal commissario tecnico Diego Confalonieri sia dotata di qualità e quantità. Un fertile sottobosco dal quale potrebbero erompere rigogliosi alberi, capaci di svettare rispetto a tutti gli altri. Ci sarà bisogno di tempo e pazienza.

Basterà concedere l’una e l’altro. Dopotutto, la spada è l’arma dalla longevità agonistica più elevata, come testimoniato dal fatto che quest’anno un paio di trentacinquenni stanno vivendo la miglior stagione della loro carriera. Domandare a Tristan Tulen e Ruslan Kurbanov delucidazioni al riguardo.

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