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Roland Garros 2026: Luciano Darderi con fiducia verso il torneo che finora non gli è stato amico
In tanti l’hanno scoperto con la semifinale al Foro Italico di Roma, ma Luciano Darderi stava caricando le batterie per questo, in un certo senso, da un po’. Del resto la progressione del suo 2026 parla chiaro: ottavi agli Australian Open, finale a Buenos Aires, vittoria a Santiago del Cile, e soprattutto penultimo atto proprio agli Internazionali.
Quasi tutti risultati sul rosso, certo, ma è soprattutto l’ultimo a fare rumore. Soprattutto per la qualità degli avversari battuti: non capita tutti i giorni di avere una sequenza Paul-Zverev-Jodar da poter raccontare. Poi, certo, contro Casper Ruud è arrivato senza più forze, ed è rimasto in campo solo per cercare di allungare il più possibile un match segnato fin dal primo quindici. Ma le speranze, quelle sì, per il Roland Garros si alzano. Soprattutto con l’ausilio della testa di serie numero 15.
Eppure la storia del classe 2002 a Parigi non è proprio il massimo della vita. Dal 2023 a oggi, infatti, vanta un’unica vittoria sui campi del secondo Slam dell’anno. Nel 2023 perse nel primo turno delle qualificazioni contro l’argentino Facundo Bagnis, ma non era ancora favorito contro di lui per i tempi. Nel 2024, invece, il successo sull’australiano Rinky Hijikata prima dello stop contro l’olandese Tallon Griekspoor. Nel 2025, invece, a batterlo fu l’americano Sebastian Korda, in quattro set e in una delle occasioni in cui il figlio di Petr ha mostrato le doti di talento che, a sprazzi, riesce a tirar fuori.
Questo 2026, però, è una sfida del tutto nuova. Sarà lui quello da battere, almeno fino al terzo turno. Poi, dal quarto in avanti, inizieranno i problemi. I giocatori di maggior grido, quelli complessi, quelli contro cui c’è da portare a casa di forza ogni punto. Una cosa che per Darderi è quasi abituale, per lo stile di gioco di ha. Eppure una cosa che, oggi più che mai, gli tornerà più che utile. Adesso sta provando a mantenere l’onda lunga della forma che ha in quel di Amburgo. I primi segnali sono buoni, resta da vedere quali saranno quelli successivi.
