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Olimpiadi 2030, perché la combinata nordica viene difesa a spada tratta e il gigante parallelo di snowboard ignorato?
La scorsa settimana è stato raccontato di come la Francia abbia effettuato una “levata di scudi” in difesa della combinata nordica, disciplina che rischia di essere esclusa dal programma dei Giochi Olimpici 2030. La petizione, lanciata da un dirigente sportivo di carattere regionale, ha ricevuto un inatteso supporto da molte stelle dello sport transalpino, compresi vincitori di medaglie d’oro in ambito estivo.
Leggende dell’agonismo d’Oltralpe si sono spese per difendere la combinata nordica, che ha ricevuto attestati di solidarietà anche da parte di fuoriclasse di disciplini affini. Insomma, c’è chi sta facendo pressioni sul Cio, affinché mantenga nel contesto dei Giochi una disciplina in crisi di popolarità, competitività e credibilità, ma presente sin dal 1924.
Viceversa, nulla si sta muovendo sul fronte snowboard, dove il Comitato olimpico internazionale ha messo nel mirino il gigante parallelo, ossia il PGS per usare l’acronimo anglosassone (Parallel Giant Slalom). A giugno, bisognerà fare una scelta. Mantenerlo nel programma dei Giochi 2030, oppure porre fine a un’esperienza nata nel 1998. Ci sono atleti, come Ester Ledecka, che hanno lanciato il grido d’allarme nelle scorse settimane, senza tuttavia ricevere lo stesso supporto ottenuto dalla combinata nordica.
Le ragioni sono molteplici. In primis, per quanto sgangherata e spesso inconcludente, la comunicazione della combinata nordica sta martellando da anni riguardo la propria necessità di essere salvata. Chi di dovere, pur con tutti i limiti del caso, si è reso conto di essere sull’orlo del baratro e ha cominciato a muoversi di conseguenza. Non da qualche mese, bensì dal 2023.
In seconda istanza, quando si parla di “rimuovere la combinata nordica”, si discute dell’esclusione di un intero sport. Al contrario, nell’ambito dello snowboard, si sta semplicemente valutando se eliminare una specialità. Se si volesse usare una metafora molto cruda, sarebbe la stessa differenza che intercorrerebbe tra un’eutanasia e l’amputazione di un arto.
In terza battuta, c’è un discorso legato al pregresso. Come detto, la combinata nordica è sempre stata presente nel programma dei Giochi olimpici invernali. Dal 1924 al 2026 non è mai mancata all’appello. Eliminarla, significherebbe togliere un autentico pezzo di storia e di tradizione dalla manifestazione a Cinque cerchi. Dimenticare le tradizioni, nello sport come nella vita, equivale a rinunciare alla propria identità. Lo snowboard, invece, è entrato nella famiglia olimpica nel 1998. Ci sono tre quarti di secolo di storia in meno.
In quarto luogo, bisogna essere onesti. Fra gli ambiti dello snowboard, il gigante parallelo è quello che “tira” meno. Lo snowboard è estremamente popolare a livello globale (molto più di quanto venga percepito alle nostre latitudini), ma grazie ad altre specialità. Su tutte l’halfpipe e il big air, con lo slopestyle subito a ruota. I grandi personaggi della tavola, a livello planetario, sono (o sono stati) Shaun White, Zoi Sadowski-Synnott, Max Parrot, Kelly Clark, Ayumu Hirano, Mark McMorris, Torah Bright e Scotty James.
D’altronde, è tra halfpipe e big air che si ritrova il mondo. L’Europa è addirittura il quarto continente in termini di forza, surclassata non solo da Nord America e Asia, ma anche dall’Oceania, nonostante questa sia composta da soli due Paesi (Australia e Nuova Zelanda, entrambi però dotati di rider estremamente competitivi e, soprattutto, popolari).
In conclusione, la potenziale uscita del PGS non può essere assimilata a quella della combinata nordica. In quest’ultimo caso si ipotizza la soppressione di un intero sport dalla tradizione secolare. Se si parla del gigante parallelo, si valuta di tagliare quello che – a torto o a ragione – viene considerato dal Cio un ramo secco di un albero rigoglioso, quello dello snowboard.
