Internazionali d'ItaliaTennis
L’INDOMITO LUCIANO! Darderi vince per sfinimento una clamorosa battaglia con Jodar e vola in semifinale a Roma!
Succede di tutto al Foro Italico di Roma. Il profondo ritardo, l’interruzione per i fumi dell’Olimpico, una sfida che sfonda i limiti della decenza oraria. Ma, alla fine, quando la maggior parte della Capitale dorme, ce n’è un’altra che esulta. Quella che vede Luciano Darderi arrivare in semifinale agli Internazionali d’Italia, battendo in una sfida lottata, folle, a tratti drammatica, il giovane spagnolo Rafael Jodar per 7-6 (5) 5-7 6-0 in tre ore e 8 minuti. Resta da capire in quali condizioni il classe 2002 riuscirà a tornare in campo contro uno dei signori del rosso di questa epoca, il norvegese Casper Ruud, ma intanto il risultato raggiunto fa capire una volta di più la sua insana voglia di riuscire a spingersi oltre qualsiasi limite.
Pronti via, ed è Darderi il primo a mettere il naso avanti con un bel break a 15, proprio nel momento in cui si capiscono già i primi crismi di questa sfida: scambi duri, Jodar che tenta di far prevalere il suo dritto e l’italiano che, dal canto suo, conta sulle sue doti di difesa e poca voglia di mollare. La lotta prosegue molto intensamente, e ci sono diversi scambi interessanti, fino però a un game nel quale Darderi sbaglia leggermente di più rispetto al solito: arriva il controbreak da parte di un volitivo Jodar.
Nel frattempo, qualcosa di molto sinistro accade: i fumi provocati dai fuochi d’artificio della finale di Coppa Italia, giocata a neanche un chilometro di distanza, allo Stadio Olimpico, iniziano ad arrivare inevitabilmente sul Centrale. Risultato: mentre Jodar annulla una palla break con lo schema servizio-dritto sul 4-4 e si verificano scambi strepitosi, sul Foro Italico si addensa un nebbione stile “Smoke on the Water” dei Deep Purple. La situazione è tale che il controllo elettronico smette di funzionare sul 6-5 e 0-15 tutto per Jodar e si deve sospendere tutto per il tempo di rimettere a posto il sistema. Il che, comunque, non salva nessuno da una puzza micidiale. 18 minuti e mezzo e un nuovo riscaldamento dopo, si riparte. Darderi riesce ad arrivare al tie-break, ma sull’1-1 commette un doppio fallo, poi Jodar manda fuori il dritto e quindi un minibreak per parte. Dal 2-2 arrivano tre punti in fila di un ottimo Jodar, che però viene rimontato dal classe 2002 in versione lottatore puro, che arriva su qualsiasi palla e che costringe il madrileno a sbagliare più di una volta. Si ribalta tutto e da 2-5 è 7-5 Darderi.
Il secondo set parte benissimo per l’uomo nato nel 2002 a Villa Gesell, ma che da sempre gareggia per l’Italia: il parziale complessivo diventa di 11 punti in fila, Jodar prova a rientrare, ma alla fine, come già all’inizio, è lui il primo a dover subire il break. Il madrileno, però, di chance di rientro immediato se ne procura tre consecutive (0-40), tutte annullate da Darderi. Il continuo di difesa, continuità, palle difficili proposte da Luciano al giovane spagnolo fa sì che questi veda aumentare in maniera consistente gli errori: il punteggio arriva fin sul 3-0 0-30, poi una palla che rimane dentro di uno spazio infinitesimale significa 15-40. C’è, certo, anche un errore in larghezza minimale di Darderi, ma buona parte dello sforzo lo fa Jodar per tirarsi fuori dalla buca. Non solo: complice anche un doppio fallo di Luciano, sul 3-1 è 0-40, arriva la gran risposta di dritto ed è 3-2. Paura? Nessuna: con un gran contropiede di dritto arriva un 15-40, dal quale però risale molto forte Jodar per il 3-3. Dopo un paio di game quasi interlocutori, e l’elicottero destinato all’Olimpico che continua a far innervosire un po’ tutti, Darderi deve salvare uno 0-30 e un game ai vantaggi, ma lo salva. E, sul 5-4, arriva anche il match point, cancellato però da un gran schema prima-dritto di Jodar, che però manda subito dopo una volée in rete da breve distanza. Luciano, però, sbaglia il rovescio lungolinea tirato per giocare il vincente. E, nel game successivo, è il madrileno che piazza il break ai vantaggi dopo fasi davvero tese. Con rapidità, poi, è 7-5: all’1:20 di Roma si va a giocare un terzo set. Il che, al di là di ogni cosa, ha del surreale.
Si ricomincia con un durissimo secondo game da ben sei palle break per Darderi, che se ne vanno tutte mentre il pubblico (o meglio, ciò che ne rimane) fa fatica a contenersi, tanto che il giudice di sedia Manuel Messina flirta più volte con la riproposizione del “Ma che te strilli” che lo ha reso famoso. Dopo quasi 15 minuti di lotta totale, furiosa, Luciano fa il break e chiede subito dell’acqua, esausto com’è (e, decisamente, non è l’unico). Tra servizio tenuto, richiesta di sali e di incordare una racchetta, all’1:50 è 3-0 con ancora circa 4500 persone coraggiosamente rimaste sulle tribune del Centrale, che ancora a mezzanotte era strapieno. Se per Darderi ci può anche essere, forse, un piccolo accenno di crampi, Jodar non sta tanto meglio: lamenta dei guai alla gamba destra, sul 30-40 commette il suo primo doppio fallo e, allo scoccare delle tre ore di match, l’italiano è sul 4-0, che diventa rapidamente 5-0 con lo spagnolo ormai incapace di sostenere scambi lunghi. Tutto questo è solo di aiuto per Darderi, che trova il modo di chiudere velocemente una partita infinita. E, alle 2:02, Roma ha il quarto diverso semifinalista italiano dal 2021 a oggi (quale dei due oggi sia è lecito domandarselo).
Le statistiche sono di quelle quasi nostalgiche, che riportano a cos’è stato, e per certi versi a cosa ancora è, il tennis da terra rossa nel più vero e puro senso della parola. 31-58 il rapporto vincenti-errori gratuiti di Jodar, 17-44 quello di Darderi, che in questa specie di totale surrealismo capitolino va a prendersi anch’egli un pezzo di storia del tennis italiano.
