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Jasmine Paolini al Roland Garros 2026 per ritrovare se stessa

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Jasmine Paolini
Jasmine Paolini / LaPresse

Nel 2019 fu il suo primo torneo dello Slam giocato in tabellone principale. Quest’anno, all’ottava partecipazione consecutiva, Jasmine Paolini ha un gran bisogno del Roland Garros per risollevare i propri destini, non certo favoriti da un inizio di stagione che le è stato men che amico. Nessun torneo vinto e, nei sei 1000 finora giocati, al massimo gli ottavi di finale. Il tutto corredato dall’uscita dalla top ten, per la prima volta dopo 101 settimane.

Per la toscana il torneo transalpino è stato un saliscendi di emozioni. Nel 2017 e nel 2018 uscì nel primo turno delle qualificazioni, prima contro l’americana Bethanie Mattek-Sands (che ancora alternava tra singolare e doppio; basti vedere il tabellone cadetto di quell’anno per capire quante giocatrici del tempo sono diventate campionesse o ottime giocatrici anni dopo), poi contro la russa Vitalia Diatchenko.

Nel 2019, invece, ce la fece, salvo cedere a Daria Kasatkina che allora mai avrebbe pensato di dover cambiare nazionalità sportiva passando dalla sua Russia in quota Australia: le vicende del mondo hanno enormemente inciso. Nel 2020 secondo turno contro Petra Kvitova, ma dimostrò contro la ceca che del buon sottobosco già c’era nonostante il 6-3 6-3. Nel 2021 stop ancora al secondo turno contro la greca Maria Sakkari, che poi si divorò letteralmente l’ingresso in finale, nel 2022 un primo turno-trappola con la rumena Irina-Camelia Begu finito male al tie-break lungo del terzo set, poi, nel 2023, stop di nuovo al secondo turno con la serba Olga Danilovic.

Quindi, nel 2024, il volo. Uno lungo, chiamato finale, con vittorie tutte ben diverse tra loro: Saville, Baptiste, Andreescu, Avanesyan, prima di un quarto interpretato straordinariamente contro la kazaka Elena Rybakina e della semifinale con l’ancora emergente russa Mirra Andreeva. Certo, in finale ci fu Iga Swiatek. E quella era una versione della polacca praticamente imbattibile (salvo quel che quasi riuscì a fare Naomi Osaka al secondo turno). L’anno dopo, però, le cose furono diverse: primo turno complicatissimo più del dovuto con la cinese Yue Yuan, poi tutto tranquillo con Tomljanovic e Starodubtseva, infine i match point mancati contro Elina Svitolina in una lotta durissima. Che, sia chiaro, non segnò la stagione di Jasmine, perché poi sarebbe arrivata una valida seconda parte di anno. Sicuramente, però, non gradì. Ed è dir poco.

In tutto questo, poi, ci sono state anche le soddisfazioni in doppio, dove nel 2024 c’è stato l’ingresso in finale e nel 2025 è arrivato il titolo. Tutto assieme a Sara Errani, che l’ha portata a essere di classe mondiale anche in questa specialità, in un crescendo che le ha portate sempre più in alto in termini di gioie. Enormi.

Adesso, però, il momento è un altro. Per la prima volta da parecchio tempo Paolini arriva a fari spenti a Parigi, con l’obiettivo però di riprendersi qualcosa. E di sperare, perché no, di non ritrovarsi per l’ennesima volta nel lato di Aryna Sabalenka. Un fatto, questo, che è avvenuto con sconcertante puntualità praticamente a ogni sorteggio dell’anno. Al di là di questo, indubbiamente le servirà tornare ad avere qualche partita di buon livello per entrare in forma e poi, chissà, riuscire a ritrovare una fiducia che un mese e mezzo fa pareva distrutta.

Ecco: del fattore temporale bisogna parlare. A Stoccarda si era vista una Paolini davvero giù di corda, fino alle lacrime versate in campo. Il dopo è stato qualcos’altro: a Madrid già si vedeva più convinzione, al di là del fatto che l’americana Hailey Baptiste la sconfisse nel bel mezzo di un momento di grazia che non è difficile si possa rivedere anche in futuro. E a Roma è giunta la battaglia con Elise Mertens. Proprio con la belga si è capito che Jasmine, seppur in chiara ripresa, ancora non è la Jasmine che siamo stati abituati a vedere per certa misura. Chiaro, i tempi e le cose cambiano, evolvono. Però chissà: sarebbe bello poter ritrovare una versione della toscana in grado di far ancora una volta gioire. E riportarle quel sorriso che l’ha sempre distinta agli occhi del mondo tennistico.

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