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Jannik Sinner cauto: “So che mi aspettano match duri al Roland Garros. Normale che mi studino”

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

Jannik Sinner a tutto campo in conferenza stampa prima del suo esordio al Roland Garros, che avverrà martedì in orario da definire contro il francese (wild card) Clement Tabur. Il classe 2001 di Sesto Pusteria ha raccontato alla stampa numerose questioni legate al tennis, al tornare in terra francese e a quel che sta accadendo tra giocatori e Slam.

Così il numero 1 del mondo sul periodo tra Roma e Parigi: “Sono andato dai miei genitori alcuni giorni, sono stato lì e sono arrivato ieri. Ho provato a recuperare un po’. Spero di essere pronto per il match di primo turno. Questo è stato un periodo davvero lungo, ma positivo. Sono fortunato a essere in questa posizione. Penso sia sempre meglio essere in una posizione in cui vinci, ma inizi a essere stanco rispetto a quando ti senti bene, ma inizi a perdere un paio di volte. Cerco di avere un buon bilanciamento sui campi di allenamento e di essere pronto per il primo turno. Sono molto contento di tornare qua, è un torneo speciale fin dalla prima volta in cui l’ho giocato. Ma anche il fermento ti aiuta a trovare un po’ più di energia durante il torneo“.

A proposito degli avversari e delle contromosse contro di lui: “Chiunque ci prova, ma è anche la cosa più normale, bisogna essere pronti. Nei match tre su cinque è un po’ diverso, c’è un po’ più di tempo per capire come battere un giocatore e anche se parti male puoi trovare un modo. Vediamo. Sono sicuro che avrò match duri, cerco di concentrarmi su me stesso“.

Sulla questione dei 15 minuti a conferenza stampa come forma di protesta (che, va detto, più dei top player riguarda chi è più in basso): “Molti giocatori lo stanno facendo. Non è nulla contro i giornalisti, siamo felici di fare quello che dobbiamo. Semplicemente limitiamo. Tentiamo di metterci in una posizione nella quale abbiamo un piccolo diritto di parola. Penso sia giusto farlo. Come ho detto a Roma, abbiamo atteso un anno per avere una piccola risposta. Noi ci stiamo provando a far partire qualcosa“. E poi sulle intenzioni future dei giocatori: “Sono tutti molto connessi ed è qualcosa di positivo, perché senza di noi i tornei non si possono giocare. Si tratta più del rispetto. Quando dobbiamo aspettare più di un anno per una risposta non è bello. Allo stesso tempo si parla solo del prize money, ma il discorso è anche della pensione, che è un tema importante perché dopo il tennis speriamo di averla. E si parla anche di chi prende decisioni: ora tre Slam su quattro iniziano alla domenica, ma non sappiamo se vogliono iniziare di sabato o di venerdì. Vorremmo esserci anche noi nella conversazione. Vediamo come gli altri Slam reagiranno e decideremo“.

Sul tema delle parole di Medvedev circa l’abilità offensiva di Sinner: “Penso di essere un giocatore che gioca parecchio secondo le proprie sensazioni. Se sento che un colpo va, non ci penso su due volte. Penso sia sempre più importante andare lungolinea, cambiare direzione per primo a seconda di chi hai davanti“.

Se non fosse stata Roma, ma un torneo fuori dall’Italia, l’avrebbe saltato? “Difficile dirlo. Sicuramente essere in Italia è stata una motivazione extra. Era l’unico Masters 1000 che mi mancava ed era una motivazione in più. Allo stesso tempo, con questi eventi più lunghi, se non ne giochi uno non è più una sola settimana, ma sono due fuori ed è un tempo molto lungo. Senza giocare Roma sarebbero state tre settimane, e in più devi contare quando perdi a Madrid, potenzialmente sono quattro settimane. Devi venire qui con un buon numero di partite sulle gambe. Dico che avrei giocato lo stesso“.

Tornare dopo il 2025: “Feeling speciale. Anno dopo anno il torneo è stato migliore, l’anno scorso ci sono andato vicino. La connessione con il pubblico è molto bella. Ci sono un sacco di bambini e mi piace tanto vederli. Bello vedere questo, le scale che salgono. Sono sempre con sensazioni molto positive“.

E poi alla stampa italiana: “Di sicuro guardi sempre il tabellone, sapendo che si può aprire. Ci sono partite lunghe, non sai mai come uno reagisce. Però sono una persona che sta tanto sul presente o sull’avversario in quel giorno lì. Mentalmente so chi c’è dopo, ma è un secondo problema, quello principale è sempre di una giornata alla volta. Anche quando abbiamo il giorno di allenamento non penso alla partita di domani, siamo tutti i giorni con la mentalità da torneo quindi spendi tante energie. Ognuno però ha una posizione diversa“.

Sul tema della pressione (e anche del caldo): “Fa abbastanza caldo, se giochi di giorno la palla va di più. Devi guardare tutti e due i lati. Da un lato fa caldo, dall’altro è abbastanza adatto al mio gioco, si può servire bene, la palla rimbalza, ci sono tante cose positive. Credo che la cosa più importante sia stare bene mentalmente, l’ho sempre detto in tutti i tornei. La mente può darti una grande mano, anche fisicamente. Abbiamo ancora 4 giorni in cui ci possiamo preparare, speriamo faccia tanto caldo proprio ora così mi abituo. Anche a Indian Wells mi sono sentito bene quando faceva caldo, adesso vediamo. Ora guardiamo al primo turno, e poi turno dopo turno“.

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