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Tennis

Guy Forget polemico sulla protesta dei giocatori contro gli Slam: “Nessun lavoratore riceve aumenti del 15% ogni anno”

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Centrale Roland Garros Olimpiadi
Centrale Roland Garros Olimpiadi / LaPresse

A due settimane dal via del Roland Garros, il tema che agita il circuito non riguarda soltanto la corsa al titolo sulla terra rossa di Parigi. Sul tavolo c’è soprattutto la crescente tensione tra i giocatori e gli organizzatori degli Slam, accusati da una parte del circuito di non redistribuire in maniera sufficientemente equa gli introiti generati dai tornei. E l’ipotesi di una protesta clamorosa, fino al boicottaggio, non appare più remota.

Negli ultimi giorni, dopo le prese di posizione di Aryna Sabalenka e Coco Gauff, anche Jannik Sinner ha affrontato pubblicamente la questione, denunciando le disparità economiche che, a suo dire, caratterizzano il sistema dei premi nei quattro Major. Il numero uno azzurro non ha escluso iniziative forti da parte dei giocatori per ottenere maggiore peso nelle trattative con gli organismi che governano il tennis mondiale.

Uno scenario che Guy Forget respinge con fermezza. L’ex capitano della Francia di Coppa Davis ed ex presidente del torneo parigino, intervenuto a Tennis Actu, ha criticato apertamente le rivendicazioni di una parte del circuito, difendendo il modello economico degli Slam e in particolare quello del Roland Garros.

Forget ha ricordato anzitutto la crescita costante del prize money negli ultimi anni, sottolineando come il torneo parigino abbia ormai raggiunto cifre record. “È un torneo che dura quindici giorni e i giocatori guadagneranno tra gli 80.000 e i 90.000 euro anche solo per perdere al primo turno», ha dichiarato. «Il giocatore più mediocre guadagnerà quella cifra anche solo per perdere, magari 6-1, 6-1, in 45 minuti, il tutto sapendo che il montepremi aumenta di quasi il 15% ogni anno“.

Per l’edizione 2026, il Roland Garros distribuirà infatti 61,7 milioni di euro complessivi, con 2,8 milioni destinati ai vincitori del singolare maschile e femminile. Un incremento che, secondo Forget, dimostra già lo sforzo economico degli organizzatori.

L’ex numero 4 del mondo ha poi allargato il discorso al rapporto tra giocatori e tornei, accusando alcuni protagonisti del circuito di avere pretese ormai fuori scala rispetto alla crescita reale del movimento. “Conoscete molti lavori in cui i dipendenti ricevono un aumento del 15% ogni anno? È fantastico!“, ha osservato. “E invece di dire: ‘Siamo grati perché da 10 anni il montepremi è più che raddoppiato, è straordinario, godiamocelo, promuoviamo il nostro sport, siamo fortunati ad essere qui con un ottimo strumento e con un tennis che sta andando bene’, beh no, pensiamo che non sia abbastanza e che dovremmo guadagnare sempre di più, di più, di più…“.

Ma il passaggio più duro riguarda proprio l’eventualità di una protesta organizzata dai giocatori durante gli Slam. Forget considera l’idea di un boicottaggio poco credibile e, soprattutto, controproducente per gli stessi tennisti. “Il torneo è più grande di qualsiasi giocatore“, ha detto senza mezzi termini. “Se qualcuno ha il desiderio o la stravagante idea di boicottarlo, è libero di farlo, ma posso assicurarvi che la gente continuerà a comprare i biglietti e a venire al Roland-Garros perché è una festa, un luogo leggendario, il tempio della terra battuta“.

Nella lettura dell’ex dirigente francese, il potere contrattuale degli Slam resta infatti superiore a quello delle singole star del circuito. Una convinzione che ridimensiona la minaccia avanzata da alcuni giocatori e che fotografa una frattura sempre più evidente tra le esigenze economiche degli atleti e la posizione degli organizzatori dei grandi eventi.

Forget, infine, ha insistito anche sul livello dei compensi percepiti dai giocatori eliminati nelle prime fasi del torneo, quasi a voler smontare la narrativa di un sistema penalizzante per la base del ranking. “Penso che nove giocatori su dieci siano piuttosto contenti di venire, superare un turno e intascare 150.000 euro per poi perdere al secondo turno. Sono ben pagati per due giorni di lavoro“.

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