CiclismoGiro d'ItaliaStrada
Giro d’Italia 2026: avvio dalla Bulgaria. Storia delle partenze dall’estero
L’evento più atteso dell’anno è ormai alle porte. Sta per scattare l’avventura che scriverà una nuova indimenticabile pagina di una magnifica storia sempre attuale e sempre pronta a rinnovarsi in base all’evolvere dei tempi. Inizia venerdì 8 e si concluderà domenica 31 maggio il Giro d’Italia 2026.
La Corsa Rosa, giunta all’edizione numero 109, rinnova per la seconda volta consecutiva l’appuntamento con la Grande Partenza dall’estero e per farlo sceglie la Bulgaria, paese che ospiterà le prime tre tappe prima del ritorno in Italia. Sarà la prima tappa Nessebar-Burgas di 147 chilometri a dare ufficialmente il via alla gara.
Quella della partenza fuori dai confini nazionali rappresenta una scelta inaugurata nel 1965 quando la sede prescelta fu San Marino e che quest’anno si rinnova per la sedicesima volta. Un rapido e puntuale excursus conduce alla partenza dal Principato di Monaco del 1966, a quella di Verviers in Belgio nel 1973 e a Città del Vaticano 1974.
Un salto temporale lungo ventidue anni conduce ad una scelta profondamente legata alla storia dello sport. Nel 1996 il Giro parte da Atene per il centenario dei Giochi Olimpici dell’era moderna. Il 1998 è la volta di Nizza, mentre il legame con la storia si rinnova in altre due circostanze: nel 2002 si parte da Groningen e si passa per le nazioni del Trattato di Roma 1957, data di nascita della moneta unica europea; nel 2006 la gara scatta invece da Seraing in Belgio per commemorare il 50° anniversario della tragedia di Marcinelle.
Dal 2010 al 2018 il via della Corsa Rosa dall’estero assume cadenza biennale: nel 2010 la sede prescelta è Amsterdam, nel 2012 la gara scatta da Herning in Danimarca, nel 2014 da Belfast in Irlanda del Nord, nel 2016 da Apeldoorn nei Paesi Bassi e nel 2018 da Gerusalemme. Le ultime due partenze dall’estero risalgono al 2022 con Budapest e al 2025 con Durazzo.
La grande novità del 2026 è rappresentata dal via in terra bulgara, nazione che ospita per la prima volta il via della Corsa Rosa. Se i traguardi di Burgas e Sofia sembrano disegnati per l’arrivo del gruppo a ranghi compatti con il duello tra i velocisti, la seconda tappa, la Burgas-Veliko Tarnovo di 221 km può creare più di un’insidia. I corridori affrontano un tracciato che propone un dislivello di 2600 metri: la salita verso il monastero di Lyaskovets, terza categoria di 3,5 km al 7,5% di pendenza media, e lo strappo finale con ciottolato, possono rappresentare il terreno propizio per le prime scaramucce tra i candidati alla classifica generale.
